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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.

Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath)

Testi del Vedanta

Bhagavad Gita

Il Signore creò  il mondo, e volle proteggere la sua esistenza. In primo luogo fece i progenitori, guida delle genti (prajaa - Pati), a partire da Marichi, e  impartì loro la legge  (Dharma), caratterizzata dai precetti operativi  (pravRitti) descritti nei Veda. Poi creò Sanaka, Sanandana e altri, e impartì loro la legge della rinuncia all'azione (NIVRitti), dalla conoscenza e dal  distacco. Duplice è la Legge descritta nei Veda - una di azione e l'altra di rinuncia all'azione – con cui è retto il mondo. Questa duplice legge deve essere osservata da parte dei membri di tutte le classi, a cominciare dai Brahmana, per tutta la durata delle stagioni della vita, in quanto porta direttamente a ottenere la prosperità e la liberazione, il Sommo Bene.

Nel corso del tempo, a causa dell'egoismo di coloro che dovevano difendere legge, e la conseguente diminuzione della conoscenza discriminativa, l'ingiustizia divenne più potente e prevalse sulla legge. Volendo mantenere la stabilità del mondo, il Creatore primordiale, che tutto pervade, il Signore (Vishnu), chiamato Narayana, si incarnò e nacque da Devaki e da Vasudeva, come Krishna, al fine di ristabilire la legge divina dei Veda.  Solo se la Legge vedica è preservata, il suo spirito proteggerà la vita delle diverse classi di persone.

Ashtavakra Samhita

Tu non appartieni ai bramini, ai guerrieri né ad altra casta, tu non sei in alcuno stadio di vita, non sei nulla di ciò che i tuoi occhi possono vedere. Sei privo di attaccamento e di forma, il testimone di tutto - [dunque] sii beato, ora. Giusto e ingiusto, piacere e dolore appartengono soltanto alla mente e non ti riguardano. Tu non sei l'agente o il fruitore delle conseguenze [dell'agire]; tu sei sempre libero.

Tu sei l'unico testimone di tutto, completamente libero. La causa della sofferenza è nel ritenere il testimone qualcosa di diverso da questo. Finché sei stato ingannato dal nero serpente dell'opinione di te stesso, hai creduto stoltamente: "io sono colui che agisce"; ora dissetati col nettare dell'evidenza: "io non sono colui che agisce" e da subito sii felice. Brucia la foresta dell'illusione con il fuoco della conoscenza.

Mandukya Karika di Gaudapada

Mi inchino al Brahman che pervade l'universo con l'effusione della conoscenza, che pervade ciò che è mobile e ciò che è immobile, Colui che osserva tutto quello che può essere conosciuto nel mondo grossolano [durante lo stato di veglia], Quello per cui si sperimenta tutto ciò che nasce dal desiderio ed è illuminato dall'intelletto [durante lo stato di sogno], e che riposa nella Sua beatitudine e fa che tutti noi vediamo attraverso la Sua Maya, quello che, nei termini di Maya, è il Quarto [Turiya] e il supremo, immortale e non nato.

Turiya, il Sé dell'universo - che osserva i frutti della virtù e del vizio nel mondo grossolano, che conosce gli oggetti sottili creati dalla Sua intelligenza e illuminati dalla Sua luce e che riassorbe tutto questo gradualmente in Sé, e che abbandonata ogni differenziazione diviene privo di attributi – che possa Egli accordarci la Sua protezione.

श्रुति Śrūti

Ishavasya Upanishad

Il volto della Verità è nascosto da una maschera d’oro; rimuovilo, oh Conoscitore, perché trionfi la verità, perché sia veduto. O Conoscitore, o Veggente, o Ordinatore, Sole Illuminante, o Padre delle creature, apri i tuoi raggi divini, trattieni il tuo ardore, affinché io possa conoscere il tuo volto benedetto. L'essere luminoso che abita in te, quello io sono.

Brhadaranyaka Upanishad

Om! L'aurora è il capo del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l'anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l'atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue gambe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è il davanti del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la voce della parola il suo nitrito.
Il giorno, che posa sull'oceano orientale, fu la coppa posta dinanzi al cavallo. La notte, che si trova sull'oceano occidentale, fu la coppa posta dietro al cavallo. Egli fu il Destriero che portò gli Dei, lo Stallone che portò i Gandharva, il Corsiero che portò i Demoni, e infine portò gli Uomini, come fa il Cavallo. Egli è di casa nell'oceano, dove si trova la sua stalla.

Mandukya Upanishad

 

Tutto è contenuto nella sillaba Om.

Il passato, il presente e il futuro non sono altro che la sillaba Om.

Quello che trascende la triade temporale, a sua volta, è l’Om.

Tutto è Brahman.

Il sé è Brahman.

Ecco il Signore supremo, l’onnisciente, il regolatore interno;

esso è il principio, l’origine e la fine di tutti gli esseri.

