Estrai 3 Carte

VISIONAIRE.ORG

Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.

Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath)

 

L'Angelo è l'emissario o la manifestazione di Dio, l'energia che collega gli uomini ad una dimensione senza tempo e assoluta, al superamento dei propri limiti e degli ostacoli, alla realizzazione di sé secondo un progetto di liberazione.

L'Angelo è sempre portatore di una notizia, del rivelarsi di energie superiori e passaggi decisivi, è tramite di salvezza e aiuto, ma anche creatura purissima e inflessibile, impossibile da paragonare, sfidare o corrompere.

L'Angelo rappresenta la Grazia del Guru che disvela l'ultima identità e acconsente all'elevazione finale del discepolo. E detta anche la carta del Giudizio, perchè il suo significato è stato rappresentato con la raffigurazione della Resurrezione Finale. I "corpi" sono in attesa della resurrezione, dell'angelo o dello spirito che li ricongiunga alla vita Eterna; rappresentano l'attesa perfetta, l'abbandono fiducioso al rivelarsi della Grazia.

In questo Arcano si svela lo Spirito che libera e salva coloro che giacevano nella condizione di nescienza. "Il saggio, cui l'ignoranza è stata dissipata dalla grazia del Maestro, non è affatto illuso" (Adi Shakara). La grazia del Guru discende su coloro che sono perfettamente umili e devoti. Fede è la completa aderenza e fiducia nella parola del Guru, al di là di qualsiasi prova o dubbio. Non è materia di argomentazione, di pensiero o di disamina; soltanto obbedienza, unità, fino alla perfetta identità.

La carta dell'Angelo indica la rivelazione, la liberazione e la nuova vita. Nell'oracolo rappresenza la vittoria e la rinascita nei confronti di qualsiasi passata difficoltà. Invita alla purezza e alla visione con sguardo liberato, privo di egoismo e libero dalle contrapposizioni, uno sguardo unificato e portatore di pace, di spirito nuovo. E' il momento di realizzare il destino a cui ci sentiamo chiamati, i doni che abbiamo ricevuto.

 

 

 

Simbolo ed espressione del punto focale del cammino mistico, l'Impiccato o Appeso è la forma con cui il viandante del sentiero celebra il Sacrificio del proprio costrutto psico-fisico, preparandosi ad affrontare la Morte e la Resurrezione, in spirito di completa fiducia e di abbandono.

Comunemente è una carta associata all'esperienza del dolore e della resa, poichè il Sacrificio avviene per consapevolezza della sofferenza terrena, con il capovolgimento delle proprie aspirazioni - che dall'orizzonte egoistico e umano si convertono all'aspirazione alla liberazione. Per acconsentire alla Liberazione occorre che si realizzi completamente la coscienza del dolore e che ad esso ci si abbandoni, in un sentimento mistico di Resa, o non-azione, per invocare completamente il proscioglimento dall'Illusione e dagli errori che separano la coscienza umana dalla Presenza divina.

Con questo passaggio, il soggetto si trasforma da attore o agente percepito delle azioni, e fruitore dei frutti (piacevoli e spiacevoli) del mondo, in Figlio: Creatura inerme e fiduciosa, in attesa della Nascita nella Grazia divina.

Gli eventi dispongono in questo senso, oppure, anche in presenza di fatti non gravi, è la percezione di sé a spingere verso l'abbandono e il sentimento di rinuncia, o introversione. Eventuali problemi contingenti vanno valutati in questo senso. L'attenzione interiore va portata al passaggio spirituale che chiede di avere la priorità sulle incombenze della vita quotidiana. Un pacifico sentimento di abbandono e di umiltà deve perndere il posto dell'agitazione mentale e dell'impulso ad agire.

 

 

Chi è alla porta? - chiede Parvati

Digambara - risponde Shiva
Riconosci in me Mahesvara (il Signore Supremo).
E' ovvio (che sei Mahesvara) perché non hai vestiti
[Shiva Purana]

Fin dalla antichità numerose tradizioni religiose e filosofiche raccomandano all'uomo di intenti elevati il distacco dal mondo e dai desideri che esso suscita, perchè la ricerca della verità necessita di tutte le energie individuali e di una mente pacificata, distante dai desideri e dai conflitti mondani. Nella solitudine, prescelta dopo aver conosciuto diverse condizioni di vita, la mente è libera di osservare se stessa e trovare l'obiettivo verso cui tendere costantemente. Nella solitudine dei deserti o delle montagne Dio ha parlato ai suoi Profeti. Gli asceti Veggenti della tradizione Hindu, nella perfezione del loro silenzio, videro e udirono l'origine, la nascita e la formazione del cosmo, perfino degli stessi Dei, e tramandarono la testimonianza nei Veda. Nella cultura Hindu, la figura dell'ascet è tradizionalmente circondata di rispetto e ritenuta la posizione più elevata accessibile a un mortale. Simbolicamente l'Eremita è l'Osservatore distaccato dal mondo che ricerca la Verità Assoluta e che ne impersona la forma spogliandosi di ogni attributo mondano. Shiva veste i panni dell'asceta a significare la sua statura di Signore degli Dei e signore degli asceti, essendo la figura che rapprenta iconograficamente l'Assoluto, il senza-forma.

Dal punto di vista umano e ordinario, la rinuncia alla vita mondana è innanzitutto determinazione profonda, presa di coscienza. Solo da tale determinazione si può compiere una scelta naturale ed equilibrata.

Nell'oracolo l'Eremita può indicare un momento della nostra evoluzione in cui ci è richiesto di spogliarci del superfluo, dei condizionamenti e dei desideri egoici, ma anche dell'orgoglio e delle abitudini della mente. Rinuncia, solitudine, silenzio e frugalità

 

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