Vivekacudamani, versi 283-353

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

283. Con la conoscenza illuminante dell’unità dell’Atman con Brahman, proclamata dalle principali massime, come ad esempio: “Tu sei Quello”, e affermando l’identità Atman- Brahman, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
284. “Io esisto come corpo”, fino a quando questa nozione non viene sradicata, sii vigilante, concentrati sul Sé e compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
285. O saggio, finché in te persiste – foss’anche nel sogno – la percezione del mondo oggettivo e del jiva, compi senza sosta la rimozione delle tue sovrapposizioni.
286. Non farti prendere né dalla pigrizia né dai pensieri di ordine mondano né dagli oggetti sensoriali né da altra dimenticanza, ma focalizza la tua mente sull’Atman.
287. Da questo corpo che hai ereditato dai tuoi genitori e che è costituito di carne ed impurità, tieniti a debita distanza come fosse un reietto, e raggiungi lo scopo della tua esistenza: essere Brahman.
288. Come l’etere racchiuso in una brocca è simile all’infinito etere esterno, così il jivAtman è simile all’Atman supremo; o saggio, meditando sulla loro identità sii in pace.
289. Realizzandoti come l’autorisplendente Brahman, sostrato unico di tutte le apparenze, rinuncia al macrocosmo e al microcosmo perché sono ricettacoli impuri.
290. Trasferendo la tua attenzione dal corpo all’Atman, che è esistenza, coscienza e beatitudine, e risolvendo altresì il corpo sottile, sii per tutta l’esistenza isolato dalla Maya.
291. Quel Brahman in cui si riflette, come una città in uno specchio d’acqua, l’intero universo, sei tu. Riconosci questa verità, e lo scopo della tua esistenza sarà raggiunto.
292. Se realizzi l’Uno senza secondo – che è sat-cit-ananda, di là da tutte le forme e da ogni agire – tu porrai fine all’illusione di essere i tre corpi. Così, come l’attore all’ultimo atto, saprai gettare la maschera del personaggio con cui ti sei identificato.
293. Se l’universo fenomenico non ha realtà, se l’individualità, essendo peritura, non è assoluta, allora questa individualità come può affermare: “Io conosco tutto”?
294. Reale è invece l’Atman, il quale rappresenta il Testimone dell’individualità ed è presente anche nello stato di sonno profondo. La sruti, infatti, così si esprime: “Quello non è mai nato, né muore mai...”. Così l’Atman è di là dall’essere (sad) e dal non-essere (asad).
295. Colui che percepisce il cambiamento deve necessariamente essere permanente e senza cambiamento. La non-realtà del corpo grossolano e sottile è confermata in ogni istante dal movimento immaginativo dello stato di veglia, di sogno e di sonno profondo.
296. Quindi, non pensare di essere un corpo grossolano, sottile o un semplice io perché queste cose sono proiezioni della buddhi. Realizza invece l’Atman, la cui realtà trascende il passato, il presente e il futuro, e conseguirai la Pace suprema.
297. Non identificarti ancora con la tua famiglia, con i tuoi parenti, con il tuo nome, con la tua forma e gli stadi di vita perché queste categorie appartengono a quel corpo grossolano che ammorba di marcio cadavere. Rinuncia anche all’idea di essere l’agente dell’azione o il soggetto sensibile perché essi sono attributi del corpo sottile, e svèlati come essenza di beatitudine.
298. Sono riconosciuti altri ostacoli che trascinano nel Samsara, ma, come è stato già detto, l’ostacolo principale è rappresentato dalla prima modificazione della maya: “il senso dell’io”.
299. Fino a quando esiste una pur minima relazione con questo pericoloso ahamkara, la liberazione è lontana perché questa esclude la differenziazione.
300. Quando il discepolo si libera dalla morsa dell’ahamkara, come la luna dalle strette del demone Rahu, riprende la sua vera natura, la sua pienezza, la vera beatitudine e l’illuminazione.
301. L’ “io sono questo”, espresso dal corpo e originato dalla buddhi sotto l’impressione dell’ignoranza, dev’essere risolto; così, eliminato ogni ostacolo, l’Atman si riconosce Brahman.
