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Le novità su Visionaire.org

Benvenuti nella nuova versione di Visionaire.org. Nuova grafica e nuova tecnologia, per rendere ancora più accessibili i testi del Sanathana Dharma. Molte anche le novità tra i contenuti.

Mandukya Karika di Gaudapada

I principi fondamentali della filosofia Advaita, quali i gradi di realtà, l'identità di Brahman e Atman, la maya, la non applicabilità della causalità alla realtà ultima, lo Jnana conoscenza-saggezza quale mezzo diretto per il moksha o liberazione, e l'inconcepibilità del nulla assoluto, sono esposti nella Karika di Gaudapada.

Gorakhnath e la tradizione Nath

Nella nostra percezione fenomenica distinguiamo tra Ātmā, Paramātmā, Jeevātmā. L'unità dei tre costituisce la verità, e la realizzazione di questa verità è detta Ādeśa. In questa prospettiva, quando due Yogi si rivolgono il saluto pronunciano le parole Ādeśa Ādeśa. Con questa formula di saluto gli Yogi costantemente si rammentano l'un l'altro l'identità di ogni ente individuale con l'essere universale e trascendente.

Novità

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.

Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

Testi del Vedanta

Ishavasya Upanishad

OM! Quello è infinito, questo è infinito
Da quell’infinito proviene questo infinito
Sottraendo questo infinito a quell’infinito
Ciò che resta è infinito. OM! Pace, pace, pace!

 

Brhadaranyaka Upanishad

Questo essere era Brahman, e conosceva unicamente sé stesso come "Io sono Brahman". Divenne così ogni cosa, l'universo intero. Chi tra gli Dei pervenne allo stesso riconoscimento divenne il Brahman; così fu per i Rishi, così avvenne per gli uomini. Perciò, realizzato questo, il saggio Vammdeva asserì: "Io fui una volta Manu; io stesso fui il Sole". Così accade anche oggi, che chi realizzi "io sono Brahman" diventi l'universo stesso.

 

Bhagavad Gita

Sappi che l’Essere che pervade tutto l’universo non perisce, né può essere distrutto. L’Essere è indistruttibile, eterno e senza dimensioni; soltanto i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti.
Ignorante è colui che crede di uccidere o essere ucciso; il saggio sa che l’Essere non uccide e non muore. Non c’è la nascita né la morte. Ciò che esiste non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterno, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore. O Partha, una persona che ha conosciuto l’Essere, non-nato, eterno e immutabile, come può uccidere o far uccidere? Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l’anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili.

Mandukya Upanishad

1. Tutto è contenuto nella sillaba Om. La spiegazione che segue ne concerne l’esperienza diretta. Il passato, il presente e il futuro non sono altro che la sillaba Om. Quello che trascende la triade temporale, a sua volta, è l’Om.
2. Tutto è Brahman. Il sé è Brahman. Il sé è costituito da quattro parti.
3. Il Sé che presiede allo stato di veglia, chiamato Vaisvanara, che possiede la percezione esteriore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti grossolani, è il primo quarto.
4. Il Sé che presiede allo stato di sogno, chiamato Taijasa, che possiede la visione interiore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti sottili, è il secondo quarto.

 

Mandukya Karika di Gaudapada

Saluto il Brahman che pervade l'universo con la continuità della Coscienza, che pervade ciò che è mobile e ciò che è immobile, Colui che osserva tutto quello che può essere conosciuto nel mondo sensibile - durante lo stato di veglia, Quello per cui si sperimenta ciò che nasce dal desiderio ed è illuminato dall'intelletto - durante lo stato di sogno, e che riposa nella Sua beatitudine così che tutti noi giungiamo attraverso la Sua Maya, a quello che, nei termini di Maya, è il Quarto – Turiya, e il Supremo, immortale e non nato.

 

Vivekachudamani

Prossimamente su Visionaire.org

425. Affrancato dall’illusione degli oggetti sensoriali, il Saggio dimora costantemente in identità col Brahman. Se gli viene offerta qualche cosa, il godimento che può provare non è che apparente, infatti si comporta come un individuo semi-addormentato o come un bambino perché non accorda a questo mondo transeunte nessun valore, come non ne accorda alcuno ad un’allucinazione onirica. Di tutto ciò egli ha solo una conoscenza fortuita. Un tale essere è raro sulla terra; ma egli raccoglie il frutto di innumerevoli meriti e va a lui ogni venerazione e benedizione.
426. Quest’essere di ferma sapienza dimora in identità col Brahman, esprimendo la beatitudine inalterabile, di là da ogni modificazione e da ogni attività.
427. Quando la mente riconosce l’identità dell’ātman col Brahman, quando ha trasceso le sovrapposizioni e quindi la dualità, quando è permeata dalla pura conoscenza, è chiamata suprema illuminazione. Colui che ha questa illuminazione è conosciuto come un essere di ferma sapienza.
428. Colui che ha questa ferma sapienza, che svela l’interna beatitudine e che ha dimenticato l’universo dei fenomeni è considerato un jivanmukta.
429. Colui che è in identità col Brahman, conservando nondimeno una completa vigilanza e che nello stesso tempo si è affrancato dalle qualità dello stato di veglia, per cui la conoscenza non proviene dai dati forniti dalle vāsanā (non è, quindi, conoscenza sensoriale), è considerato un jivanmukta.
430. Colui che ha placato ogni inquietudine per il samsāra, che, quantunque possessore di un corpo composto di parti, rimane in se stesso senza parti, e la cui mente si è affrancata da ogni irrequietezza, è considerato un jivanmukta.