 

Sri Adi Shankara

Shankaracharya

Vivekacudamani

“Il gran gioiello della discriminazione”  
Istruzione sul discernimento spirituale

1. Rendo onore al sadguru Govinda la cui natura è suprema beatitudine, il quale si rivela mediante l’insegnamento vedantico che è di là dal linguaggio e dalla percezione mentale.
2. Per tutte le creature viventi non è agevole avere una nascita umana, in particolare ottenere un temperamento maschile, più difficile è perseguire il sentiero della devozione vedica, più difficile ancora è acquisire la perfetta conoscenza delle Sacre scritture. Altresì è raro discriminare tra il Sé e il non-Sé e realizzare l’identità del Sé con Brahman. Questo tipo di liberazione perfetta è il risultato di meriti accumulato nel corso di innumerevoli nascite.

Soundarya Lahari, L'Onda della Bellezza

"L'Assoluto è senza forma, ma l'energia è femminile. Quando l'energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell'Assoluto." Swami Vivekananda

"Non c'è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine." Arthur Avalon

"Shakti è l'energia primordiale latente,  indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l'universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l'altra." 

Advaita Sadhana

Antologia degli insegnamenti di
Sri Chandrasekharendra Saraswati Swamigal.
Commento del Vivekacudamani di Shankara. [PDF]

Con grande compassione il nostro Acharya Shankara Bhagavatpada ha tracciato il Saadhanaa-kramaM (il metodo della Sadhana) per raggiungere lo scopo dell’Advaita. Tutto ciò che ha fatto è in accordo con la Sruti (i Veda). Il corpo dei Veda ha una testa, le Upanisad. Esse sono chiamate ‘shruti-shira’, che significa ‘la testa della Sruti’. L’alto edificio della Sadhana costruito per noi dall’Acharya è fondato sulle Upanisad.
Egli ha tracciato un programma chiamato ‘Saadhana-chatushhTayaM’ (la Sadhana in quattro fasi). Nel suo monumentale commento al Brahma Sutra fin dall’inizio dice: 'nitya-anitya-vastu-vivekaH' si deve discriminare tra ciò che è reale e cioè che non è reale e nomina la quattro fasi del cammino.
Come il Sutra-Bashya è il culmine dei commenti scritturali, il Viveva-Chudamani è la massima espressione delle opere dette prakarana. In questo testo è data una perfetta definizione delle quattro fasi del Saadhana-chatushhTayaM.

La filosofia di Shankara

La filosofia di Shankara

Questo articolo esamina l'Advaita Vedanta classico di Shankaracharya e alcune questioni basilari di epistemologia e soteriologia. La presentazione rimarrà fedele a ciò che Shankara ha effettivamente detto ed eviterà interpretazioni speculative del suo pensiero, come ad esempio le forme dell'Advaita Vedanta che possono significativamente essere adattate in modo da soddisfare le esigenze degli occidentali moderni. Per la maggior parte ci si riferisce ai commenti di Shankara sul Brahma Sutra e Brhadaranyaka Upanishad, forse i suoi lavori più importanti, con alcuni riferimenti anche ai suoi altri scritti. 

Ascolto, riflessione e meditazione nella pratica dell'Advaita Vedanta

L'analisi mentale dell'Upadesha (insegnamento) attraverso la riflessione costante è l'esercizio detto Manana. Successivamente, quando non esiste più necessità e scopo per ulteriore analisi e discussione, si procede con NidhidhyAsana, che è lo stato in cui la mente è concentrata esclusivamente nell'identificazione con l'atman- tattva, su cui si è giunti a una perfetta chiarezza, e la mente non è scossa da alcun movimento.

La Mente e la funzione dei Mahavakya.

La mente, che è chiamata 'organo interno' (antaHkaraNam), è indicata con quattro nomi in base alle rispettive funzioni: manas, buddhi, chittam e ahamkAra. La funzione del pensiero è conosciuta come manas, che designa l'attività della mente ordinaria, come comportamento, esperienza di piacere, repulsione, reazione e relazione. Quando viene presa una decisione, appellandosi al senso etico, alla verità, al discernimento, è detta buddhi o intelletto. La funzione di memorizzare le esperienze e le informazioni, e di compiere operazioni formali, è chiamata chittam. Il senso dell'io è ahamkAra. 

Devi Mahatmya

 

Durante il Navaratri, in India è tradizione leggere il Devi Mahatmya, suddiviso per i nove giorni (notti) dedicati alla Madre divina. La lettura di questo testo è una pratica devozionale riconosciuta e ricca di insight significativi. Il testo è stato tradotto e curato dai miei studenti durante il Solstizio d'estate 2020, anno apocalittico e insieme straordinario, e quindi da me revisionato commentato durante il Navaratri, per condividere la lettura del testo, a protezione e conforto dei devoti della Madre e di tutti. Lo dedichiamo al Navaratri d'autunno per tutti coloro che cercheranno rifugio nella Sapienza in tempi di angoscia. Adesh Adesh. Jay Ma!

