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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.

Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath)

Testi del Vedanta

Bhagavad Gita

Il Signore creò  il mondo, e volle proteggere la sua esistenza. In primo luogo fece i progenitori, guida delle genti (prajaa - Pati), a partire da Marichi, e  impartì loro la legge  (Dharma), caratterizzata dai precetti operativi  (pravRitti) descritti nei Veda. Poi creò Sanaka, Sanandana e altri, e impartì loro la legge della rinuncia all'azione (NIVRitti), dalla conoscenza e dal  distacco. Duplice è la Legge descritta nei Veda - una di azione e l'altra di rinuncia all'azione – con cui è retto il mondo. Questa duplice legge deve essere osservata da parte dei membri di tutte le classi, a cominciare dai Brahmana, per tutta la durata delle stagioni della vita, in quanto porta direttamente a ottenere la prosperità e la liberazione, il Sommo Bene.

Nel corso del tempo, a causa dell'egoismo di coloro che dovevano difendere legge, e la conseguente diminuzione della conoscenza discriminativa, l'ingiustizia divenne più potente e prevalse sulla legge. Volendo mantenere la stabilità del mondo, il Creatore primordiale, che tutto pervade, il Signore (Vishnu), chiamato Narayana, si incarnò e nacque da Devaki e da Vasudeva, come Krishna, al fine di ristabilire la legge divina dei Veda.  Solo se la Legge vedica è preservata, il suo spirito proteggerà la vita delle diverse classi di persone.

Ashtavakra Samhita

Se stai cercando la Liberazione, mio prediletto, rifiuta gli oggetti dei sensi come veleno. Dissetati con il nettare della tolleranza, con la sincerità, la compassione, la contentezza, la verità.

Tu non se né la terra, né l'acqua, né il fuoco, né l'aria, né l'etere. Per [conquistare] la Liberazione conosci te stesso come sostanziale consapevolezza, il testimone delle cinque sostanze. Solo se resterai stabilmente nella consapevolezza, vedendoti ben distinto dal corpo, fin da subito diventerai felice, pacificato e libero da tutti i legami.

Tu non appartieni ai bramini, ai guerrieri né ad altra casta, tu non sei in alcuno stadio di vita, non sei nulla di ciò che i tuoi occhi possono vedere. Sei privo di attaccamento e di forma, il testimone di tutto - [dunque] sii beato, ora. Giusto e ingiusto, piacere e dolore appartengono soltanto alla mente e non ti riguardano. Tu non sei l'agente o il fruitore delle conseguenze [dell'agire]; tu sei sempre libero.

Tu sei l'unico testimone di tutto, completamente libero. La causa della sofferenza è nel ritenere il testimone qualcosa di diverso da questo. Finché sei stato ingannato dal nero serpente dell'opinione di te stesso, hai creduto stoltamente: "io sono colui che agisce"; ora dissetati col nettare dell'evidenza: "io non sono colui che agisce" e da subito sii felice. Brucia la foresta dell'illusione con il fuoco della conoscenza.

श्रुति Śrūti

Ishavasya Upanishad

Il volto della Verità è nascosto da una maschera d’oro; rimuovilo, oh Conoscitore, perché trionfi la verità, perché sia veduto. O Conoscitore, o Veggente, o Ordinatore, Sole Illuminante, o Padre delle creature, apri i tuoi raggi divini, trattieni il tuo ardore, affinché io possa conoscere il tuo volto benedetto. L'essere luminoso che abita in te, quello io sono.

Brhadaranyaka Upanishad

Om! L'aurora è il capo del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l'anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l'atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue gambe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è il davanti del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la voce della parola il suo nitrito.
Il giorno, che posa sull'oceano orientale, fu la coppa posta dinanzi al cavallo. La notte, che si trova sull'oceano occidentale, fu la coppa posta dietro al cavallo. Egli fu il Destriero che portò gli Dei, lo Stallone che portò i Gandharva, il Corsiero che portò i Demoni, e infine portò gli Uomini, come fa il Cavallo. Egli è di casa nell'oceano, dove si trova la sua stalla.

