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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

Testi del Vedanta

Ishavasya Upanishad

OM! Quello è infinito, questo è infinito
Da quell’infinito proviene questo infinito
Sottraendo questo infinito a quell’infinito
Ciò che resta è infinito. OM! Pace, pace, pace!

 

Brhadaranyaka Upanishad

Questo essere era Brahman, e conosceva unicamente sé stesso come "Io sono Brahman". Divenne così ogni cosa, l'universo intero. Chi tra gli Dei pervenne allo stesso riconoscimento divenne il Brahman; così fu per i Rishi, così avvenne per gli uomini. Perciò, realizzato questo, il saggio Vammdeva asserì: "Io fui una volta Manu; io stesso fui il Sole". Così accade anche oggi, che chi realizzi "io sono Brahman" diventi l'universo stesso.

 

Mandukya Upanishad

1. Tutto è contenuto nella sillaba Om. La spiegazione che segue ne concerne l’esperienza diretta. Il passato, il presente e il futuro non sono altro che la sillaba Om. Quello che trascende la triade temporale, a sua volta, è l’Om.
2. Tutto è Brahman. Il sé è Brahman. Il sé è costituito da quattro parti.
3. Il Sé che presiede allo stato di veglia, chiamato Vaisvanara, che possiede la percezione esteriore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti grossolani, è il primo quarto.
4. Il Sé che presiede allo stato di sogno, chiamato Taijasa, che possiede la visione interiore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti sottili, è il secondo quarto.

 


Bhagavad Gita

Sappi che l’Essere che pervade tutto l’universo non perisce, né può essere distrutto. L’Essere è indistruttibile, eterno e senza dimensioni; soltanto i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti.
Ignorante è colui che crede di uccidere o essere ucciso; il saggio sa che l’Essere non uccide e non muore. Non c’è la nascita né la morte. Ciò che esiste non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterno, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore. O Partha, una persona che ha conosciuto l’Essere, non-nato, eterno e immutabile, come può uccidere o far uccidere? Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l’anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili.

Mandukya Karika di Gaudapada

Saluto il Brahman che pervade l'universo con la continuità della Coscienza, che pervade ciò che è mobile e ciò che è immobile, Colui che osserva tutto quello che può essere conosciuto nel mondo sensibile - durante lo stato di veglia, Quello per cui si sperimenta ciò che nasce dal desiderio ed è illuminato dall'intelletto - durante lo stato di sogno, e che riposa nella Sua beatitudine così che tutti noi giungiamo attraverso la Sua Maya, a quello che, nei termini di Maya, è il Quarto – Turiya, e il Supremo, immortale e non nato.

 

SRI ADI SHANKARA (SHANKARACHARYA)

Vivekacudamani

“Il gran gioiello della discriminazione”  
Istruzione sul discernimento spirituale

1. Rendo onore al sadguru Govinda la cui natura è suprema beatitudine, il quale si rivela mediante l’insegnamento vedantico che è di là dal linguaggio e dalla percezione mentale.
2. Per tutte le creature viventi non è agevole avere una nascita umana, in particolare ottenere un temperamento maschile, più difficile è perseguire il sentiero della devozione vedica, più difficile ancora è acquisire la perfetta conoscenza delle Sacre scritture. Altresì è raro discriminare tra il Sé e il non-Sé e realizzare l’identità del Sé con Brahman. Questo tipo di liberazione perfetta è il risultato di meriti accumulato nel corso di innumerevoli nascite.
3. I più rari presupposti per la liberazione sono tre e sono dovuti all’influsso del grande Signore: la nascita in un corpo umano, l’ardente volontà di liberazione, la protezione di un Saggio già realizzato.
4. Colui che si è innalzato fino a possedere la condizione umana, con un temperamento maschile, che ha completa conoscenza della sruti (Tradizione) e che tuttavia trascura la sua emancipazione, aderendo a cose illusorie, commette senza dubbio un suicidio.
5. Sarebbe senz’altro uno sciocco chi, possedendo una nascita umana con qualità maschili, si astenesse dal voler realizzare la meta dell’esistenza. 
6. Lasciate che il popolo menzioni gli sastra, che invochi gli dei con sacrifici, che segua i riti e si renda propizie le divinità personali; eppure vera liberazione non v’è senza la perfetta realizzazione della propria identità con l’Atman, nemmeno in cento vite di Brahma".
7. “L’immortalità non si consegue mediante le ricchezze”, dichiara la sruti; è chiaro che la liberazione non può essere ottenuta con azioni materiali meritorie.
8. L’intelligente ricercatore, che ha rinunciato al desiderio per gli oggetti sensoriali, deve avvicinare debitamente un buon e generoso Istruttore, concentrandosi sul vero significato delle parole e sforzandosi di realizzare la propria emancipazione.
9. Raggiunto lo stato di yogarudha, con l’ininterrotta discriminazione, il ricercatore deve strapparsi dall’oceano delle trasmigrazioni nel quale si trova.