 

Introduzione:

I. ORIGINE E TRADIZIONE DEL CULTO DELLA MADRE DIVINA IN INDIA.

II. IL DEVI MAHATMYA.

Giorno 1: Capitolo I (Madhu kaitabha samhaaram)

Giorno 2: Capitoli II, III, IV (Mahishhasura samhaara)

Giorno 3: Capitoli V, VI (Dhuumralochana vadha)

Giorno 4: Capitolo VII (Chanda Munda vadha)

Giorno 5: Capitolo VIII (Rakta biija samhaara)

Giorno 6: Capitoli IX, X (Shumbha Nishumbha vadha)

Giorno 7: Capitolo XI (Lode di Narayani)

Giorno 8: Capitolo XII (Phalastuti)

Giorno 9: Capitolo XIII (Benedizione di Suratha e Samadhi)


Testo e commento del Devi Mahatmya in PDF

Tutti gli esseri viventi desiderano essere sempre felici, senza alcuna miseria. In tutti c’è un amore supremo per se stessi. E solamente la felicità è la causa dell’amore. Allo scopo quindi di raggiungere quella felicità che è la propria natura e che viene sperimentata nello stato di sonno profondo, dove non c’è mente, si dovrebbe conoscere se stessi. Per raggiungere ciò, il Percorso della Conoscenza, l’investigazione nella forma del “Chi sono Io?”, è il mezzo principale.

 

1. Chi sono Io?

Il corpo grossolano che è composto da sette umori (dhatus), io non sono; i cinque organi di senso cognitivi, ossia, il senso dell’ascolto, del tatto, della vista, del gusto e dell’odorato, che sono collegati con i rispettivi oggetti, ossia, suono, tocco, colore, gusto e odore, io non sono; i cinque organi di senso cognitivi, ossia, gli organi di parola, movimento, afferrare, espellere e procreare, che hanno le loro rispettive funzioni del parlare, muoversi, afferrare, espellere e gioire, io non sono; le cinque arie vitali, il prana, ecc. che compiono rispettivamente le cinque funzioni di inspiro ecc., io non sono; Anche la mente che pensa, io non sono; anche la nescienza che è dotata solamente delle impressioni residue degli oggetto, e nella quale non ci sono oggetti ne funzionamenti, io non sono.

 

2. Se non sono nulla di tutto questo, allora chi sono Io?

Dopo aver negato tutti i summenzionati come “non questo”, “non questo”, rimane solamente quella Consapevolezza – che io sono.

 

3. Qual è la natura della Consapevolezza?

La natura della Consapevolezza è esistenza-coscienza-beatitudine

 

4. Quando si conquisterà la realizzazione del Sé?

Quando il mondo che è ciò-che-viene-visto sarà rimosso, allora ci sarà la realizzazione del Sé che è colui che vede.

 

5. Non ci sarà realizzazione del Sé mentre il mondo esiste (viene visto come reale)?

Non ci sarà.

 

6. Perché?

Colui che vede e l’oggetto visto sono come la corda e il serpente. Così come la conoscenza della corda che è il substrato non emergerà finché non se ne andrà la falsa conoscenza del serpente illusorio, così la realizzazione del Sé che è il substrato non verrà raggiunta finché non viene rimossa l’idea che il mondo è reale.

 

7. Quando verrà rimosso il mondo che è l’oggetto visto?

Quando la mente, che è l’origine di tutta la conoscenza e di tutte le azioni, diverrà calma, il mondo scomparirà.

 

8. Qual è la natura della mente?

Ciò che viene chiamata “mente” è un meraviglioso potere che risiede nel Sé. Essa origina tutti i pensieri. Tolti i pensieri, non esiste una tale cosa come la mente. Quindi, il pensiero è la natura della mente. Tolti i pensieri, non c’è un’entità indipendente chiamata mondo. Nel sonno profondo non ci sono pensieri, e non c’è mondo. Nello stato di veglia e di sogno, ci sono pensieri, e quindi anche il mondo. Così come il ragno emette il filo (della ragnatela) fuori da se stesso e poi lo riavvolge dentro, allo stesso modo la mente proietta fuori da se stessa il mondo e poi lo ritira dentro se stessa. Quando la mente esce dal Sé, appare il mondo. Quindi, quando il mondo appare (essere reale), non appare il Sé; e quando il Sé appare (brilla) il mondo non appare. Quando si investiga con persistenza la natura della mente, la mente finirà per lasciare il Sé (come un residuo). Quando si parla del Sé ci si riferisce all’Atman. La mente esiste sempre solo in dipendenza da qualcosa di grossolano; non può esistere da sola. E’ la mente che viene chiamata corpo sottile o anima (Jiva).

 

9. Qual è il percorso dell’investigazione per comprendere la natura della mente?

Che ciò emerge come “Io” in questo corpo è la mente. Se si investiga su dove nel corpo emerge per primo il pensiero “Io”, si scoprirà che è nel cuore, ossia il luogo di origine della mente. Anche se si pensa costantemente “Io-Io” si sarà condotti in quel luogo. Di tutti i pensieri che sorgono nella mente, il primo è il pensiero “Io”. E’ solo dopo che è emerso questo che sorgono tutti gli altri. E’ dopo l’apparizione del primo pronome personale che

appaiono il secondo e il terzo pronome personale; senza il primo non c’è il secondo né il terzo.