302. L’ahamkara, come un possente e terribile serpente, si arrotola – con le sue teste che sono i guna – intorno al prezioso tesoro della beatitudine brahmanica. Solo il conoscitore, con la tagliente spada della realizzazione affilata dalla sruti, potrà fendere le tre teste, conquistando quel tesoro di beatitudine.
303. Fino a quando permane una pur minima traccia di veleno nel corpo, ci si potrà mai considerare guariti? Così l’egotismo nel corpo produce lo stesso effetto: ostacola la liberazione dello yogi.
304. È con l’estinzione dell’ahamkara, è con la cessazione delle modificazioni mentali, è col discernimento del Reale che si può sperimentare: “Io sono Quello”.
305. Così, senza porre indugio, cessa d’immedesimarti con l’ahamkara, con lo sperimentatore, semplice riflesso dell’Atman; con quel senso dell’io che ti ha fatto conoscere la sofferenza della nascita, della vecchiaia e della morte, per quanto tu sia stato sempre il Testimone, essenza di conoscenza e di beatitudine assoluta.
306. Per quanto tu possa identificarti con il senso dell’io, sappi, in verità, che per te non ci sono trasmigrazioni, per te che sei sempre identico a te stesso, onnipresente, conoscenza e beatitudine assolute, gloria effulgente.
307. Perciò, con la spada della realizzazione, risolvi l’ahamkara, il tuo nemico, simile alla spina nella gola di un commensale, e godi in libertà e all’istante la beatitudine maestosa che ti appartiene.
308. Controllando le modificazioni dell’io e distaccandoti dalle colorazioni del mondo, mediante la realizzazione della suprema Realtà, affrancati dalla dualità e svela la pienezza dell’Atman nella pace brahmanica, perché solo così potrai realizzare la tua infinita natura.
309. Sappi comunque che questo terribile io, per quanto tu lo creda sradicato, può riapparire anche per un istante nella tua mente, provocando centinaia di calamità, pari alle nuvole minacciose che si agitano nella stagione delle piogge.
310. Una volta aggiogato il tuo nemico egoico, neanche per un istante devi immaginare gli oggetti sensoriali, perché è immaginandoli che li richiami alla vita, come un cedro disseccato può rifiorire con un semplice getto d’acqua.
311. Colui che s’identifica col corpo è avido di piaceri sensoriali, ma colui che si distacca dal corpo, come può avere appetiti? La tendenza ad immaginare gli oggetti sensoriali rappresenta la vera causa della schiavitù e della distinzione.
312. Quando fioriscono gli effetti (oggetti di desiderio), anche i loro semi-cause (i desideri) crescono proporzionalmente; al contrario, quando gli effetti vengono risolti, anche le cause vengono eliminate. Perciò occorre risolvere gli effetti.
313. Quando le vasana (semi o tendenze subconsce) fioriscono, gli effetti si moltiplicano, e quando gli effetti s’intensificano, le vasana si espandono. Così (con questo meccanismo) il Samsara si perpetua.
314. Per spezzare la catena del Samsara si devono incenerire due cose: desiderio e oggetto del desiderio. Essi sono produttori di vasana.
315. Le vasana, arricchite da questi due fattori, determinano a loro volta Samsara. Comunque, i tre condizionamenti si distruggono scorgendo in tutti i luoghi, tempi e in tutte le circostanze Brahman e solo Brahman.
316. Così i tre, con l’ardente aspirazione ad essere uno con Brahman, saranno dissolti.
317. Con la fine dell’estroversione vi è la fine dell’immaginazione verso gli oggetti sensoriali e, conseguentemente, la distruzione delle vasana. La distruzione delle vasana si chiama moksa, cioè liberazione in vita (jivanmukti).
318. Quando l’anelito a realizzare Brahman si manifesta con reale forza e con l’impeto dovuto, le vasana svaniscono immancabilmente, come le oscure tenebre spariscono alla chiara luce del sole nascente.
319. Come l’oscurità, con i suoi effetti, sparisce al sorgere del sole, così all’alba della realizzazione della beatitudine non- duale spariscono, senza lasciare traccia, la schiavitù e la sofferenza.
320. Provocando la soluzione del mondo oggettivo e di quello soggettivo e meditando sulla Realtà quale pura beatitudine, consuma il tempo vigilando sui residui del prarabdhakarma (il karma già maturato).
