XVIII. La perfetta Rinuncia

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

1. Arjuna disse: O Signore dalle braccia possenti, vorrei conoscere lo scopo della rinuncia e quello dell'ordinazione dei rinuncianti, o uccisore del demone Keshi, o Hrishikesha.
2. Il Signore Beato disse: Abbandonare i frutti di ogni azione è ciò che i saggi chiamano rinuncia.
3. Alcuni eruditi affermano che si deve abbandonare ogni azione interessata, mentre altri sostengono che gli atti di sacrificio, di austerità e di carità non devono mai essere abbandonati.
4. O migliore dei Bharata, ora ascolta da me la natura della rinuncia. O tigre tra gli uomini, le Scritture menzionano tre tipi di rinuncia.
5. Non si deve rinunciare agli atti di sacrificio, di austerità e di carità; bisogna senz'altro compierli. In realtà, i sacrifici, le austerità e la carità purificano persino le grandi anime.
6. Tutte queste pratiche devono essere compiute senza aspettarsi alcun risultato. Devono essere compiute soltanto per dovere, o figlio di Pritha. Questa è la Mia opinione conclusiva.
7. Non si deve mai rinunciare al dovere prescritto. Se nell'illusione l'uomo abbandona il dovere prescritto, la sua rinuncia è sotto l'influenza del tamas.
8. Colui che, per paura o ritenendolo difficile, abbandona il dovere prescritto, è sotto l'influenza del rajas. Un atto simile non conduce mai alla elevazione che si ottiene con la rinuncia.
9. Ma la rinuncia di colui che compie il dovere prescritto soltanto perché deve essere compiuto, senza alcun attaccamento ai frutti delle sue attività, deriva dal sattva, o Arjuna.
10. Coloro che sono situati nel sattva, che non odiano l'azione sfavorevole né si attaccano all'azione favorevole, non hanno dubbi sull'agire.
11. In realtà è impossibile per l'essere incarnato rinunciare a ogni azione. Perciò si dice che pratica la vera rinuncia colui che rinuncia ai frutti dell'azione.
12. Il triplice risultato delle azioni, desiderabile, indesiderabile e misto, attende, dopo la morte, l'uomo che non ha praticato la rinuncia. Ma coloro che hanno compiuto il distacco non dovranno godere né soffrire di tale risultato.
13-14. O Arjuna dalle braccia potenti, ascolta da Me i cinque fattori dell'azione. Sono descritti dalla filosofia sankhya come: il luogo dell'azione, la causa, i sensi, le funzioni vitali e il destino.
15. Qualsiasi azione, buona o cattiva, che l'uomo compie con il corpo, la mente o la parola, è causata da questi cinque fattori.
16. Perciò, colui che crede di essere il solo ad agire, senza considerare i cinque fattori dell'azione, non è certo molto intelligente ed è incapace di vedere le cose così come sono.
17. Colui che non è motivato dall' ego e la cui intelligenza non è condizionata, anche se uccidesse in questo mondo, non uccide. E i suoi atti non lo legano mai.
18. La conoscenza, l'oggetto della conoscenza e colui che conosce sono i tre fattori che provocano l'azione. I sensi, il movimento e l'agente formano la triplice base di ogni azione.
19. In accordo con le tre influenze della natura materiale, ci sono tre tipi di conoscenza, di azioni e di autori. Ascolta mentre te li descrivo.
20. Quella conoscenza che permette di distinguere in tutte le esistenze una natura spirituale unica, eterna, indivisa nella molteplicità, è sotto l'influenza del sattva.
21. Ma quella conoscenza che ci fa percepire l'esistenza di esseri di natura differente nei diversi corpi, è sotto l'influenza del rajas.
22. E quella conoscenza meschina e cieca all'evidenza della verità, per cui un solo oggetto sembra valere più del tutto, è dominata dalle tenebre dell'ignoranza, o tamas.
23. L'azione dettata dal dovere, compiuta senza attaccamento, senza attrazione, né avversione, da colui che ha rinunciato ai suoi frutti, è sotto l'influenza del sattva.
24. Ma l'azione compiuta con grande sforzo da colui che mira all'appagamento dei desideri, motivata dall' ego, è sotto l'influenza del rajas.
25. E quella azione compiuta nell'incoscienza e nell'illusione, senza considerare le conseguenze o l'incatenamento che comporta, che fa violenza agli altri o che è irrealizzabile, è sotto l'influenza del tamas.