 

10. Come può divenire calma la mente?

Con l’investigazione “Chi sono Io?”. Il pensiero “Chi sono Io?” distruggerà tutti gli altri pensieri e, come il bastoncino usato per accendere la pira, sarà anch’esso distrutto alla fine. Allora, emergerà la realizzazione del Sé.

 

11. Quali sono i mezzi per rimanere costanti sul pensiero “Chi sono Io?”

Quando sorgono altri pensieri, non si dovrebbe seguirli, ma chiedersi: “A chi è sorto questo pensiero?” Non importa quanti ne sono emersi. Come ne sorge uno, ci si dovrebbe chiedere con diligenza: “A chi è sorto questo pensiero?” La risposta che emergerà sarà: “A me”. A quel punto, se ci si chiede: “Chi sono Io?” la mente ritornerà nella sua origine, e il pensiero che era emerso diverrà quiescente. Ripetendo la pratica in questo modo, la mente svilupperà l’abilità di rimanere nella sua origine. Quando la mente che è sottile esce attraverso il cervello e gli organi di senso, appaiono i nomi e le forme grossolane; quando rimane nel cuore, scompaiono i nomi e le forme. Non permettendo alla mente di andare fuori, ma trattenendola nel Cuore è ciò che viene chiamata “Introspezione” (antar-mukta). Lasciare uscire la mente dal Cuore è chiamata “Esternalizzazione” (bahir-mukta). Quindi, quando la mente sta nel Cuore, l’”Io” che è la sorgente di tutti i pensieri, se ne andrà e il Sé che esiste sempre brillerà. Qualunque cosa si faccia, si dovrebbe fare senza l’”Io” egocentrico. Se si agisce in quel modo, tutto apparirà come appartenente alla natura di Siva (Dio).

 

12. E non ci sono altri mezzi per rendere quiescente la mente?

Al di fuori dell’investigazione, non ci sono mezzi adeguati. Se con altri mezzi si cerca di controllare la mente, questa sembrerà sotto controllo, ma uscirà di nuovo. Anche attraverso il controllo del respiro, la mente diverrà quiescente; ma rimarrà quieta solo fin quando rimane controllato il respiro, e quando si smette, la mente inizierà nuovamente a muoversi e vagherà come spinta dalle impressioni residue. L’origine per la mente e il respiro è la stessa. Anche il pensiero è la natura della mente. Il pensiero “Io” è il primo, e questo è l’egoismo. E’ da esso quindi che si origina l’egoismo. Quindi, quando la mente diviene quieta il respiro viene controllato, e quando si controlla il respiro, la mente diviene quieta. Nel sonno profondo però, sebbene la mente divenga quieta, il respiro non si ferma. Questo avviene per volontà di Dio, in modo che il corpo possa essere preservato e le persone non possano pensare che sia morto. Nello stato di veglia e nel samadhi, quando la mente diviene quieta, si controlla il respiro. Il respiro è la forma grossolana della mente. Fino al momento della morte, la mente mantiene il respiro nel corpo, e quando questo muore la mente porta il respiro con sé. Quindi, l’esercizio di controllare il respiro è solo un aiuto per rendere quieta la mente (manonigraha); non distruggerà la mente (manonasa). Come la pratica del controllo del respiro, la meditazione sulle forme di Dio, la ripetizione di mantra, il limitare il cibo e così via sono solo aiuti per rendere quieta la mente. Con la meditazione sulle forme di Dio e attraverso la ripetizione di mantra la mente si focalizza. La mente è sempre vagante. Solo quando si lega al tronco un elefante con una catena, esso continuerà ad afferrarla e non farà altro, allo stesso modo quando la mente è occupata con un nome o una forma, afferrerà solo quella. Quando la mente si espande nella forma di infiniti pensieri, ogni pensiero diventa debole; ma come i pensieri si risolvono, la mente si focalizza e diviene forte; per una tale mente l’investigazione del Sé diviene facile. Di tutte le regole restrittive, quella relativa al prendere cibo sattvico in quantità moderate è la migliore; osservando questa regola la qualità sattvica della mente aumenterà, e ciò sarà di aiuto all’investigazione del Sé.

 

13. Le impressioni residue (i pensieri) degli oggetti appaiono senza fine come le onde dell’oceano. Quando verranno tutti distrutti?

Come la meditazione sul Sé cresce sempre più in alto, i pensieri verranno distrutti.

 

14. E’ possibile per una impressione residua degli oggetti che giunge da un tempo senza inizio risolversi, e la persona rimanere nel pure Sé?

Senza cedere al dubbio “E’ possibile o no?”, ci si dovrebbe mantenere in modo persistente sulla meditazione del Sé. Anche se si è un grande peccatore, non bisognerebbe preoccuparsi e piangere: “Oh, sono un peccatore, come posso essere salvato?” Si dovrebbe rinunciare completamente al pensiero: “Sono un peccatore” e concentrarsi con ardore sulla meditazione del Sé; allora si avrà sicuramente successo. Non ci sono due menti – una buona e una malvagia; la mente è una sola. Sono le impressioni residue che sono di due tipi – favorevoli e sfavorevoli. Quando la mente è sotto l’influenza di impressioni favorevoli, viene chiamata buona; e quando è sotto quelle sfavorevoli, viene vista come malvagia.

