II. La Verità secondo ragione

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

1. Sanjaya disse: Vedendo Arjuna pieno di compassione e tristezza, con le lacrime agli occhi, Madhusudana-Krishna si rivolse a lui.
2. La Persona Suprema (Bhagavan) disse: Arjuna, amico mio, come puoi lasciarti prendere da una tale debolezza? Non è affatto degna di un guerriero e di un saggio. In questo modo non si raggiungono le vette della fama o della conoscenza, ma si guadagna l'infamia.
3. O figlio di Pritha, non cedere a una incertezza così umiliante. Non ti si addice. Liberati di questa debolezza sentimentale e alzati, o vincitore dei nemici.
4. Arjuna disse: O uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona, degni della mia venerazione?
5. Meglio vivere mendicando che vivere al prezzo della vita di coloro che sono i miei maestri. Anche se sono avidi, sono ancora i nostri superiori. Se li uccidiamo, la nostra vittoria sarà macchiata di sangue.
6. Non so se è più giusto vincerli o esserne vinti. Vedo i figli di Dhritarastra, schierati davanti a noi su questo campo di battaglia: la loro morte ci toglierebbe la gioia di vivere.
7. Ora sono confuso, non so più qual è il mio dovere e ho perso la calma a causa di un dubbio lacerante. In questa condizione ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono tuo discepolo e un'anima sottomessa a te. Istruiscimi, ti prego.
8. Non vedo ciò che potrebbe allontanare il dolore che mi opprime. Non potrò eliminarlo neanche se, come un dio del cielo, regnassi quaggiù su un regno senza uguali.
9. Sanjaya disse: Avendo così parlato, Arjuna, vincitore dei nemici, disse a Krishna, Govinda: Non combatterò! E poi taque.
10. Allora Krishna, sorridendo, si rivolse a colui che infelice se ne stava tra i due eserciti:
11. Il Signore Beato disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione. Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti.
12. Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, io, tu e tutti questi re; e mai nessuno di noi cesserà di esistere.
13. Come l'anima incarnata sperimenta, in questo corpo, l'infanzia, la giovinezza e poi la vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. L'anima realizzata non è turbata da questo cambiamento.
14. Effimeri, gioie e dolori vanno e vengono come l'estate e l'inverno, o figlio di Kunti. Sono dovuti all'incontro dei sensi con la materia, o discendente di Bharata, bisogna imparare a tollerarli senza esserne disturbati.
15. O migliore tra gli uomini (Arjuna), chi non è distratto né dalle gioie né dai dolori, ma rimane equanime e risoluto in ogni circostanza, è degno della liberazione.
16. Coloro che vedono la verità hanno compreso l'eternità del reale e la temporaneità dell'illusorio, conoscendone le rispettive nature.
17. Sappi che l'Essere che pervade tutto l'universo non perisce, né può essere distrutto.
18. L'Essere è indistruttibile, eterno e senza dimensioni; soltanto i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti.
19. Ignorante è colui che crede di uccidere o essere ucciso; il saggio sa che l'Essere non uccide e non muore.
20. Non c'è la nascita né la morte. Ciò che esiste non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterno, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore.
21. O Partha, una persona che ha conosciuto l'Essere, non-nato, eterno e immutabile, come può uccidere o far uccidere?
22. Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili.
23. Nessuna arma Lo può spezzare, né il fuoco bruciarlo; l'acqua non può bagnarlo, né il vento seccarlo.
24. Quello che è, è, indivisibile e insolubile; non può essere bruciato né seccato. E' immortale, onnipresente, inalterabile, immobile ed eternamente lo stesso.
25. E' chiamato il Non-Manifesto, inconcepibile e immutabile. Sapendo questo, non dovresti conoscere afflizione.
26. E anche se tu credi che l'anima nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti.
27. La morte è certa per chi nasce, e certa è la nascita per chi muore. Quindi, nel compiere il tuo dovere, non dovresti rattristarti di ciò che è inevitabile.
28. Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nel loro stato transitorio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque rattristarsi?
29. Alcuni vedono l'Essere come una meraviglia, altri Lo descrivono come una meraviglia e altri ancora ne sentono parlare come di una meraviglia, ma nessuno lo conosce solo per averne sentito parlare.
30. L'Essere che risiede nel corpo è immutabile e imperituro. Non devi dunque piangere per nessuno.
31. Tu conosci i tuoi doveri di guerriero, perciò dovresti sapere che non c'è destino migliore che un legittimo combattimento
32. O Partha, felici sono i guerrieri a cui si offre l'occasione di combattere, poiché si aprono per loro le porte del cielo.
33. Ma se rifiuti di combattere questa giusta battaglia, certamente peccherai per aver mancato al tuo dovere e perderai così la tua fama di guerriero.
34. Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia, e per chi ha conosciuto l'onore, il disonore è peggio della morte.
35. I grandi generali che stimarono il tuo nome e la tua fama crederanno che solo per paura hai abbandonato il campo di battaglia e ti giudicheranno un vile.
36. I tuoi nemici parleranno male di te e derideranno la tua codardia. Cosa può esserci di più penoso per te?
37. O figlio di Kunti, se muori combattendo raggiungerai il cielo, se vinci godrai del regno della Terra. Alzati dunque, e combatti con determinazione.
38. Combatti per dovere, senza considerare gioia o dolore, perdita o guadagno, vittoria o sconfitta; così non incorrerai mai nell'errore.
39. Finora ti ho descritto questa conoscenza col metodo analitico. Ascolta adesso mentre te la spiego col metodo dell'azione svolta con intelligenza e senza attaccamento al risultato. Quando agirai con questa intelligenza potrai liberarti dai legami dell'azione.