26. Chi agisce libero da ogni attaccamento materiale e dall' ego, entusiasta, risoluto e indifferente al successo come al fallimento, è sotto l'influenza del sattva.
27. Ma chi agisce attaccandosi ai frutti del suo lavoro e desidera goderne con passione, che è avido, invidioso, impuro, trasportato dalle gioie e dai dolori, è sotto l'influenza del rajas.
28. E chi è senza disciplina, volgare e presuntuoso, falso, disonesto, pigro, sempre triste, che rimanda continuamente all'indomani, è sotto l'influenza del tamas.
29. Ascolta ora, o conquistatore delle ricchezze, mentre ti descrivo nei particolari i tre tipi d'intelligenza e di determinazione, secondo le tre influenze della natura materiale.
30. O figlio di Pritha, quell'intelligenza che permette di distinguere ciò che si deve fare da ciò che non si deve fare, ciò che è da temere e ciò che è da augurarsi, ciò che incatena e ciò che libera, è sotto l'influenza del sattva.
31. Ma l'intelligenza che scambia il giusto e l'ingiusto, né distingue ciò che si dovrebbe fare da ciò che non si dovrebbe fare, tale intelligenza imperfetta, o figlio di Pritha, è sotto l'influenza del rajas.
32. E l'intelligenza che è dominata dall'illusione e dalle tenebre, che si volge sempre nella direzione sbagliata, o Partha, è sotto l'influenza del tamas.
33. O figlio di Pritha, la determinazione che non si può spezzare, sostenuta con fermezza dalla pratica dello yoga con cui domina la mente, la vita stessa e le attività dei sensi, è sotto l'influenza del sattva.
34. Ma la determinazione con cui si ricerca solamente qualche interesse personale, il profitto economico e la gratificazione dei sensi, o Arjuna, è sotto l'influenza del rajas.
35. E la determinazione che non può condurre oltre il sogno, la paura, i lamenti, la tristezza e l'illusione, questa determinazione inutile è sotto l'influenza del tamas.
36-37. O migliore dei Bharata, ascolta ora la descrizione dei tre tipi di felicità di cui gode l'essere condizionato e che lo conducono talvolta al termine di ogni sofferenza. La felicità che all'inizio è come veleno, ma alla fine è come nettare, e che risveglia alla realizzazione spirituale, è sotto l'influenza del sattva.
38. Ma la felicità nata dal contatto dei sensi con gli oggetti, che all'inizio sembra nettare, ma alla fine è come veleno, è sotto l'influenza del rajas.
39. E quella felicità cieca alla realizzazione spirituale, che è solo illusione dall'inizio alla fine, nata dal sonno, dall'ozio e dall'errore è sotto l'influenza del tamas.
40. Nessuno, né sulla Terra né tra gli esseri celesti, è libero dalle tre influenze della natura materiale.
41. Brahmana, kshatriya, vaishya e sudra si distinguono per le qualità che manifestano nell'azione, o vincitore dei nemici, secondo le tre influenze della natura materiale.
42. Serenità, controllo di sé, austerità, purezza, tolleranza, onestà, saggezza, conoscenza e pietà sono le qualità che accompagnano l'attività del brahmana.
43. Eroismo, potenza, determinazione, ingegnosità, coraggio in battaglia, generosità e arte di governare sono le qualità che accompagnano le attività dello kshatriya.
44. L'agricoltura, l'allevamento del bestiame e il commercio sono legate all'attività del vaishya. Il sudra, invece, serve gli altri col suo lavoro.
45. Seguendo, nelle proprie attività, la natura che in ciascuno predomina, ogni uomo può diventare perfetto. Ascolta ora, ti prego, come si giunge a questo.
46. Adorando il Signore, che è la fonte di tutti gli esseri ed è onnipresente, l'uomo può, compiendo il proprio dovere, raggiungere la perfezione.
47. E' meglio compiere il proprio dovere, anche se in modo imperfetto, che accettare il dovere di un altro e compierlo perfettamente. Eseguendo i doveri prescritti secondo la propria natura non s'incorre mai nell'errore.
48. Ogni impresa è coperta da qualche difetto, come il fuoco è coperto dal fumo. Perciò, o figlio di Kunti, nessuno deve abbandonare l'attività che gli è naturale, anche se ha commesso degli sbagli.
49. Si possono ottenere i frutti della rinuncia semplicemente col controllo di sé, il distacco dalle cose di questo mondo e il disinteresse per i piaceri materiali. Questa è la più alta perfezione della rinuncia.
