V. La Rinuncia all'azione

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

1. Arjuna disse: Krishna, Tu prima mi chiedi di rinunciare all'azione, poi di agire con devozione. Dimmelo chiaramente, Ti prego, quale delle due vie è la migliore per me?
2. Il Signore Beato disse: La rinuncia all'azione e l'azione devozionale conducono entrambe alla liberazione, ma l'azione disciplinata è più elevata.
3. Colui che non disdegna né desidera i frutti delle sue attività è sempre situato nella rinuncia. Tale persona, libera dalla dualità, scioglie facilmente il legame materiale ed è completamente liberata, o Arjuna dalle braccia potenti.
4. Solo l'ignorante sosterrà che il karma-yoga e il servizio devozionale sono differenti dallo studio analitico del mondo materiale (il sankhya). I veri eruditi affermano che seguendo perfettamente l'una o l'altra via si raggiunge lo stesso risultato.
5. Colui che sa che il fine ottenuto con la ricerca filosofica è raggiungibile anche col servizio devozionale, e vede così che la via della ricerca filosofica e la via del servizio devozionale sono sullo stesso piano, vede le cose così come sono.
6. Chi rinuncia all'attività, ma non s'impegna nello yoga non può essere felice. Il saggio, invece, impegnato nello yoga raggiunge rapidamente il Brahman.
7. Colui che agisce con distacco, l'anima pura, padrone dei sensi e della mente, che vede la sua stessa anima in ogni essere, sebbene agisca, non è mai condizionato.
8-9. L'uomo che è situato nella coscienza divina, sebbene veda, ascolti, tocchi, senta, mangi, si muova, dorma e respiri, è consapevole di non essere in realtà l'autore delle proprie azioni. Quando parla, mangia, anusa, accetta, apre o chiude gli occhi è sempre consapevole che soltanto i sensi materiali sono impegnati con gli oggetti e che lui non ha alcun legame con queste azioni.
10. Colui che compie il suo dovere senza attaccamento, offrendone i frutti al Brahman, non è toccato dal peccato come la foglia del loto non è toccata dall'acqua.
11. Spezzando ogni attaccamento, gli yogi agiscono col corpo, la mente, l'intelligenza e perfino con i sensi, solo al fine di purificarsi.
12. Colui che ricerca la conoscenza raggiunge la pace perfetta perché rinuncia al risultato di tutte le sue attività, mentre chi è avido dei frutti del proprio lavoro rimane in schiavitù.
13. Quando l'anima incarnata domina la sua natura inferiore e rinuncia con la mente a ogni azione, vive felice nella città dalle nove porte (il corpo materiale) e non compie né causa alcuna azione.
14. L'Atman non genera alcuna attività, non induce gli altri ad agire né crea i frutti dell'azione. Tutto ciò è opera delle influenze della natura materiale.
15. Il Signore Supremo non è mai responsabile delle azioni buone o cattive di qualcuno. Ma gli esseri incarnati rimangono confusi perché l'ignoranza copre loro la vera conoscenza.
16. Tuttavia, quando si è illuminati dalla conoscenza che distrugge l'ignoranza, questa conoscenza rivela ogni cosa come il sorgere del sole.
17. Colui che ripone l'intelligenza, la mente, il proprio rifugio e la fede nel Supremo, è liberato da ogni sofferenza; procede allora con passo sicuro sul sentiero della liberazione.
18. Il saggio, illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e l'intoccabile.
19. Coloro che hanno la mente sempre equanime hanno già vinto la nascita e la morte e ogni cosa di questo mondo. Sono infallibili come il Brahman, perciò sono già situati nel Brahman.
20. La persona che non si rallegra nell'ottenere ciò che è piacevole e non si lamenta nel subire ciò che è spiacevole, che ha l'intelligenza fissa sul Sé, che non conosce lo smarrimento e possiede la scienza di Dio, è già situata nel Brahman.
21. Questa persona liberata non è attratta dal piacere materiale dei sensi o dagli oggetti esterni, ma è sempre concentrata nel Sé, e gode di perfetta felicità.
22. La persona intelligente si tiene lontana dalle fonti della sofferenza, che sono dovute al contatto dei sensi con la materia. O figlio di Kunti, questi piaceri hanno un inizio e una fine e l'uomo saggio non trae gioia da essi.
23. Colui che prima di lasciare il corpo impara a resistere agli stimoli dei sensi materiali, a frenare gli impulsi nati dal desiderio e dalla collera, è un uomo unificato ed è felice anche in questo mondo.
24. Colui che è felice all'interno, che è attivo all'interno, che gioisce all'interno e il cui scopo è interiore è in realtà il mistico perfetto, è liberato in vita e raggiunge il Brahman.
25. Coloro che hanno superato la dualità che nasce dal dubbio, che hanno la mente volta all'interno, che agiscono sempre per il bene di tutti gli esseri e sono liberi dal peccato, raggiungono la liberazione nel Supremo.
26. Coloro che sono liberi dalla collera e da ogni desiderio materiale, che sono realizzati, che sono padroni di sé e si sforzano costantemente di raggiungere la perfezione sono situati nel Brahman.
27-28. Chiudendosi agli oggetti esterni dei sensi, con lo sguardo fisso tra le sopracciglia, trattenendo nelle narici l'aria ascendente e quella discendente, controllando così i sensi, la mente e l'intelligenza, lo yogi si libera dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa condizione è certamente liberato.

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