Mandukya Upanishad

1. Tutto è contenuto nella sillaba Om. La spiegazione che segue ne concerne l’esperienza diretta. Il passato, il presente e il futuro non sono altro che la sillaba Om. Quello che trascende la triade temporale, a sua volta, è l’Om.
2. Tutto è Brahman. Il sé è Brahman. Il sé è costituito da quattro parti.
3. Il Sé che presiede allo stato di veglia, chiamato Vaisvanara, che possiede la percezione esteriore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti grossolani, è il primo quarto.
4. Il Sé che presiede allo stato di sogno, chiamato Taijasa, che possiede la visione interiore, le sette membra e i diciannove organi, che fruisce degli oggetti sottili, è il secondo quarto.

Mandukya Karika di Gaudapada

Saluto il Brahman che pervade l'universo con la continuità della Coscienza, che pervade ciò che è mobile e ciò che è immobile, Colui che osserva tutto quello che può essere conosciuto nel mondo sensibile - durante lo stato di veglia, Quello per cui si sperimenta ciò che nasce dal desiderio ed è illuminato dall'intelletto - durante lo stato di sogno, e che riposa nella Sua beatitudine così che tutti noi giungiamo attraverso la Sua Maya, a quello che, nei termini di Maya, è il Quarto – Turiya, e il Supremo, immortale e non nato.

Sri Adi Shankara

Shankaracharya

Vivekacudamani

“Il gran gioiello della discriminazione”  
Istruzione sul discernimento spirituale

1. Rendo onore al sadguru Govinda la cui natura è suprema beatitudine, il quale si rivela mediante l’insegnamento vedantico che è di là dal linguaggio e dalla percezione mentale.
2. Per tutte le creature viventi non è agevole avere una nascita umana, in particolare ottenere un temperamento maschile, più difficile è perseguire il sentiero della devozione vedica, più difficile ancora è acquisire la perfetta conoscenza delle Sacre scritture. Altresì è raro discriminare tra il Sé e il non-Sé e realizzare l’identità del Sé con Brahman. Questo tipo di liberazione perfetta è il risultato di meriti accumulato nel corso di innumerevoli nascite.
3. I più rari presupposti per la liberazione sono tre e sono dovuti all’influsso del grande Signore: la nascita in un corpo umano, l’ardente volontà di liberazione, la protezione di un Saggio già realizzato.
4. Colui che si è innalzato fino a possedere la condizione umana, con un temperamento maschile, che ha completa conoscenza della sruti (Tradizione) e che tuttavia trascurasse la sua emancipazione, aderendo a cose illusorie, commetterebbe senza dubbio un suicidio.

Atmabodha, la Conoscenza del Sé

Questi versi sono scritti a beneficio di chi è stato purificato dalla pratica di una disciplina, di chi ha acquietato la propria mente, liberandola da ogni desiderio che non sia quello di raggiungere la Liberazione.
Come il fuoco è la causa diretta della cottura, così la conoscenza, e solo essa, è la causa diretta della Liberazione. Senza la conoscenza non si può raggiungere la Liberazione.
La celebrazione di riti e il compimento di buone azioni non possono distruggere l'ignoranza, poiché non sono i suoi opposti. Solo la conoscenza distrugge l'ignoranza, come la luce distrugge le tenebre.
È solo a causa dell'ignoranza, che il Sé sembra essere limitato. Quando l'ignoranza è distrutta, la natura illimitata del Sé diviene manifesta; come il sole quando non è più oscurato dalle nuvole.
Attraverso una pratica ripetuta, la conoscenza purifica il sé individuale dall'ignoranza e rende manifesta la sua vera natura. Allora anche la conoscenza scompare, come la polvere di kataka dopo che ha purificato l'acqua.
Il mondo, pieno di attaccamenti, avversioni e così via, è simile a un sogno. A chi dorme esso sembra reale, ma chi è sveglio ne riconosce l'irrealtà.
Come la madreperla sembra argento, così il mondo sembra reale, finché non si conosce l'unico Brahman che è il fondamento di ogni cosa.

