Vivekacudamani, versi 354-424

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

354. Le illusorie idee quali io, tu, questo, quello nascono dall’imperfezione della buddhi e sono sovrapposte al supremo Atman, che è assoluto e non-duale. Ma quando la reale natura del Brahman si rivela nel corso del samadhi, le sovrapposizioni sono dissolte.
355. Calmo (santo), padrone di sé, supremamente raccolto, fermo nella tolleranza, assorto nella pratica del samadhi, il ricercatore contempla costantemente il proprio Sé come Atman universale. Con questa sadhana perviene a neutralizzare tutte le immaginazioni che nascono dall’ignoranza e quindi, affrancato da tutte le azioni e di là da ogni modificazione mentale, vive nella beatitudine del Brahman.
356. Sono liberi dalla schiavitù delle rinascite solo coloro che raggiungono il samadhi, immergendo così il mondo oggettivo, gli organi sensoriali, la mente e l’io nell’Atman, intelligenza suprema; tutti gli altri non sono che ciarloni i quali si servono della conoscenza indiretta.
357. I condizionamenti (upadhi) sono tanti che l’individuo crede che nel Sé esista la molteplicità. Ma, rimossi tali condizionamenti, egli si scopre come immortale Atman. Che il saggio aspirante si dedichi, dunque, esclusivamente alla ricerca del nirvikalpa samadhi al fine di risolvere questi condizionamenti.
358. Come il bruco, aspirando ardentemente ad essere vespa, diviene vespa, così l’aspirante, contemplando acutamente il reale, realizza il reale.
359. E come il bruco, mettendo da parte ogni altro interesse, aspira intensamente ad essere solo vespa, così lo yogi, contemplando solo il paramAtman, realizza il paramAtman.
360. La reale natura del paramAtman è estremamente sottile e non può essere accessibile alla mente estrovertita. Essa è accessibile solo a quelle anime elevate, dalla mente perfettamente purificata, mediante il samahdi, e per la straordinaria acutezza della buddhi.
361. Come l’oro sottoposto all’azione del fuoco abbandona le sue impurità riprendendo la propria lucentezza, così la mente, con la meditazione, si purifica dalle scorie del sattva, del rajas e del tamas, realizzando la natura del Brahman.
362. Quando, così purificata, la mente s’immerge nel Brahman, il samadhi passa dal savikalpa a quello nirvikalpa, conducendo direttamente alla realizzazione dell’essenziale beatitudine non-duale.
363. Con questo samadhi, tutte le vasana che costringono l’individuo nei ceppi sono distrutte e il karma ugualmente risolto; così, dentro e fuori, ovunque e sempre avviene il manifestarsi spontaneo della propria natura.
364. La riflessione personale può considerarsi cento volte più efficace dell’ascolto, la meditazione centomila volte più efficace della riflessione, ma il nirvikalpa samadhi non ha paragone.
365. La vera natura del Brahman può essere realizzata in tutta la sua evidenza e nella sua pienezza nel nirvikalpa samadhi. Altro mezzo non v’è perché la mente instabile è sempre incline ad associarsi ad altre percezioni.
366. Perciò calma la tua mente, controlla i tuoi sensi, assorbiti nell’interiore e supremo Atman, realizza la tua identità con quella realtà, e le tenebre, prodotte dall’avidya, si dissiperanno per sempre.
367. La prima tappa dello yoga consiste nel: controllo della parola, non accettazione degli oggetti superflui, non avere aspettative, nell’essere libero da azioni egocentriche, nel vivere in solitudine.
368. La vita di solitudine aiuta a controllare gli organi sensoriali, il controllo dei sensi serve a dominare la mente, e con il controllo della mente viene trasceso il senso dell’io. L’eliminazione dell’io porta lo yogi a realizzare in modo ininterrotto l’essenza della beatitudine del Brahman; di conseguenza il discepolo dev’essere sempre impegnato a tenere citta (il mentale) in silenzio.
369. Frena, dunque, la parola nel manas, il manas nella buddhi, la buddhi nel Testimone e questo dell’infinito e assoluto Atman. Solo allora otterrai la suprema pace.
370. Qualunque sia il condizionamento: corpo, energia vitale, organo sensoriale, mente, intelletto (buddhi), ecc., lo yogi che così si pensa diviene conseguentemente condizionato.