40. In questo sforzo non c'è perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura più temibile. 
41. Chi si trova su questa via è risoluto nel suo sforzo e persegue un unico scopo. Invece, o figlio amato dei Kuru, l'intelligenza di chi non è risoluto si perde in molte diramazioni.
42-43. Gli uomini di poca conoscenza si lasciano attrarre dal linguaggio fiorito dei Veda, che insegnano le pratiche per raggiungere i mondi celesti, ottenere una buona nascita, potere e altri benefici simili. Desiderando la gratificazione dei sensi e una vita opulenta, essi non vedono niente più in là.
44. Nella mente di coloro che sono troppo attaccati al piacere dei sensi e alla ricchezza materiale, e sono sviati da questi desideri, la risoluta determinazione a servire il Signore Supremo con devozione non trova posto.
45. O Arjuna, supera le tre influenze della natura materiale che costituiscono l'oggetto principale dei Veda. Liberati dalla dualità e da ogni desiderio di guadagno e di sicurezza materiale e sii fermamente unito al Supremo.
46. Come una grande distesa d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, così colui che conosce il fine ultimo dei Veda raccoglie tutti i benefici che essi procurano.
47. Tu hai diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei frutti dell'azione. Non credere mai di essere la causa delle conseguenze dell'azione, e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere.
48. Compi il tuo dovere con fermezza, o Arjuna, senza attaccamento al successo o al fallimento. Questa equanimità si chiama yoga.
49. O Dhananjaya, liberati da tutte le attività interessate, esercitando il tuo servizio per devozione, e prendi rifugio in esso. Avari sono coloro che vogliono godere dei frutti del proprio lavoro.
50. L'uomo impegnato nello yoga della conoscenza si libera dalle conseguenze buone o cattive dell'azione in questa stessa vita. Sforzati dunque di apprendere lo yoga, l'arte dell'agire.
51. Il saggio impegnato nella disciplina dello yoga rinuncia, in questo mondo, ai frutti delle sue azioni. Si libera così dal ciclo di nascite e morti e raggiunge lo stato di coscienza che è al di là di ogni sofferenza.
52. Quando la tua intelligenza avrà attraversato la densa foresta dell'illusione, tutto ciò che hai ascoltato e tutto ciò che potrai ancora ascoltare ti sarà indifferente.
53. Quando la tua mente non si lascerà più distrarre dal linguaggio fiorito delle scritture, sarai situato nella realizzazione spirituale, in piena Unità con l'Essere.
54. Arjuna disse: Quali sono le qualità di chi ha la coscienza immersa nella Trascendenza? Come parla e con quali parole? Come si siede e come cammina, o Keshava?
55. Il Signore Beato disse: O Partha, quando un uomo si libera da ogni tipo di desideri materiali generati dall'attività mentale e quando la sua mente trae soddisfazione solo dal Sé, significa che è situato nella pura coscienza trascendentale.
56. Colui che non è più turbato dalle tre forme di sofferenza né inebriato dalle gioie della vita, ed è libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera è considerato un saggio dalla mente ferma.
57. Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicità e non si lamenta nel dolore, è fermamente situato nella conoscenza perfetta.
58. Colui che può staccare i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga che ritrae le membra nel guscio, possiede la vera conoscenza.
59. L'anima incarnata può astenersi dal godimento dei sensi, tuttavia il desiderio per gli oggetti dei sensi rimane. Tuttavia anche queste sensazioni scompaiono quando si è visto il Supremo.
60. I sensi sono così forti e impetuosi, o Arjuna, che trascinano via perfino la mente dell'uomo saggio che si sforza di controllarli.
61. Chi controlla i sensi e fissa la coscienza in Me è considerato un uomo dall'intelligenza ferma.
62. Contemplando gli oggetti dei sensi, l'uomo sviluppa attaccamento per essi; dall'attaccamento si sviluppa la cupidigia e dalla cupidigia nasce la collera.
63. Dalla collera nasce la completa illusione, e dall'illusione la confusione della memoria. Quando la memoria è confusa si smarrisce la ragione e quando l'intelligenza è perduta l'uomo corre verso la propria rovina
64. Ma colui che è libero da ogni attaccamento e avversione ed è privo di attaccamento e di repulsione, consegue la pace.
65. Per chi è situato nella coscienza divina tutte le forme di sofferenza non esistono più; in questo stato di consapevolezza, presto la sua mente si stabilisce nel Sé.
66. Colui che non è in unione col Supremo non può avere né una mente controllata né un'intelligenza ferma, senza le quali non è possibile la pace. E come può esserci la felicità senza la pace?
67. Come un vento impetuoso spazza una barca sull'acqua, anche uno solo dei sensi su cui la mente si fissa può portare via l'intelligenza dell'uomo.
68. Perciò, o Arjuna dalle braccia potenti, chi distoglie i sensi dai loro oggetti possiede un'intelligenza ferma.
69. Quella che per tutti gli esseri è la notte diventa, per l'uomo che ha dominato i sensi, il tempo della veglia; quello che per tutti è il tempo della veglia è la notte per il saggio raccolto in sé stesso.
70. Soltanto colui che non è turbato nonostante il flusso incessante dei desideri, che come l'oceano rimane immutabile nonostante i fiumi che vi si gettano, può trovare la pace, non colui che lotta per soddisfare questi desideri.
71. Soltanto colui che non è più attratto dai piaceri materiali ed è libero dai desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso ed ha abbandonato il senso dell'io e del mio, può raggiungere la vera pace.
72. Questa è la via della vita spirituale e divina, e dopo averla raggiunta l'uomo non è più confuso. Colui che intraprende questa via, anche in punto di morte, va a risiedere stabilmente nel Sé.

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