XVII. I tre tipi di Devozione

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

1. Arjuna disse: O Krishna, qual è la condizione di colui che non segue i principi delle Scritture, ma sacrifica con fede? è questo del sattva, del rajas o del tamas?
2. Il Signore Beato disse: Secondo l'influenza materiale che l'essere incarnato subisce, la sua fede può appartenere a ciascuno di essi. Ascolta la Mia parola a questo proposito.
3. La fede di ciascuno è conforme alla sua natura e, poiché l'uomo è fatto di fede, tale è l'uomo a seconda della sua fede.
4. Gli uomini di virtù adorano gli esseri celesti; quelli di passione adorano i demoni, e quelli di ignoranza adorano i fantasmi e gli spiriti.
5-6. Coloro che si sottopongono a severe austerità e penitenze che non sono raccomandate nelle Scritture, eseguendole per orgoglio, egotismo, cupidigia e attaccamento, spinti dalla passione, che torturano il loro corpo senza comprendere che torturano anche l'Anima Suprema, situata in essi, sappi che sono in errore.
7. Anche i cibi, graditi a tutti, sono di tre tipi, che corrispondono alle tre influenze della natura. Questo vale anche per i sacrifici, le austerità e la carità. Ascolta ciò che li distingue.
8-10. I cibi preferiti dagli individui sattvici accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e danno forza, salute, gioia e soddisfazione. Questi cibi sostanziosi sono dolci, succosi, grassi e saporiti. I cibi troppo amari, aspri, salati, piccanti, secchi o caldi, sono preferiti da chi è dominato dal rajas. Essi generano sofferenza, infelicità e malattia. I cibi preparati più di tre ore prima di essere consumati, privi di gusto, di freschezza, puzzolenti, decomposti e impuri, sono preferiti da chi è sotto l'influenza del tamas.
11. Tra i sacrifici, quello che si compie per dovere, secondo le regole delle Scritture e senza aspettarsi alcuna ricompensa, appartiene al sattva.
12. Ma il sacrificio compiuto per qualche scopo o beneficio materiale, o in modo vanitoso, per orgoglio, appartiene al rajas, o migliore dei Bharata.
13. E quel sacrificio compiuto senza alcuna fede e contrario ai principi delle Scritture, in cui nessun cibo viene consacrato né distribuito, nessun inno cantato, senza doni, appartiene all'ignoranza.
14. Le austerità del corpo sono: il rispetto dei sapienti e dei maestri, dei nati due volte e degli Dei. La purezza, la rettitudine, la continenza e la non-violenza sono anch'esse austerità del corpo.
15. L'austerità della parola consiste nell'usare un linguaggio veritiero, benefico, gradevole, perfezionato con lo studio delle Scritture.
16. Placidità, gentilezza, silenzio, controllo di sé e purezza di pensiero sono le austerità della mente.
17. La triplice unione di queste austerità, praticata con fede dagli uomini il cui scopo non è quello di ottenere qualche beneficio per sé, ma quello di soddisfare il Supremo, appartiene al sattva.
18. Ma quelle penitenze e austerità ostentate che si compiono per ottenere rispetto, onore e venerazione, si dice che appartengano al rajas. Esse non sono né stabili né permanenti.
19. Infine, le penitenze e le austerità compiute stupidamente e fatte di torture ostinate, oppure per ferire o distruggere gli altri, si dice che appartengano all'ignoranza.
20. La carità fatta per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste condizioni di tempo e di luogo e alla persona che ne è degna, si dice che appartenga al sattva.
21. La carità compiuta con la speranza di una ricompensa o con il desiderio di un risultato interessato, o fatta a malincuore, appartiene al rajas.
22. Infine, la carità fatta in tempi e luoghi inopportuni e a persone che non ne sono degne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene al tamas.
23. Dalle origini della creazione le tre sillabe Om Tat Sat servono a designare Brahman. Da Esso furono ordinati i sacerdoti, le Scritture, i rituali e i sacrifici.
24. Perciò coloro che conoscono i Veda iniziano sempre i loro sacrifici, austerità e atti caritatevoli pronunciando l'Om, al fine di raggiungere il Supremo.
25. Coloro che desiderano la liberazione compiono i sacrifici, le austerità e la carità pronunciando la parola Tat.
26-27. La Verità Assoluta è lo scopo delle pratiche devozionali e La si designa con la parola sat. Le pratiche, i sacrifici, le austerità e la carità che sono in armonia con l'Assoluto, e tutto ciò che è fatto a tale scopo, è detto Sat, o figlio di Pritha.
28. Ma i sacrifici, le austerità e la carità compiuti senza fede sono temporanei, o figlio di Pritha, qualunque siano i riti che li accompagnano. Sono detti asat e sono inutili, sia in questa vita sia nella prossima.

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