 

Soundarya Lahari, L'Onda della Bellezza

"L'Assoluto è senza forma, ma l'energia è femminile. Quando l'energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell'Assoluto." Swami Vivekananda

"Non c'è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine." Arthur Avalon

"Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un oggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato. In altre parole, uno non esiste senza l'altra." Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal

Adesh Adesh

Quando due Yogi Nath si incontrano, usano la parla आदेश (Ādeśa)per rivolgersi l'un l'altro il saluto. Nel dizionario Sanscrito o Hindi troveremo che la parola ādeś si traduce come ordine, legge, comando o istruzione, ma i Nath associano a essa un significato molto più ampio.

La parola ādeśa è composta di due parti: आदः (ādaḥ), e ईश (īśa), dunque ādaḥ + īśa = Ādeśa. आदः (ādaḥ) significa ricevere o essere legati a, mentre ईश (īśa) significa signore, padrone, ed è anche uno dei nomi di Shiva; inoltre esprime anche eccellenza, abilità, potere. I Nath ritengono che fu Shiva stesso il fondatore del loro ordine, con il nome di आदिनाथ (Ādi Nātha), "Il Primo Nath", "Il Maestro Primordiale", che è unanimemente accettato dagli Yogi come Adi Guru (Primo Guru) e la Divinità sovrana del Nath Sampradaya. E' detto anche Yogeshvara (il Signore dello Yoga) l'ideale ascetico stesso, signore di austerità e penitenza, Signore degli spiriti e delle anime. Nel senso più ampio, Adi Nath si può tradurre come "il Signore Primordiale", nel suo ruolo di Signore di tutto il creato.

Adi Nath promise al suo discepolo Matsyendra Nath che sarebbe tornato in veste di suo discepolo per continuare l'insegnamento dello Yoga. Guru Goraksh Nath Ji (Gorakhnath) fu l'adempimento di questa promessa. [vedi: Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath. L'origine della tradizione Nath.]
A proposito dell'Ādeśa, Gorakhnath disse:

Ātmeti Paramātmeti Jeevātmeti vicārane
Trayānam aikya-sambhutir ādeśa iti kīrtitah.

Nella nostra percezione fenomenica distinguiamo tra Ātmā, Paramātmā, Jeevātmā. L'unità dei tre costituisce la verità, e la realizzazione di questa verità è detta Ādeśa. In questa prospettiva, quando due Yogi si rivolgono il saluto pronunciano le parole Ādeśa Ādeśa. Con questa formula di saluto gli Yogi costantemente si rammentano l'un l'altro l'identità di ogni ente individuale con l'essere universale e trascendente. [vedi: Alcuni aspetti degli insegnamenti dei Nath]

  

Goraksha Sataka

Om! Incomincia la centuria di Goraksha sull'Hata Yoga!
1. Mi inchino al venerabile Guru Matsyendranath, supremo bene, incarnazione della gioia; la cui semplice prossimità trasforma il corpo in pura coscienza e beatitudine.
2. Colui che, in virtù della paatica dell'adhdrbandha e delle altre tecniche posturali, illuminato dalla luce della coscienza, è lodato come Yogi e quale essenza e misura del tempo, degli yuga e dei kalpa, Colui in cui il Signore, oceano di conoscenza e beatitudine, ha preso forma, Colui che è superiore a tutti gli attributi qualitativi, manifesti e immanifesti, questi, Sri Minanath, io saluto devotamente
3. Avendo salutato con devozione il proprio Guru, Gorakhnath descrive la suprema conoscenza, ricercata dagli yogi, che conduce al Bene supremo.
4. Per il bene degli Yogi, Goraksa espone la Centuria di versi la cui conoscenza è il percorso sicuro verso lo stato supremo.
5. Questa è la scala che porta alla liberazione, per cui la mente è distolta dalle gioie dei sensi e si rivolge allo spirito, e con cui si sfugge la morte.
6. O uomo eccellente, pratica lo yoga, che è il frutto maturo dell'albero dei desideri, i cui rami (scuole) sono frequentati dagli uccelli più nobili (bramnini, iniziati), e che conduce alla fine delle miserie mondane.
7. La postura, il controllo del respiro, il ritiro dei sensi dagli oggetti esteriori, la mente concentrata in un solo punto, la meditazione e l'identificazione con l'oggetto della meditazione sono detti i sei stadi dello yoga.

I Tarocchi di Visionaire.org

I simboli tradizionali degli Arcani Maggiori interpretati con le immagini e i principi del Sanathana Dharma (Induismo).

«Creando tutte le cose, entrò in tutto. Entrando in tutte le cose, divenne ciò che ha forma e ciò che è informe; divenne ciò che puo' essere definito; e ciò che non può essere definito; divenne ciò che ha fondamento e ciò che non ha fondamento; divenne ciò che è rozzo e ciè che è raffinato. Divenne ogni specie di cose: perciò i saggi lo chiamano il reale.» (Taittiriya-Upanisad)

«A ognuno di noi, quando veniamo qui, il dio rivolge come un saluto il detto "Conosci te stesso" che equivale a "Salve". E noi contraccambiamo il dio dicendogli "Tu sei": dichiarando che esiste, gli rendiamo un saluto vero e sincero, l'unico che solamente a lui si addice.

Cos'è dunque l'essere reale? Esso è l'eterno e l'ingenerato e l'immortale, e nessuna durata di tempo può arrecargli mutamento.» (Plutarco, "L'E di Delfi")