Soundarya Lahari, L'Onda della Bellezza

"L'Assoluto è senza forma, ma l'energia è femminile. Quando l'energia prende forma, è chiamata Madre. Madre è la potenza in movimento, che solleva in onde le acque calme dell'Assoluto." Swami Vivekananda

"Non c'è Shiva senza Shakti o Shakti senza Shiva. I due, per loro stessa natura, sono uno. Ciascuno di essi è coscienza e beatitudine." Arthur Avalon

"Shakti è l'energia primordiale latente,  indifferenziata e auto-cosciente, che tutto pervade, che si manifesta per creare l'universo dopo il diluvio o la grande dissoluzione (Mahapralaya). Questa Shakti non è diversa dalla coscienza (Cit), il loro rapporto è di inseparabile unità (Avinabhava Sambandha) come tra il fuoco e il calore, un soggetto e le sue caratteristiche, la parola e significato ecc. In altre parole, uno non esiste senza l'altra." 

La filosofia di Shankara

Questo articolo esamina l'Advaita Vedanta classico di Shankaracharya e alcune questioni basilari di epistemologia e soteriologia. La presentazione rimarrà fedele a ciò che Shankara ha effettivamente detto ed eviterà interpretazioni speculative del suo pensiero, come ad esempio le forme dell'Advaita Vedanta che possono significativamente essere adattate in modo da soddisfare le esigenze degli occidentali moderni. Per la maggior parte ci si riferisce ai commenti di Shankara sul Brahma Sutra e Brhadaranyaka Upanishad, forse i suoi lavori più importanti, con alcuni riferimenti anche ai suoi altri scritti. 

Ascolto, riflessione e meditazione nella pratica dell'Advaita Vedanta

L'analisi mentale dell'Upadesha (insegnamento) attraverso la riflessione costante è l'esercizio detto Manana. Successivamente, quando non esiste più necessità e scopo per ulteriore analisi e discussione, si procede con NidhidhyAsana, che è lo stato in cui la mente è concentrata esclusivamente nell'identificazione con l'atman- tattva, su cui si è giunti a una perfetta chiarezza, e la mente non è scossa da alcun movimento.

La Mente e la funzione dei Mahavakya.

La mente, che è chiamata 'organo interno' (antaHkaraNam), è indicata con quattro nomi in base alle rispettive funzioni: manas, buddhi, chittam e ahamkAra. La funzione del pensiero è conosciuta come manas, che designa l'attività della mente ordinaria, come comportamento, esperienza di piacere, repulsione, reazione e relazione. Quando viene presa una decisione, appellandosi al senso etico, alla verità, al discernimento, è detta buddhi o intelletto. La funzione di memorizzare le esperienze e le informazioni, e di compiere operazioni formali, è chiamata chittam. Il senso dell'io è ahamkAra. 

"Theosis" © Beatrice Udai Nath 2020 

 

Nell'uomo liberato cessano i desideri come nel sonno profondo, egli pensa come se niente esistesse, non aspetta il futuro, non affonda nel presente né ricorda il passato, è desto dormendo e nella veglia dorme. Assorto in se stesso, ha rinunciato a rivendicare le azioni compiute, non si illude d'essere, non prova antipatia o simpatia, dolore o piacere. Tutto è definito a partire da un presupposto, l'assorbimento dell'interiorita. La calma attenzione si pone al centro della vita. 

E. Zolla

 

La Tradizione degli Yogi

GORAKHNATH E LA TRADIZIONE NATH

Adya (il principio maschile primordiale) e Adyā (il principio femminile primordiale) erano i due antichi dei che diedero inizio alla creazione. Successivamente nacquero quattro Siddha, dopo di loro nacque una ragazza, il cui nome era Gaurī. Per ordine di Adya, Śiva la sposò e discese sulla Terra. I nomi di quei quattro Siddha erano Mīnnāth (Matsyendranath), Gorakṣnath, Hāḍiphā (Jalendharnath) e Kānphā. Dal momento in cui furono creati, restarono assorti dalla pratica dello yoga e si sostenevano solo di aria. Goraksh Nath era al servizio di Mīn-nāth e Kanphanath era di Hāḍipā. 