Non si dovrebbe permettere alla mente di vagare verso gli oggetti mondani e ciò che riguarda le altre persone. Per quanto possano essere malvagie, non si dovrebbe avere avversione per loro. Sia desiderio che avversione dovrebbero essere evitati. Tutto ciò che si dà agli altri lo si dà a se stessi. Se si comprende questa verità chi non darà ad altri?

Quando sorge il proprio sé, tutto sorge; quando il proprio sé diviene quieto, tutto diviene quieto. Nella misura in cui ci comportiamo con umiltà, nella stessa misura ci sarà del bene per noi. Se la mente è resa quieta, si può vivere ovunque.

 

15. Per quanto tempo bisognerebbe investigare?

Finché ci sono delle impressioni di oggetti nella mente, bisogna investigare sul “Chi sono io?”. Come sorgono i pensieri questi dovrebbero essere distrutti e ricondotti nel vero luogo della loro origine, attraverso l’investigazione. Se si riesce a contemplare ininterrottamente il Sé, finché questo viene raggiunto, ciò da solo farà accadere quanto detto prima. Finché ci sono dei nemici all’interno della fortezza questi continueranno a fare delle sortite; se vengono distrutti come escono fuori, la fortezza cadrà nelle vostre mani.

 

16. Qual è la natura del Sé?

Ciò che in verità esiste è solo il Sé. Il mondo, l’anima individuale, e Dio sono apparenze in esso, come l’argento nella madre perla; questi tre appaiono e scompaiono nel medesimo istante. Il Sé esiste dove non c’è assolutamente un “Io” – pensiero. Ciò viene chiamato “Silenzio”. Il Sé stesso è il mondo; il Sé stesso è l’”Io”; il Sé stesso è Dio; tutto è Siva, il Sé.

 

17. Non è tutto il lavoro di Dio?

Senza desiderio, determinazione o sforzo, il sole sorge, e nella sua mera presenza, la pietra solare emette fuoco, il loro fiorisce, l’acqua evapora, la gente compie le diverse azioni e poi riposa. Così come alla presenza del magnete l’ago si muove, è grazie alla virtù della presenza di Dio che le anime governate dalle tre funzioni (cosmiche) o dalla quintuplice attività divina compiono le loro azioni e poi riposano, in accordo con i loro rispettivi karma. Dio non ha volontà; nessun karma si attacca a Lui. E’ come per le azioni mondane che non influiscono sul sole, o come i meriti e i demeriti degli altri quattro elementi che non influiscono sullo spazio che pervade tutto.

 

18. Tra i devoti chi è il più grande?

Colui che rinuncia a se stesso per il Sé che è Dio, questo è il più eccellente. Lasciare se stessi a Dio significa rimanere costantemente nel Sé senza dare spazio alla crescita di alcun pensiero al di fuori di quello del Sé. Qualunque fardello sia gettato su Dio, Egli lo porta. Dal momento che il potere supremo di Dio fa muovere ogni cosa, perché dovremmo noi, senza sottometterci ad esso, costantemente preoccuparci con pensieri su ciò che si dovrebbe fare e come farlo, e su ciò che non si dovrebbe fare e come non farlo? Sappiamo che il treno porta tutti i carichi, quindi dopo averli caricati, perché dovremmo trasportare sulla nostra testa un piccolo bagaglio per nostro sconforto, invece di caricarlo sul treno e sentirci leggeri?

 

19. Cos’è il non attaccamento?

Come sorgono i pensieri, il non attaccamento consiste nel distruggerli immediatamente senza lasciare residui nel vero luogo della loro origine. Così come il cacciatore di perle lega una pietra al suo torace, tocca il fondo del mare e là prende le perle, così ciascuno di noi

dovrebbe essere dotato di non attaccamento, nuotare all’interno di se stesso ed ottenere la perla del Sé.

 

20. Non è possibile per Dio e il Maestro influire sulla liberazione di un’anima?

Dio e il Maestro solo mostreranno la strada per la liberazione; essi non interverranno prendendo l’anima e conducendola allo stato di liberazione. In verità, Dio e il Maestro non sono differenti. Così come la preda che è caduta tra le fauci della tigre non ha possibilità di fuga, così coloro che sono giunti nello spazio visivo della graziosa vista del Maestro saranno da lui salvati e non si perderanno; ma ciascuno con le proprie forze dovrà perseguire il percorso mostrato da Dio o dal Maestro ed ottenere la liberazione. Si può conoscere se stessi solamente con i propri occhi della conoscenza, e non con quelli di qualcun altro. Colui che è Rama necessita dell’aiuto di uno specchio per sapere che è Rama?

 

21. E’ necessario per colui che desidera ardentemente la liberazione investigare sulla natura delle categorie (tattvas)?

Così come colui che vuole buttare via la spazzatura non ha bisogno di analizzarla e vedere di cosa si tratti, allo stesso modo colui che desidera conoscere il Sé non ha bisogno di contare il numero delle categorie o investigare sulle loro caratteristiche; Ciò che deve

fare è di rigettare insieme tutte le categorie che nascondono il Sé. Il mondo andrebbe considerato come un sogno.