371. Quando questo condizionamento è completamente risolto, il muni (chi ha realizzato il “Silenzio”) si distacca da tutto, sperimentando l’essenza della beatitudine.
372. Solo il discepolo spassionato è adatto per questo integrale distacco; solo il discepolo spassionato, che desidera essere libero, può rinunciare ad ogni tipo di interno ed esterno attaccamento.
373. Solo il discepolo spassionato, profondamente stabilito in Brahman, può distaccarsi da tutti gli oggetti esterni dei sensi e dallo stesso io.
374. Comprendi, o saggio discepolo, che la spassionatezza e il discernimento illuminante sono per l’individuo (purusa) ciò che le due ali sono per l’uccello. Se anche una di queste due qualità fa difetto, non si potrà raggiungere la pianta della liberazione arrampicata sulla cima dell’edificio.
375. Solo l’aspirante che è spassionato può sperimentare il samadhi, solo chi ha avuto esperienza del samadhi consegue stabile realizzazione, solo che ha realizzato la verità si libera dalla schiavitù, e solo chi è libero svela l’inalterabile beatitudine.
376. Per il discepolo che è padrone di sé non conosco migliore strumento per conseguire la beatitudine se non vairagya (spassionatezza o distacco). Se poi vairagya è unito alla più alta e pura conoscenza dell’Atman si ottiene la completa sovranità che, a sua volta, porta alla liberazione. Così, per il tuo bene, sii spassionato, per le cose interiori ed esteriori, e concentra la tua coscienza eternamente sull’Atman.
377. Spezza dunque ogni desiderio per gli oggetti dei sensi, pericolosi veleni forieri di morte; abbandona l’orgoglio di casta, di famiglia e di stadio sociale; astieniti dall’agire, non identificarti col corpo, la mente, ecc., cose tutte irreali, e fissa la tua coscienza sull’Atma perché, in verità, tu sei il Testimone, tu sei Brahman, privo di dualità, supremo, non contaminato dalla mente.
378. Ponendo la mente ferma sul Brahman, raffrenando gli organi dei sensi nei rispettivi centri, con i corpi sottomessi e i bisogni trascesi, raggiungi la tua identità con Brahman. Sii unità con Esso e dissetati alla sorgente brahmanica che sta in te. A che cosa possono mai servirti le futili cose di questo mondo?
379. Rinuncia a tutto ciò che è non-Sé, generatore di sofferenza, e contempla l’Atman che è beatitudine e fonte di liberazione.
380. In te risplende l’eterno Atman, il Testimone universale, immanente nell’intelletto. Rigettando ogni pensiero, contempla questo Atman – distinto dal non-reale – e comprendilo come te stesso.
381. Contemplando continuamente questo Atman, senza altri pensieri, lo realizzerai chiaramente come la tua reale natura.
382. Rafforza la tua identità con l’Atman e ripudia contemporaneamente il senso dell’io con le sue modificazioni, le quali non hanno alcun valore, come non lo ha un vaso che si è rotto.
383. Fissa il tuo organo interno purificato sulla tua reale natura, sul Testimone, sulla conoscenza e, a poco a poco, rendendoti calmo, realizza il tuo proprio Atman.
384. Questo Atman che è senza limiti e senza parti, che è esente da condizionamenti – come il corpo, gli organi dei sensi, i prana, la mente, il senso dell’io, ecc., proiezioni tutte dell’ignoranza – questo Atman, simile a etere infinito, dev’essere da te realizzato.
385. Cessa di associare all’etere i molteplici upadhi, come ad esempio la brocca, il vaso, il granaio, l’astuccio per gli aghi, ecc., perché l’etere è uno e non molteplice; così il Supremo, quando è libero dalle sovrapposizioni dell’io, ecc., in verità è Uno.
386. Dal trascurabile organismo unicellulare fino allo stesso Brahma, tutte le sovrapposizioni sono non-reali. Perciò realizza l’Atman il quale rimane il solo e illimitato Sé.
387. Il sostrato che, in virtù dell’errore, s’immagina essere una cosa qualunque, si rivela – con la giusta discriminazione – come lo stesso sostrato. Dissipata la illusione, la Realtà si svela; il serpente, percepito per errore, diviene un semplice pezzo di corda; così l’intero universo non è altro che Atman.