50. O figlio di Kunti, ecco brevemente come si può raggiungere la perfezione suprema, l'unità con Brahman, agendo nel modo che ti esporrò.
51-53. Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione, rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario, che mangia poco e controlla il corpo e la parola, che dimora sempre in contemplazione, distaccato, senza egoismo, senza vana potenza e vanagloria, senza cupidigia né collera, che non accetta le cose materiali, libero da ogni senso di possesso, sereno, un tale uomo è perfettamente elevato al livello della realizzazione spirituale.
54. Colui che raggiunge lo stato trascendentale realizza il Brahman Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale tutti gli esseri viventi. In questa condizione attinge alla comprensione suprema.
55. Solo attraverso l'amore devoto giunge a conoscermi come sono; e conoscendomi immediatamente entra in Me.
56. Sebbene impegnato in ogni tipo di attività, il Mio devoto, sotto la Mia protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora.
57. In tutte le attività dipendi solo da Me e agisci sempre sotto la Mia protezione. In questo servizio di devozione sii pienamente cosciente di Me.
58. Se diventi cosciente di Me supererai, per la Mia grazia, tutti gli ostacoli dell'esistenza condizionata. Se invece non agisci con questa coscienza, ma con senso dell'ego, non applicando il mio insegnamento, sarai perduto.
59. Se non agisci secondo le Mie direzioni e non combatti, allora sarai fuorviato. Spinto dalla tua natura, dovrai combattere ugualmente.
60. Preso dall'illusione, ora rifiuti di agire secondo le mie istruzioni. Ma, costretto dalla tua stessa natura, dovrai agire ugualmente, o figlio di Kunti.
61. Il Signore Supremo è situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige tutti gli esseri viventi, che si trovano, ciascuno, come sulla ruota di una giostra.
62. Abbandonati completamente a Lui, o discendente di Bharata. Per la Sua grazia raggiungerai la pace trascendentale e l'eterna e suprema dimora.
63. Ti ho svelato così la conoscenza più segreta. Rifletti profondamente, poi agisci come credi.
64. Poiché tu mi sei caro, ascolta ancora la mia parola detta per il tuo bene.
65. Pensa sempre a Me, adorami, offrimi i tuoi omaggi e i tuoi sacrifici. Così, certamente, verrai a Me. Te lo prometto perché mi sei amico, e infinitamente caro.
66. Lascia ogni dovere prescritto e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutti i mali. Non temere.
67. Questa conoscenza non dovrà essere rivelata agli uomini non austeri, non devoti, non impegnati nella disciplina, o a coloro che mi sono avversi.
68. Chi insegna questo segreto supremo ai miei ricercatori e devoti, senza dubbio, tornerà a Me.
69. Nessuno degli uomini, in questo mondo, mi è più caro di lui, e mai nessuno mi sarà più caro.
70. Io dichiaro che colui che studia questo nostro colloquio sacro mi offre il sacrificio della conoscenza.
71. E chi l'ascolta con fede e senza contrapposizione si libera dal dolore e raggiunge i mondi felici dei giusti.
72. O Arjuna, conquistatore delle ricchezze, hai ascoltato con mente attenta? Le tue illusioni e la tua ignoranza si sono ora dissipate?
73. Arjuna disse: Mio Krishna, o infallibile, la mia illusione è ora svanita. Dissolti i dubbi, ho ritrovato la memoria, e ora sono determinato, pronto ad agire secondo le Tue istruzioni.
74. Sanjaya disse: Questo è il dialogo che ho udito tra due grandi anime, Krishna e Arjuna; dialogo così meraviglioso da farmi rizzare i peli sul corpo.
75. Per la grazia di Vyasa ho udito questo colloquio, il più segreto, direttamente dal signore dello yoga, Krishna, che parlava personalmente ad Arjuna.
76. O re, ricordando ancora questo meraviglioso e santo dialogo tra Krishna e Arjuna, provo una gioia immensa a ogni istante.
77. O re, quando ricordo la stupenda forma di Krishna, ancora è grande la mia meraviglia, e sempre più intensa è la mia gioia.
78. Ovunque si trovi Krishna, il signore dello yoga, e ovunque si trovi Arjuna, l'arciere supremo, là regnano sicuramente fortuna, vittoria, straordinaria prosperità e giustizia. Questo fermamente credo.

Fine

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