 

22. Non c’è differenza tra lo stato di veglia e il sogno? Lo stato di veglia è lungo, il sogno breve; al di fuori di ciò non c’è differenza. Come le cose in stato di veglia appaiono reale mentre si è svegli, così quelle in un sogno mentre si sogna. Nel sogno la mente prende un altro corpo. Sia nello stato di veglia che in quello di sogno i pensieri, i nomi e le forma accadono simultaneamente.

 

23. E’ di qualche aiuto leggere libri per colori che cercano la liberazione?

Tutti i testi dicono che per ottenere la liberazione di dovrebbe rendere quieta la mente; quindi il loro insegnamento conclusivo è che la mente dovrebbe essere resa quieta; una volta compreso ciò non c’è bisogno di letture infinite. Allo scopo di acquietare la mente si deve solamente investigare in se stessi cosa sia il Sé; come si può fare questa ricerca sui libri? Si dovrebbe conoscere il proprio Sé attraverso i propri occhi della saggezza Il Sé è all’interno di cinque foderi, ma i libri sono al di fuori di queste. Dal momento che il Sé deve essere investigato disfandosi dei cinque foderi, è futile cercarlo nei libri. Verrà il tempo in cui ci si dovrà dimenticare di tutto ciò che si è imparato.

 

24. Cos’è la felicità?

La felicità è la vera natura del Sé; la felicità e il Sé non sono diversi. Non c’è alcuna felicità in nessun oggetto del mondo. Noi immaginiamo con la nostra ignoranza che avremo felicità dagli oggetti. Quando la mente va fuori, sperimenta la miseria. In verità, quando i suoi desideri vengono realizzati, essa ritorna al proprio luogo e gioisce della felicità che è il Sé. In modo simile, nello stato di sonno, di samadhi e di svenimento, e quando l’oggetto desiderato viene conquistato o l’oggetto non voluto viene allontanato, la mente si introverte, e gioisce della pura Felicità del Sé. Quindi, la mente si muove senza riposo, alternativamente fuori dal Sé e ritornando in esso. Sotto un albero l’ombra è piacevole; fuori all’aperto il caldo è bruciante. Una persona che è andata fuori al sole sentirà freddo quando raggiungerà l’ombra. Qualcuno che continua ad andare dall’ombra al sole e poi ritorna nell’ombra è uno sciocco. Un uomo saggio rimane permanentemente nell’ombra. In modo simile, la mente di colui che conosce la verità non lascia il Brahman. La mente dell’ignorante, al contrario, si rivolge al mondo, sentendosi miserevole, e per un poco ritorna al Brahman per sperimentare la felicità. Infatti, ciò che è chiamato mondo è solo un pensiero. Quando scompare il mondo, ossia, quando non c’è pensiero, la mente sperimenta la felicità; e quando il mondo appare, essa va nella miseria.

 

25. Cos’è la saggezza-intuizione (Jnana-drsti)?

Rimanere quieto è ciò che chiamiamo saggezza-intuizione. Rimanere quieto significa rivolgere la mente al Sé. Telepatia, conoscere gli eventi del passato, del presente e del futuro, e la chiaroveggenza non costituiscono la saggezza-intuizione.

 

26. Qual è la relazione tra lo stato di assenza di desiderio e la saggezza?

L’assenza di desiderio è la saggezza. I due non sono diversi; sono la stessa cosa. Assenza di desiderio consiste nel trattenere la mente dal rivolgersi verso qualsiasi oggetto. Saggezza significa l’apparizione di nessun oggetto. In altre parole, non cercare ciò che è altro dal Sé è distacco o assenza di desiderio; non lasciare il Sé è saggezza.

 

27. Qual è la differenza tra l’investigazione e la meditazione?

L’investigazione consiste nel trattenere la mente nel Sé. La meditazione consiste nel pensare che il proprio sé è Brahman, esistenza-coscienza-beatitudine.

 

28. Cos’è la liberazione?

La liberazione è investigare sulla natura del proprio Sé che è in catene, e realizzare la propria vera natura.

 

Tratto da: “Chi sono Io?” (Gli insegnamenti di Bhagavan Sri Ramana Maharshi)

La Tradizione degli Yogi

GORAKHNATH E LA TRADIZIONE NATH

 

Adya (il principio maschile primordiale) e Adyā (il principio femminile primordiale) erano i due antichi dei che diedero inizio alla creazione. Successivamente nacquero quattro Siddha, dopo di loro nacque una ragazza, il cui nome era Gaurī. Per ordine di Adya, Śiva la sposò e discese sulla Terra. I nomi di quei quattro Siddha erano Mīnnāth (Matsyendranath), Gorakṣnath, Hāḍiphā (Jalendharnath) e Kānphā. Dal momento in cui furono creati, restarono assorti dalla pratica dello yoga e si sostenevano solo di aria. Goraksh Nath era al servizio di Mīn-nāth e Kanphanath era di Hāḍipā. 