388. Il Sé è Brahma, il Sé è Visnu, il Sé è Indra, il Sé è Siva, il Sé è l’intero mondo. Non esiste altro che il Sé.
389. Il Sé è dentro e anche fuori, il Sé è avanti e anche dietro, il Sé è al nord e anche al sud, il Sé è sotto e anche sopra.
390. Come le onde, la schiuma, il vortice, la bolla, ecc., nella loro essenza non sono che acqua, così tutto ciò che esiste, dal corpo grossolano all’io, ecc., non è altro che cit (conoscenza suprema), puro ed omogeneo.
391. L’universo intero conosciuto mediante la mente e la parola non è altro che Brahman. Vi è solo Brahman che dimora di là dalle più sottili sfere di prakrti. In che cosa la brocca, la giara, ecc., differiscono dall’argilla di cui esse sono fatte? Per parlare del mio e del tuo bisogna veramente che l’individuo sia stato ubriacato dal vino di Maya.
392. La sruti, nel passo: “Laddove non si vede più niente...”, dichiara l’assenza della dualità, rimuovendo, così, tutte le false sovrapposizioni.
393. Come l’etere (Akasa), il supremo Brahman è incontaminato, illimitato, senza moto, identico a se stesso; esso non ha interiorità o esteriorità; esso è esistenza una, è non- duale, è il Sé di se stesso. Vi può mai essere altro oggetto di conoscenza?
394. Non è comunque il caso di dilungarci. Il jiva non è altro che il Brahman, e lo stesso dispiegamento dell’universo è Brahman. La sruti indica che Brahman è senza secondo. È un fatto irrefutabile che i grandi Saggi dalla mente illuminata, i quali hanno tagliato i contatti col mondo dei nomi e delle forme e realizzato l’identità con Brahman, vivono in unità con Brahman, eterna conoscenza e beatitudine.
395. Abbandona le illusioni che l’io ha seminato nel corpo grossolano, vaso d’impurità; fai altrettanto col corpo sottile, che è inconsistente come una nuvola; comprendi infine che Brahman, essenza di beatitudine eterna, di cui le Scritture affermano la gloria, è il tuo Sé e realizzati in quanto Brahman.
396. Fino a quando l’individuo volge l’attenzione a questo corpo che già puzza di cadavere, rimane impuro e subisce gli attacchi dei suoi nemici: nascita, malattia, morte, ecc. Ma quando egli perviene alla conoscenza di se stesso e si mantiene puro e inalterabile, si libera da tali incompiutezze. Ciò lo conferma anche la sruti.
397. Quando sono rimosse tutte le sovrapposizioni apparentemente esistenti, allora non rimane altro che il supremo Brahman, infinito, non-duale, il quale è di là da ogni attività.
398. Quando le modificazioni della mente si sono riassorbite nel supremo Sé, nel Brahman indifferenziato, il mondo fenomenico cessa di essere percepito. A questo punto ogni disputa ha termine.
399. Nella Realtà una, il mondo non è che semplice rappresentazione mentale. Come può esserci diversità in Quello che è senza cambiamento, senza forma e assoluto?
400. Nella Realtà una, priva del vedente, del visto e della visione; nella Realtà una assoluta, che è senza cambiamento e senza forma, dove può esserci traccia di dualità?
401. Nella Realtà una, immutabile, senza forma, assoluta, simile all’oceano dopo una dissoluzione del mondo, dove può esserci traccia di diversità?
402. Come può esserci diversità nella suprema Realtà, nell’Uno senza secondo, nell’Assoluto dove la radice dell’illusione si dissolve come le tenebre di fronte alla luce?
403. Come si può parlare di diversità nella suprema Realtà una ed omogenea? Chi mai ha riscontrato traccia di diversità nella beatitudine del sonno profondo?
404. Anche se la suprema Realtà non è ancora conosciuta, si può capire come il mondo dei nomi e delle forme non può sussistere nel Brahman inqualificato, nell’Essere senza macchia. In nessuna modalità temporale può mai esistere la presenza del serpente nella corda, o quella di una goccia d’acqua nel miraggio di un lago.
405. La sruti dichiara che dvaita (dualità) è Maya, mentre la Realtà suprema è advaita (non-dualità). Ciò viene confermato nel sonno profondo.
406. I Saggi hanno osservato che la sovrapposizione è identica al sostrato, come il serpente alla corda. È l’illusione che crea la differenza.