 

Soundarya Lahari, L'Onda della Bellezza

"L'Assoluto è senza forma, ma l'energia è femminile. Quando l'energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell'Assoluto." Swami Vivekananda

"Non c'è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine." Arthur Avalon

"Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un oggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato. In altre parole, uno non esiste senza l'altra." Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

La filosofia di Shankara

Questo articolo esamina l'Advaita Vedanta classico di Shankaracharya e alcune questioni basilari di epistemologia e soteriologia. La presentazione rimarrà fedele a ciò che Shankara ha effettivamente detto ed eviterà interpretazioni speculative del suo pensiero, come ad esempio le forme dell'Advaita Vedanta che possono significativamente essere adattate in modo da soddisfare le esigenze degli occidentali moderni. Per la maggior parte ci si riferisce ai commenti di Shankara sul Brahma Sutra e Brhadaranyaka Upanishad, forse i suoi lavori più importanti, con alcuni riferimenti anche ai suoi altri scritti. Quello che segue consiste nella traduzione di alcune delle discussioni meta-teoriche più pertinenti tra le opere di Shankara, seguite da commenti su passaggi selezionati. A volte, sono state modificate e condensate le discussioni di Shankara in modo da chiarirne il significato. Le traduzioni spesso non sono letterali ma sono il più possibile fedeli al senso dell'originale.

 

GURU GORAKHNATH

Adesh Adesh

Quando due Yogi Nath si incontrano, usano la parla आदेश (Ādeśa)per rivolgersi l'un l'altro il saluto. Nel dizionario Sanscrito o Hindi troveremo che la parola ādeś si traduce come ordine, legge, comando o istruzione, ma i Nath associano a essa un significato molto più ampio.

La parola ādeśa è composta di due parti: आदः (ādaḥ), e ईश (īśa), dunque ādaḥ + īśa = Ādeśa. आदः (ādaḥ) significa ricevere o essere legati a, mentre ईश (īśa) significa signore, padrone, ed è anche uno dei nomi di Shiva; inoltre esprime anche eccellenza, abilità, potere. I Nath ritengono che fu Shiva stesso il fondatore del loro ordine, con il nome di आदिनाथ (Ādi Nātha), "Il Primo Nath", "Il Maestro Primordiale", che è unanimemente accettato dagli Yogi come Adi Guru (Primo Guru) e la Divinità sovrana del Nath Sampradaya. E' detto anche Yogeshvara (il Signore dello Yoga) l'ideale ascetico stesso, signore di austerità e penitenza, Signore degli spiriti e delle anime. Nel senso più ampio, Adi Nath si può tradurre come "il Signore Primordiale", nel suo ruolo di Signore di tutto il creato.

Adi Nath promise al suo discepolo Matsyendra Nath che sarebbe tornato in veste di suo discepolo per continuare l'insegnamento dello Yoga. Guru Goraksh Nath Ji (Gorakhnath) fu l'adempimento di questa promessa. [vedi: Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath. L'origine della tradizione Nath.]
A proposito dell'Ādeśa, Gorakhnath disse:

Ātmeti Paramātmeti Jeevātmeti vicārane
Trayānam aikya-sambhutir ādeśa iti kīrtitah.

Nella nostra percezione fenomenica distinguiamo tra Ātmā, Paramātmā, Jeevātmā. L'unità dei tre costituisce la verità, e la realizzazione di questa verità è detta Ādeśa. In questa prospettiva, quando due Yogi si rivolgono il saluto pronunciano le parole Ādeśa Ādeśa. Con questa formula di saluto gli Yogi costantemente si rammentano l'un l'altro l'identità di ogni ente individuale con l'essere universale e trascendente. [vedi: Alcuni aspetti degli insegnamenti dei Nath]


 