dal Navanath Katha

Goraksha Sataka

La Centuria dei Versi di Gorakhnath

Om! Incomincia la centuria di Goraksha sull'Hata Yoga!
1. Mi inchino al venerabile Guru Matsyendranath, supremo bene, incarnazione della gioia; la cui semplice prossimità trasforma il corpo in pura coscienza e beatitudine.
2. Colui che, in virtù della paatica dell'adhdrbandha e delle altre tecniche posturali, illuminato dalla luce della coscienza, è lodato come Yogi e quale essenza e misura del tempo, degli yuga e dei kalpa, Colui in cui il Signore, oceano di conoscenza e beatitudine, ha preso forma, Colui che è superiore a tutti gli attributi qualitativi, manifesti e immanifesti, questi, Sri Minanath, io saluto devotamente
3. Avendo salutato con devozione il proprio Guru, Gorakhnath descrive la suprema conoscenza, ricercata dagli yogi, che conduce al Bene supremo.
4. Per il bene degli Yogi, Goraksa espone la Centuria di versi la cui conoscenza è il percorso sicuro verso lo stato supremo.
5. Questa è la scala che porta alla liberazione, per cui la mente è distolta dalle gioie dei sensi e si rivolge allo spirito, e con cui si sfugge la morte.

SIṢYĀ DARSAN

OṂ. Dall'eterno, l'Om emerge. Dall'Om, lo spazio [ākāś] emerge. Dallo spazio, l'aria emerge. Dall'aria, il fuoco emerge. Dal fuoco, l'acqua emerge. Dall'acqua, la terra emerge. La forma della terra è la bellezza della Dea. La forma dell'acqua è l'aspetto di Brahma. La forma del fuoco è la maya di Vishnu. La forma dell'aria è il corpo di Dio. La forma dello spazio è l'ombra del Suono [Nad] La forma del Suono emerge dall'eterno.

ABHAI MĀĀTRĀ JOG

OM. Il lignaggio dei Perfetti, la via della saggezza, la vera terra, la postura naturale e il respiro, la medicina filosofale del respiro yogico, la grotta dell'autocontrollo, l'astinenza come perizoma, il decoro come cintura di castità, l'unità trascendente come scialle di meditazione, l'unione, l'Uddhiana Bandh, il vero mudra, la virtù come abito, il perdono come cappello, l'ardore come supporto, l'introspezione come sacca delle elemosine, la pazienza come bastone, la discriminazione come spada, la pratica ascetica come ruota, il chakra radice come ciotola per l'acqua, la mente come acqua, l'elisir come cibo, la compassione, la meditazione del segreto, il discernimento come libro, la lingua come alchimia...

 

Adesh Adesh

Quando due Yogi Nath si incontrano, usano la parla आदेश (Ādeśa)per rivolgersi l'un l'altro il saluto. Nel dizionario Sanscrito o Hindi troveremo che la parola ādeś si traduce come ordine, legge, comando o istruzione, ma i Nath associano a essa un significato molto più ampio.

La parola ādeśa è composta di due parti: आदः (ādaḥ), e ईश (īśa), dunque ādaḥ + īśa = Ādeśa. आदः (ādaḥ) significa ricevere o essere legati a, mentre ईश (īśa) significa signore, padrone, ed è anche uno dei nomi di Shiva; inoltre esprime anche eccellenza, abilità, potere. I Nath ritengono che fu Shiva stesso il fondatore del loro ordine, con il nome di आदिनाथ (Ādi Nātha), "Il Primo Nath", "Il Maestro Primordiale", che è unanimemente accettato dagli Yogi come Adi Guru (Primo Guru) e la Divinità sovrana del Nath Sampradaya. E' detto anche Yogeshvara (il Signore dello Yoga) l'ideale ascetico stesso, signore di austerità e penitenza, Signore degli spiriti e delle anime. Nel senso più ampio, Adi Nath si può tradurre come "il Signore Primordiale", nel suo ruolo di Signore di tutto il creato.

GORAKSHA VACANA SAMGRAHA.

Le istruzioni di Gorakhnath. 

1. Alcune persone desiderano la non dualità, altri desiderano la dualità. Ma non troveranno la Realtà, che è sempre e ovunque la stessa, diversa dalla dualità e dalla non dualità.
2. Se il Dio (Shiva) a cui tutto va è immutabile, pieno, indiviso, allora oh! La maya, la grande illusione, le false nozioni di dualità e non dualità.
3. Si dice che il supremo Brahman sia libero dall'esistenza e dalla non esistenza, libero da distruzione e generazione, al di là di ogni concezione.
4. Coloro che conoscono la Realtà lo conoscono come infinito spazio, vera conoscenza e beatitudine, ignoto al ragionamento e all'esempio, al di là della mente, dell'intelletto e delle altre funzioni.
5. Shakti è inerente a Shiva, Shiva è inerente a Shakti. Si deve riconoscere che non c'è differenza tra essi, come tra la Luna e la sua luce.
6. Quindi Shiva senza Shakti non potrebbe fare nulla. Ma dacché è unito al suo potere (shakti), è causa di tutte le forme sensibili.
7. Dotato di infinita Shakti, Shiva perpetua il manifestarsi di tutte le forme, eppure rimane uno solo, senza secondo, nella sua propria forma.