407. Questo universo immaginario ha la sua radice nel citta (mente) e svanisce quando il citta è risolto. Rafferma, dunque, il tuo citta e immergilo nel supremo Sé.
408. Con il samadhi il Saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito Brahman come essenza di conoscenza e beatitudine; (Brahman) che è incomparabile, di là da ogni limitazione, sempre libero, che non agisce e che, come l’etere, è indifferenziato ed incondizionato.
409. Con il samadhi il Saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito Brahman che è di là dalla causa e dall’effetto. Esso non può essere pensato né verbalizzato; come dichiarato dai Veda, è omogeneo, incomprensibile, di là da tutte le prove empiriche. Esso è compreso come Sé.
410. Con il samadhi il Saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito, l’incorruttibile e immortali Brahman; l’Essere positivo che, escludendo ogni negatività (dualità), è calmo come l’oceano privo di onde, senza nome, senza merito né demerito, eterno, pacificato, Uno-senza-secondo.
411. Con il samadhi, quando il tuo antahkarana (organo interno) è stato risolto, contempla in te stesso l’Atman la cui gloria è eterna, metti fine alla schiavitù del tuo passato, e sforzati di raggiungere diligentemente il fine per il quale hai preso un corpo umano.
412. Medita sull’Atman che risiede nel tuo cuore, privo di limitazioni, che è sat-cit-ananda e non-duale. Solo così non sarai aggiogato alla catena delle nascite e delle morti.
413. Dopo aver contemplato il corpo come già cadavere, l’uomo saggio non lo considera più, anche quando, come un’ombra, a causa dei frutti del karma passato, lo percepisce ancora.
414. Nel realizzare l’Atman, eterna intelligenza e beatitudine senza macchia, distaccati dall’impuro, inerte e imprigionante corpo. Dovresti persino cancellarlo dalla tua memoria.
415. Dopo aver dissolto, nel fuoco indifferenziato del Brahman, il corpo alla sua radice, il Saggio dimora nel puro Atman, conoscenza-beatitudine eterna.
416. Che il suo corpo, tessuto dal filo del prarabdha, cada in rovina o si mantenga in vita, il conoscitore della Verità non se ne preoccupa. Forse che una vacca si preoccupa della ghirlanda di fiori appesa al suo collo? La mente del risvegliato ha cessato di proiettare perché è entrata nella pace del Brahman, essenza di beatitudine.
417. Quando ha realizzato l’Atman, infinita beatitudine, quale suo proprio Sé, per quale motivo o per amore di che cosa il conoscitore della Verità dovrebbe preferire il corpo?
418. Lo yogi, che è un jivanmukta, gioisce della beatitudine eterna e sente questa presenza dentro e fuori di sé.
419. Il frutto della spassionatezza è la conoscenza, quello della conoscenza è il distacco dai piaceri sensoriali, il distacco conduce allo velamento della beatitudine e questa alla pace.
420. Quando si scopre che i frutti di uno stadio (della sadhana) non sono presenti, vuol dire che lo stadio precedente non era stato perfezionato. Se gli stadi sono tutti realizzati, la soluzione del mondo oggettivo è inevitabile, e la pienezza e l’incomparabile beatitudine si succederanno gradualmente e in modo naturale.
421. L’effetto della conoscenza è la divina indifferenza verso la sofferenza visibile (karma maturato). Chi è quell’individuo che, avendo commesso errate azioni nello stato di ignoranza, oserebbe commetterle ancora possedendo il discernimento?
422. L’emancipazione dall’irreale è frutto di conoscenza, mentre l’attaccamento all’irreale è frutto d’ignoranza. Avviene la stessa cosa di fronte ad un miraggio, o altra illusione: c’è chi lo crede reale e chi, invece, sa di che cosa si tratta.
423. Se l’aspirante ha tagliato nel suo cuore tutti i nodi dell’ignoranza, avendo trasceso ogni piacere sensoriale, quale causa potrebbe sospingerlo all’azione imprigionante?
424. Quando gli oggetti dei senso hanno perduto il potere di stimolare le vasana, si attua il massimo distacco; difatti la conoscenza massima si svela quando non sussiste più il senso dell’io. Il culmine del raccoglimento interiore è raggiunto quando le vrtti (modificazioni o funzionamenti del citta) non si esprimono più.

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