Goraksha Sataka

Om! Incomincia la centuria di Goraksha sull'Hata Yoga!
1. Mi inchino al venerabile Guru Matsyendranath, supremo bene, incarnazione della gioia; la cui semplice prossimità trasforma il corpo in pura coscienza e beatitudine.
2. Colui che, in virtù della paatica dell'adhdrbandha e delle altre tecniche posturali, illuminato dalla luce della coscienza, è lodato come Yogi e quale essenza e misura del tempo, degli yuga e dei kalpa, Colui in cui il Signore, oceano di conoscenza e beatitudine, ha preso forma, Colui che è superiore a tutti gli attributi qualitativi, manifesti e immanifesti, questi, Sri Minanath, io saluto devotamente
3. Avendo salutato con devozione il proprio Guru, Gorakhnath descrive la suprema conoscenza, ricercata dagli yogi, che conduce al Bene supremo.
4. Per il bene degli Yogi, Goraksa espone la Centuria di versi la cui conoscenza è il percorso sicuro verso lo stato supremo.
5. Questa è la scala che porta alla liberazione, per cui la mente è distolta dalle gioie dei sensi e si rivolge allo spirito, e con cui si sfugge la morte.
6. O uomo eccellente, pratica lo yoga, che è il frutto maturo dell'albero dei desideri, i cui rami (scuole) sono frequentati dagli uccelli più nobili (bramnini, iniziati), e che conduce alla fine delle miserie mondane.
7. La postura, il controllo del respiro, il ritiro dei sensi dagli oggetti esteriori, la mente concentrata in un solo punto, la meditazione e l'identificazione con l'oggetto della meditazione sono detti i sei stadi dello yoga.


Yoga e Tantra

GORAKHNATH
E LA TRADIZIONE NATH

Adya (il principio maschile primordiale) e Adyā (il principio femminile primordiale) erano i due antichi dei che diedero inizio alla creazione. Successivamente nacquero quattro Siddha, dopo di loro nacque una ragazza, il cui nome era Gaurī. Per ordine di Adya, Śiva la sposò e discese sulla Terra. I nomi di quei quattro Siddha erano Mīnnāth (Matsyendranath), Gorakṣnath, Hāḍiphā (Jalendharnath) e Kānphā. Dal momento in cui furono creati, restarono assorti dalla pratica dello yoga e si sostenevano solo di aria. Goraksh Nath era al servizio di Mīn-nāth e Kanphanath era di Hāḍipā. 

[dal Navanath Katha]

 

Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath.
L'origine della tradizione Nath
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Da tempo l'India è riconosciuta come un importante centro della vita spirituale, che ha esercitato grande influenza sullo sviluppo di tutta la civiltà umana. La storia del paese è stata sempre segnata dalle storie di diversi grandi santi, Siddha e MahaYogi, che appaiono di volta in volta a guidare l'umanità verso ideali più alti, grazie all'esempio delle loro vite illustri.
Tra le personalità di spicco dell'India il nome di Guru Goraksh Nath è riconoscibile per le molte leggende sulle sue opere meravigliose. Si tratta di storie molto inusuali, che appaiono fiabesche alla mentalità moderna, orientata al materialismo, tanto che oggi risulta molto difficile sospendere l'incredulità e lasciarsi persuadere da esse. Tra le sue gesta, è descritto volare, trasformare una montagna in oro, creare delle persone viventi con i suoi poteri Yogici e compiere molti miracoli e altri eventi soprannaturali, contraddicendo tutte le leggi della scienza moderna. Nella lingua Hindi esiste un'espressione connessa con il suo nome: "Goraksh Dhanda", che tradotto letteralmente significa "sconcertante come le gesta di Goraksh", che viene utilizzata per definire gli eventi che accadono in circostanze strane e misteriose. 

Alcuni aspetti degli insegnamenti dei Nath

[Da Gopinath Kaviraj, “Princess of Wales Sarasvati Bhavan Series, Vol VI”, 1927] La posizione metafisica dei Nath non è monista né dualista. E' trascendente nel più vero senso della parola. Essi parlano dell'Assoluto (Nath), al di là delle opposizioni implicite nei concetti di Saguna e Nirguna, o di Sakara e Nirakara. Perciò, per essi il fine supremo della vita è realizzare se stessi come Nath e restare eternamente radicati al di là del mondo delle relazioni. La via per conquistare tale realizzazione è detta essere lo yoga, su cui investono molta energia. Sostengono che la Perfezione non si posa raggiungere con altri mezzi, se non con il sostegno della disciplina dello yoga.