321. Non si deve dimenticare l’attenzione sul Brahman. Il figlio di Brahma ha considerato la disattenzione sinonimo di morte.
322. Il più grande pericolo per un jnani è quello di non porre l’attenzione sulla propria reale natura. Da ciò derivano l’illusione, l’io, la schiavitù e, infine, la sofferenza-miseria.
323. Anche un essere avanzato, che conserva inconsciamente un desiderio per un oggetto dei sensi, dovrà pagare cara la sua svista perché sarà ossessionato dalla predisposizione negativa della mente, come l’istanza passionale dell’amante ossessiona l’amato.
324. Come il muschio lasciato per un attimo si riproduce fino a coprire la superficie dello stagno, così la Maya ricopre quel saggio aspirante che dimentica se stesso.
325. Se la mente dimentica anche per un istante il suo ideale, divenendo estrovertita, allora cadrà sempre più in basso, come una palla lungo una gradinata.
326. La mente, entrando in contatto con gli oggetti sensoriali, immagina le loro qualità. Quando la sua riflessione viene a maturità, nasce il desiderio, e sotto l’impressione del desiderio si sforza di possedere l’oggetto.
327. Per colui che persegue la conoscenza del Brahman non v’è morte peggiore della disattenzione; ma che ha la mente stabile ottiene completo successo. Quindi occorre avere la mente ferma sull’Atman.
328. La disattenzione allontana dalla reale natura, così colui che è caduto dalla sua reale natura viene a rovina, per cui è difficile sollevarsi.
329. Occorre distogliere la mente dagli oggetti dei sensi; l’immaginazione è la causa di tutti i mali. Il jiva che, durante l’esistenza terrena, si è isolato dagli oggetti sensoriali, conserverà, dopo la morte corporale, lo stesso isolamento. Lo Yajur Veda afferma che si rimane schiavi del timore se sussiste la più debole traccia di differenziazione.
330. Quando l’aspirante, nell’infinito Brahman, percepisce erroneamente una pur minima differenziazione, ciò diviene per lui fonte di paura.
331. Colui che s’identifica con il mondo delle forme, mondo negato dalla sruti, dalla smrti e da centinaia di ragionamenti, si espone ad una lunga serie di conflitti perché somiglia ad un ladrone che, avendo commesso un atto proibito, vive con la paura di essere arrestato.
332. Colui che si consacra alla meditazione sulla realtà e che si affranca dall’ignoranza, raggiunge la gloria eterna dell’Atman. Ma colui che si fonda sulla non-realtà è votato alla perdizione. È ad una prova di questo genere che si ricorre per riconoscere se un individuo è capace o no di un misfatto.
333. L’asceta deve rinunciare a soffermarsi sulla non-realtà, causa di schiavitù e, concentrandosi sull’Atman, deve riconoscersi come: “Io sono Questo” (ahamasmitya). Se si stabilisce fortemente nel Brahman, realizzandone l’identità, sentirà il prorompere della beatitudine. Avrà così estirpato il conflitto che nasce dall’ignoranza e che si prova nello stato di asservimento.
334. La costante attenzione sugli oggetti sensoriali produce pensieri e frutti più abbondanti. Quando il discernimento fa comprendere questa verità, ci si distoglie da quegli oggetti e si è consapevoli dell’Atman.
335. Quando il mondo fenomenico cessa di esistere, la mente esperimenta la quiete, e con la mente calma si svela il paramAtman. Con la realizzazione del paramAtman si rompe la catena delle nascite e delle morti; così il superamento del mondo fenomenico rappresenta il primo passo per accedere alla totale liberazione.
336. Chi è quell’esperto che – essendo capace di discernere il reale dall’irreale, credendo nella sruti, avendo l’occhio interiore rivolto verso l’Atman, suprema Realtà, ed essendo un ricercatore della libertà – vuole ancora agire come un bambino e ritornare alle illusioni del mondo sensoriale, provocando la sua caduta?
337. Non v’è liberazione per colui che rimane attaccato ai suoi vari corpi; il liberato non aderisce a nessuno di essi. Il dormiente non è sveglio, né lo svegliato dorme: i due stati si escludono reciprocamente.