Adi Nath, Matsyendra Nath e Goraksh Nath. L'origine della tradizione Nath.

Da tempo l'India è riconosciuta come un importante centro della vita spirituale, che ha esercitato grande influenza sullo sviluppo di tutta la civiltà umana. La storia del paese è stata sempre segnata dalle storie di diversi grandi santi, Siddha e MahaYogi, che appaiono di volta in volta a guidare l'umanità verso ideali più alti, grazie all'esempio delle loro vite illustri.

Alcuni aspetti degli insegnamenti dei Nath

La posizione metafisica dei Nath non è monista né dualista. E' trascendente nel più vero senso della parola. Essi parlano dell'Assoluto (Nath), al di là delle opposizioni implicite nei concetti di Saguna e Nirguna, o di Sakara e Nirakara. Perciò, per essi il fine supremo della vita è realizzare se stessi come Nath e restare eternamente radicati al di là del mondo delle relazioni. La via per conquistare tale realizzazione è detta essere lo yoga, su cui investono molta energia. Sostengono che la Perfezione non si posa raggiungere con altri mezzi, se non con il sostegno della disciplina dello yoga.

I Siddha e la Via del Rasa

Un Siddha è qualcuno che si dice abbia raggiunto poteri sovrumani (Siddhi) o un Jivanmukthi, un liberato in vita. Il termine potrebbe anche essere tradotto come il raggiungimento della perfezione o dell'immortalità. Tale Siddha dotato di un corpo divino (divyadeha) è Shiva stesso (Maheshvara Siddha). È il perfetto, che ha superato le barriere del tempo, dello spazio e dei limiti umani. Un Siddha nella sua forma idealizzata è liberato da tutti i desideri (anyābhilāṣitā-śūnyam), colui che ha raggiunto un'identità impeccabile con la Realtà suprema.

Meditazioni con i Tarocchi

La religione universale è racchiusa nel canto del mattino, quando all’alba ogni cosa vibra della coscienza risvegliata dalla luce. Il canto degli uccelli, delle acque e del sole ha la forma della coscienza e la natura della vibrazione invisibile e primordiale. Qualsiasi lingua componga il canto, umana o animale, intona l’inno primordiale all’Aurora e al suo Signore: la potenza del risveglio, la luminosità della presenza. Si impari perciò il canto della religione universale e lo si intoni insieme a tutto il cosmo visibile e invisibile.
Con l’esercizio contemplativo del canto si apprendono gli equilibri naturali che permettono la guarigione profonda: la purificazione, la giusta misura, la cura e l’attenzione, il distacco, la stabilità, la competenza. Dopo la morte apparente della notte, il canto del mattino riporta i fluidi a comporsi nel risveglio della vita, guidati dall’elemento igneo del sole, verso il suo massimo splendore, come il seme che risale nel cuore.
Così l’antico ritorna nuovo e il vecchio ritorna giovane. E’ un antico enigma che sigillava certi gradi di sapienza. Il volto vecchio del tempo prendeva le fattezze del bambino, del Fanciullo eterno e divino, il sole. E il tempo, come una freccia apollinea, si declina sotto il controllo che lo yogi ha compiuto sul proprio respiro: Festina Lente, affrettarsi lentamente. Si incominci presto la Sadhana e si mantenga a lungo, si raggiunga gradualmente il controllo del soffio vitale.