 

Shivaismo del Kashmir

Vasugupta: Spandakarika, Il Poema della Vibrazione

Si dice anche che Vasugupta ricevette i versi in sogno mentre meditava in una grotta sul monte Kailash, la montagna sacra a Shiva. Dunque i versi sarebbero stati scritti da lui stesso o da Kallata suo discepolo. Ksemaraja, un altro maestro della medesima tradizione, che ha lasciato un lungo commento sulla prima strofa e al quale dobbiamo il testo del Pratyabhijnahrdayam, diceva che Vasugupta trovò i versi scolpiti in una roccia, e i fedeli ancora venerano il luogo del leggendario ritrovamento. Ksemaraja  nel suo commento sottolinea il fatto che il “Poema della vibrazione” è un’introduzione al Mahamudra, che avrebbe continuato a diffondersi attraverso il lignaggio tibetano della scuola Kagyu. Il Mahamudra, spesso tradotto come “Grande Sigillo”, con riferimento al segreto di questo insegnamento e per il fatto che sigilla tutto ciò che lo ha preceduto, è tradotto dai kashmiri come “il grande movimento cosmico”, e la sua realizzazione è legata allo yoga trasmesso da Matsyendranath, che è all’origine dei lignaggi del Kashmir.

Abhinavagupta: Quindici Versi sulla Coscienza Suprema (Bodhapañcadaśikā)

1. Il fulgore del luminoso Essere (Universale) non svanisce nella luce o nelle tenebre, perché tutta la luce e le tenebre sono illuminate dalla Coscienza Suprema.
2. Questo Essere è chiamato Shiva. Shiva è la natura e l’esistenza di tutti gli esseri. Il mondo oggettivo è l’espressione dell’energia di Shiva ed è animato dall’attrazione suscitata dalla gloria della coscienza di Dio.
3. Shiva e Shakti non hanno coscienza di essere separati. Essi sono legati fra loro come il fuoco e il calore.
4. Shiva è il Bhairava. Shiva crea, protegge, distrugge, nasconde, e la natura di Shiva si rivela attraverso il ciclo del mondo. L’universo è creato spontaneamente da Shiva, così come si crea il riflesso di un oggetto in uno specchio.
5. L’universo nel suo insieme è Shakti, l’energia che è data al fine di riconoscere la natura di Shiva. Shakti è personificazione dell’universo, e la sua attività è amare, poiché condivide lo stato di coscienza di Dio. Shakti è altresì nesciente, perfettamente completa e piena in ogni oggetto.

Patanjali Yogasutra

Il fuoco dello Yoga brucia la gabbia del peccato che imprigiona l'uomo. La conoscenza si fa pura e il Nirvana è realizzato direttamente. Dallo Yoga proviene la conoscenza, e la conoscenza aiuta a percorrere la via dello Yoga. Colui che realizza in sé sia lo yoga che la conoscenza, di lui il Signore sarà soddisfatto. Quelli che praticano il Mahâyoga, o una volta al giorno, o due volte al giorno, o tre volte, o sempre, realizzano di essere dei.

Lo Yoga è divisibile in due parti. Una si chiama Abhâva, l'altra Mahayoga. Dove il proprio Sé è meditato come zero, privo di qualità, tale pratica si chiama Abhava. La pratica in cui si conosce il Sè come pienezza di beatitudine, privo di impurità, unito con Dio, è chiamata Mahayoga. Lo Yogi, da ciascuna delle vie, perviene a realizzare il Sé. Gli altri Yoga non meritano di essere classificati con il Mahayoga supremo, in cui lo Yogi realizza se stesso e l'intero universo come Dio. Questo è il più alto di tutti gli Yoga. [leggi in: Raja Yoga in breve, di Swamy Vivekananda]

I Tarocchi di Visionaire.org

I simboli tradizionali degli Arcani Maggiori interpretati con le immagini e i principi del Sanathana Dharma (Induismo).

«Creando tutte le cose, entrò in tutto. Entrando in tutte le cose, divenne ciò che ha forma e ciò che è informe; divenne ciò che puo' essere definito; e ciò che non può essere definito; divenne ciò che ha fondamento e ciò che non ha fondamento; divenne ciò che è rozzo e ciè che è raffinato. Divenne ogni specie di cose: perciò i saggi lo chiamano il reale.» (Taittiriya-Upanisad)

«A ognuno di noi, quando veniamo qui, il dio rivolge come un saluto il detto "Conosci te stesso" che equivale a "Salve". E noi contraccambiamo il dio dicendogli "Tu sei": dichiarando che esiste, gli rendiamo un saluto vero e sincero, l'unico che solamente a lui si addice.

Cos'è dunque l'essere reale? Esso è l'eterno e l'ingenerato e l'immortale, e nessuna durata di tempo può arrecargli mutamento.» (Plutarco, "L'E di Delfi")

 

 

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