338. È libero colui che, avendo la mente purificata, riconosce l’Atman quale sostrato delle cose mobili e immobili. Eliminando tutte le sovrapposizioni ci si riconosce come assoluto e infinito Atman.
339. Riconoscere l’universale mondo come Atman è rendersi totalmente liberi dalla schiavitù. Non v’è niente di più alto che l’identità dell’Atman col tutto. Tale stato è raggiunto da colui che risolve il mondo oggettivo fenomenico ritrovandosi Atman eterno.
340. Come è possibile la soluzione del mondo fenomenico per colui che si crede corpo, la cui mente aderisce al piacere sensoriale e che produce azioni atte a rafforzare tale piacere? Questa soluzione può essere effettuata da colui che ha rinunciato, con perseverante pazienza, ad ogni dharma (dovere mondano), ad ogni karma (azione profana) e ad ogni oggetto sensoriale per l’imperitura beatitudine dell’Atman.
341. Per l’asceta che ha ricevuto l’insegnamento della sruti e coltivato la calma e l’autocontrollo è prescritto il samadhi come unico mezza per risolvere l’universo oggettivo nell’Atman.
342. Anche le persone esperte – tranne coloro che, mediante il nirvikalpa samadhi, hanno realizzato la perfetta serenità – non possono risolvere improvvisamente l’io, una volta divenuto forte. D’altra parte le vasana sono l’effetto di innumerevoli nascite.
343. Il potere di proiezione, associato alla potenza velatrice, cattura e vela l’individuo con il sentimento dell’io.
344. Dominare il potere proiettivo, prima che quello velante sia stato ridotto all’impotenza, è cosa difficile, ma il rivestimento che nasconde l’Atman viene a dissiparsi se l’aspirante è capace di discernere il soggetto dall’oggetto, come il latte si distingue dall’acqua. La vittoria non è tuttavia completa fino a quando gli ostacoli non sono definitivamente eliminati, e questo evento può verificarsi quando gli oggetti immaginati del mondo sensibile non producono la benché minima modificazione mentale.
345. La perfetta discriminazione, che nasce dalla diretta conoscenza, permette di riconoscere la vera natura del soggetto da quella dell’oggetto e quindi di liberarsi dal giogo dell’illusione (Maya). Quando questo giogo si spezza, il Samsara sparisce.
346. La conoscenza che l’individuale e l’universale sono tutt’uno, distrugge l’impenetrabile foresta di avidya. In chi ha realizzato la natura della non-dualità non può esserci alcun germe di future trasmigrazioni.
347. Il velo che nasconde la verità viene rimosso quando la realtà è realizzata nella sua pienezza. Allora saranno risolte la falsa conoscenza causata dalle modificazioni mentali e la sofferenza che ne consegue.
348. Questo triplice risultato è prodotto, a proposito del serpente, quando si riconosce la vera natura della corda. Così, ci si eserciti a discriminare la vera natura delle cose, al fine di rompere le catene della schiavitù.
349. Come il ferro a contatto col fuoco diviene fuoco, così la mente, mediante l’immanenza di Brahman, si manifesta come conoscitore e come oggetto di conoscenza. E come in questi tre stati: sonno, sogno e veglia si constata che il soggetto e l’oggetto – effetti della mente –
350. non hanno realtà assoluta, così le modificazioni della prakrti, dal senso dell’io fino ai contenuti delle vasana e al corpo grossolano, non sono reali (assolute) perché subiscono dei cambiamenti incessanti, mentre l’Atman rimane costante.
351. La natura del supremo Atman è quella dell’eterna, non- duale, indivisibile, unica forma, conoscenza-coscienza (cit); esso è il testimone della buddhi e dei suoi effetti, non è né grossolano né sottile, è l’Io interiore, vero soggetto, eterna beatitudine.
352. Così il Saggio, discernendo il reale dall’irreale, riconoscendo la Verità con l’illuminazione della sua conoscenza, realizzando il proprio Sé, in quanto intelligenza indivisibile, diviene libero da tutti gli ostacoli e stabilito nella pace.
353. Realizzando l’Atman, l’Uno senza secondo nello stato di nirvikalpa samadhi, di colpo si tagliano tutti i ceppi dell’ignoranza (ajnana).

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