I Tarocchi di Visionaire.org

La Buddhi, l'intelligenza spirituale

Buddhi è la mente sovrasensibile, quella che produce nuclei di senso, intuizioni, archetipi, che detiene l'ordine su cui le altre funzioni possono operare in maniera dotata di senso e ordinata, secondo un principio universale. Senza questa funzione avremmo solo le funzioni collegate al singolo corpo biologico e perciò alla fine, nessun vera possibilità cognitiva, o di comunicazione. Buddhi è una mente sovraindividuale o transpersonale, il Logos dei filosofi greci, una sopra razionalità comune a tutti gli esseri, per cui sono date coordinate comuni alla mente di tutti. Questo è, era detto, il luogo dell'intelletto puro, della poesia ispirata, della profezia, della memoria, come intesa nel senso tradizionale, anche in funziona artistica e creativa. Tutto ciò che riconosciamo vero, dal punto di vista spirituale, o come esteticamente bello, o come ispirazione efficace alla nostra crescita deriva da un ricordo, da una memoria collettiva, che si situa nella Buddhi, nell'intelletto puro, nella facoltà intuitiva.
Lo Yogi amplifica la sua mente intuitiva e mette lentamente in secondo piano le funzioni della mente ordinaria, Manas. Perciò si dice che rifiuta o abbandona gli oggetti dei sensi. Non è una semplice convenzione ascetica, di morigerati costumi e repressione delle pulsioni. L'apprendimento condizionato, quello della mente manasica, legato a piacere dolore, premio o punizione, lascia spazio alla mente buddhica, l'osservazione della verità, dell'intuizione, di ciò che in tutto il cosmo, in tutti gli esseri risuona come vero, bene, bello. Cit, la facoltà razionale-formale viene amplificata, grazie a questo cambiamento di attenzione. Alcune discipline devote alla maturazione della mente sono capaci di moltiplicare le facoltà intellettive, in termini di risultati, sia per il metodo conoscitivo che impartiscono, il discernimento della verità è un metodo ben preciso, sia per il potenziamento in sé dell'energia disponibile alla mente e la capacità di allargare il proprio orizzonte operativo.  Leggi tutto...

 

  

Altri Visionari

Altri Visionari. Raccolta di Scritti, Visioni, Darshan. Esperienze dell'Essere.

La prima preoccupazione consisteva nel dire che, con la scrittura, gli dei e gli eroi avevano lasciato la terra, diventando invisibili agli uomini. Ancora si raccomanda, ingenuamente, di non prestare troppa fede alla mente e ai libri, come se esistesse un vero e proprio nesso causale. Ma forse si incominciò a scrivere dopo che quelli avevano lasciato la terra, sempre che l'abbiano lasciata. Era veramente come se quello che più si può dire umano fosse scomparso, estinto. E qualcosa come una macchina ne prendesse il posto. O invece si cercava di descrivere il problema di cogliere/essere il presente, che è un problema tangente, ma non lo stesso, non esistendo un nesso causale. Non è questo o quello, in verità. Scrivere poneva il problema di non essere. La cosa che accadeva non era sensibile alla possibilità di udire l'inudibile, il Suono Incausato, che indica e presiede il nodo del cuore, là dove si può improvvisamente rovesciare il senso dato in qualcosa di inatteso, impensabile, paradossale. Dove il mondo si rovescia nel suo opposto, dove si incontrano i piani, i vivi e i morti, i viventi e gli eterni, l'io e l'altro, dove dimora il Sé. Su questa soglia, allora, doveva abitare il poeta.

Ne discende, non secondario, il gioco dell'enigma. Ci sono due modi di esporre la verità, e/o la sua via: uno che ha il suo modello nella distruzione del problema, a favore di una rapida soluzione, uno che distrugge il discente a favore di una superiore realizzazione: questi sono i due modelli irriducibili; uno metterà una pseudo verità alla portata dell'ascoltatore, erodendo nel tempo l'oggettività di quello che voleva rappresentare a favore della sua rappresentazione; l'altro si offrirà sempre non detto, ma resterà effettivamente udibile, visibile a attingibile, forse anche per sempre, relativamente per sempre. Di questo ultimo problema discorrono i mistici che si consumano di amore per un oggetto mai posseduto, che mai può essere consumato. La cosa non è possibile ed è perciò pura visione, turbamento, desiderio e rischio. Non resta che gettarsi in quella distanza, sapendo di essere comunque perduti. Se il primo metodo assicura, per così dire, il possesso di una conoscenza, come si possiedono beni e altri averi, al prezzo dovuto, l'altra conoscenza parla solo al posseduto. Il suo adepto parla quindi come un invasato, come gli uccelli cantano. Le sua parola è l'Enigma che, come è noto, richiede la morte del suo risolutore. 

Beatrice Udai Nath

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