dal Navanath Katha

Goraksha Sataka

La Centuria dei Versi di Gorakhnath

Om! Incomincia la centuria di Goraksha sull'Hata Yoga!
1. Mi inchino al venerabile Guru Matsyendranath, supremo bene, incarnazione della gioia; la cui semplice prossimità trasforma il corpo in pura coscienza e beatitudine.
2. Colui che, in virtù della paatica dell'adhdrbandha e delle altre tecniche posturali, illuminato dalla luce della coscienza, è lodato come Yogi e quale essenza e misura del tempo, degli yuga e dei kalpa, Colui in cui il Signore, oceano di conoscenza e beatitudine, ha preso forma, Colui che è superiore a tutti gli attributi qualitativi, manifesti e immanifesti, questi, Sri Minanath, io saluto devotamente
3. Avendo salutato con devozione il proprio Guru, Gorakhnath descrive la suprema conoscenza, ricercata dagli yogi, che conduce al Bene supremo.
4. Per il bene degli Yogi, Goraksa espone la Centuria di versi la cui conoscenza è il percorso sicuro verso lo stato supremo.
5. Questa è la scala che porta alla liberazione, per cui la mente è distolta dalle gioie dei sensi e si rivolge allo spirito, e con cui si sfugge la morte.

 

SIṢYĀ DARSAN

OṂ. Dall'eterno, l'Om emerge. Dall'Om, lo spazio [ākāś] emerge. Dallo spazio, l'aria emerge. Dall'aria, il fuoco emerge. Dal fuoco, l'acqua emerge. Dall'acqua, la terra emerge. La forma della terra è la bellezza della Dea. La forma dell'acqua è l'aspetto di Brahma. La forma del fuoco è la maya di Vishnu. La forma dell'aria è il corpo di Dio. La forma dello spazio è l'ombra del Suono [Nad] La forma del Suono emerge dall'eterno.

ABHAI MĀĀTRĀ JOG

OM. Il lignaggio dei Perfetti, la via della saggezza, la vera terra, la postura naturale e il respiro, la medicina filosofale del respiro yogico, la grotta dell'autocontrollo, l'astinenza come perizoma, il decoro come cintura di castità, l'unità trascendente come scialle di meditazione, l'unione, l'Uddhiana Bandh, il vero mudra, la virtù come abito, il perdono come cappello, l'ardore come supporto, l'introspezione come sacca delle elemosine, la pazienza come bastone, la discriminazione come spada, la pratica ascetica come ruota, il chakra radice come ciotola per l'acqua, la mente come acqua, l'elisir come cibo, la compassione, la meditazione del segreto, il discernimento come libro, la lingua come alchimia...

 

Adesh Adesh

Quando due Yogi Nath si incontrano, usano la parla आदेश (Ādeśa)per rivolgersi l'un l'altro il saluto. Nel dizionario Sanscrito o Hindi troveremo che la parola ādeś si traduce come ordine, legge, comando o istruzione, ma i Nath associano a essa un significato molto più ampio.

La parola ādeśa è composta di due parti: आदः (ādaḥ), e ईश (īśa), dunque ādaḥ + īśa = Ādeśa. आदः (ādaḥ) significa ricevere o essere legati a, mentre ईश (īśa) significa signore, padrone, ed è anche uno dei nomi di Shiva; inoltre esprime anche eccellenza, abilità, potere. I Nath ritengono che fu Shiva stesso il fondatore del loro ordine, con il nome di आदिनाथ (Ādi Nātha), "Il Primo Nath", "Il Maestro Primordiale", che è unanimemente accettato dagli Yogi come Adi Guru (Primo Guru) e la Divinità sovrana del Nath Sampradaya. E' detto anche Yogeshvara (il Signore dello Yoga) l'ideale ascetico stesso, signore di austerità e penitenza, Signore degli spiriti e delle anime. Nel senso più ampio, Adi Nath si può tradurre come "il Signore Primordiale", nel suo ruolo di Signore di tutto il creato.

GORAKSHA VACANA SAMGRAHA.

Le istruzioni di Gorakhnath. 

1. Alcune persone desiderano la non dualità, altri desiderano la dualità. Ma non troveranno la Realtà, che è sempre e ovunque la stessa, diversa dalla dualità e dalla non dualità.
2. Se il Dio (Shiva) a cui tutto va è immutabile, pieno, indiviso, allora oh! La maya, la grande illusione, le false nozioni di dualità e non dualità.
3. Si dice che il supremo Brahman sia libero dall'esistenza e dalla non esistenza, libero da distruzione e generazione, al di là di ogni concezione.
4. Coloro che conoscono la Realtà lo conoscono come infinito spazio, vera conoscenza e beatitudine, ignoto al ragionamento e all'esempio, al di là della mente, dell'intelletto e delle altre funzioni.
5. Shakti è inerente a Shiva, Shiva è inerente a Shakti. Si deve riconoscere che non c'è differenza tra essi, come tra la Luna e la sua luce.
6. Quindi Shiva senza Shakti non potrebbe fare nulla. Ma dacché è unito al suo potere (shakti), è causa di tutte le forme sensibili.
7. Dotato di infinita Shakti, Shiva perpetua il manifestarsi di tutte le forme, eppure rimane uno solo, senza secondo, nella sua propria forma.

Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath. L'origine della tradizione Nath.

Da tempo l'India è riconosciuta come un importante centro della vita spirituale, che ha esercitato grande influenza sullo sviluppo di tutta la civiltà umana. La storia del paese è stata sempre segnata dalle storie di diversi grandi santi, Siddha e MahaYogi, che appaiono di volta in volta a guidare l'umanità verso ideali più alti, grazie all'esempio delle loro vite illustri.

Alcuni aspetti degli insegnamenti dei Nath

La posizione metafisica dei Nath non è monista né dualista. E' trascendente nel più vero senso della parola. Essi parlano dell'Assoluto (Nath), al di là delle opposizioni implicite nei concetti di Saguna e Nirguna, o di Sakara e Nirakara. Perciò, per essi il fine supremo della vita è realizzare se stessi come Nath e restare eternamente radicati al di là del mondo delle relazioni. La via per conquistare tale realizzazione è detta essere lo yoga, su cui investono molta energia. Sostengono che la Perfezione non si posa raggiungere con altri mezzi, se non con il sostegno della disciplina dello yoga.

I Siddha e la Via del Rasa

Un Siddha è qualcuno che si dice abbia raggiunto poteri sovrumani (Siddhi) o un Jivanmukthi, un liberato in vita. Il termine potrebbe anche essere tradotto come il raggiungimento della perfezione o dell'immortalità. Tale Siddha dotato di un corpo divino (divyadeha) è Shiva stesso (Maheshvara Siddha). È il perfetto, che ha superato le barriere del tempo, dello spazio e dei limiti umani. Un Siddha nella sua forma idealizzata è liberato da tutti i desideri (anyābhilāṣitā-śūnyam), colui che ha raggiunto un'identità impeccabile con la Realtà suprema.

Gorakh Bani

 

Il Gorakh Bani è un poema sapienziale di epoca medievale attribuito a Gorakhnath, composto di 275 strofe, più una serie di composizioni aggiuntive, dette Pada.
E’ un testo dei più misteriosi e affascinanti. E’ il Sabad, la parola spontanea dell’illuminato, lontana dai canoni scolastici vedantini e dello yoga, invece enigmatica e fitta di allegorie ermetiche e di riferimenti alla vita del monaco errante, dello Yogi, del Siddha, e alla sadhana esoterica. Perciò è un testo complesso, anti-intuitivo, ironico, poi beatifico e estatico, a tratti oscuro, comunque veloce, ritmato e vivace.
E’ un poema scritto con l’intento di sfidare l’intelligenza e le aspettative del lettore, e perciò per destrutturare il linguaggio e la mentalità razionale, e con esso il pensiero di chi legge. Il suo scopo è spingere a tuffarsi nell’orizzonte – o nel logos – del siddha, che è l’outsider e il mago, l’enigma in persona, al di là del duale e del non duale: lo Yogi Gorakh è “il fanciullo che parla dal più alto dei cieli”.
Si tratta di un orizzonte di meditazione che è molto radicale rispetto a quelli in voga ai nostri giorni. Il testo offre molti punti letteralmente di appoggio, su cui sviluppare quel percorso di meditazione, come inteso originariamente, su cui lo yogi deve lavorare in autonomia. Si spalanca l’orizzonte della meditazione, in cui approfondire le singole stazioni.

A differenza del sapere religioso, ben noto e reiterato dalla tradizione tra i confini del "villaggio", il sapere che Gorakh incarna non può essere indicato tra le definizioni che sono postulate dai dotti, dalle usanze e dai sacerdoti. Egli è un sapere incarnato e vivente, sempre nuovo, imperituro e rinnovato dall’esperienza che nel tempo è maturata nella coscienza degli yogi che hanno intrapreso lo stesso cammino, che si illuminerà con l’immagine già misteriosamente addotta da Eraclito. “Un fanciullo che parla dall’alto dei cieli”.

La Parola (Sabad) che andiamo a esporre è esoterica, codice e chiave di accesso a un regno e un pensiero differenti. Nessuno può dire di possederla, poiché la sua espressione è il suo stesso occultamento e la sola chiave d’accesso è il risveglio che riesce a suscitare. Il Sabad deve procurare il risveglio della stessa condizione nell’interlocutore, risvegliare il Sabad. Non è un sistema normativo che si possa imporre, non è un’ideologia a cui si possa aderire, non è un argomento che si possa padroneggiare, non è una tesi che si possa confutare o un sistema da applicare alla lettera. Sabad è la libertà della Parola ispirata, dell’esperienza diretta, del cuore di chi parla, il riverbero del suono primordiale incausato. Sabad è il seme stesso che si getta nel terreno del cuore, dove Gorakh "ara il campo". Chi nasce da quel seme è "uno di noi".

 

Testo e commento del Gorakh Bani sono pubblicati su Satsang.it