Vivekacudamani, versi 141-211

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

141. Colui la cui mente è inghiottita dallo squalo divoratore della grande illusione, s’immagina di essere egli stesso i differenti stati condizionanti, affondando e risalendo nell’oceano sconfinato del Samsara, in balia delle onde. In verità questa è una misera sorte.
142. Come le nuvole generate dai raggi del sole coprono lo stesso sole, così l’io – riflesso proiettivo dell’Atman – copre lo stesso Atman.
143. Come in una giornata nuvolosa, quando il sole è oscurato da dense nebbie, il freddo e il vento affliggono l’individuo, così quando l’Atman è oscurato dal tamas (l’ignoranza), il terribile potere proiettivo perseguita l’individuo con affanni senza fine.
144. Questi due poteri sono la causa della schiavitù dell’individuo. Così, illuso da essi, scambiando il corpo per il Sé, egli vaga da una vita all’altra.
145. Dall’albero del Samsara, il tamas (l’ignoranza) è il seme, l’aderire all’idea che il corpo sia il Sé è il germoglio, l’attaccamento al godimento sensoriale le foglie, l’azione (karma) l’acqua di alimento, il corpo il tronco, l’energia vitale i rami, gli organi sensori i ramoscelli, gli oggetti dei sensi i fiori, le molteplici sofferenze effetto del karma i frutti, il jiva è l’uccello assiso su di esso.
146. Il non-Sé che determina la schiavitù è frutto dell’innata ignoranza-radice, senza inizio e senza fine, la quale crea un flusso di sofferenze: nascita, malattia, vecchiaia e morte.
147. Tale schiavitù non può essere risolta né con le armi, né col vento, né col fuoco, né con le molteplici azioni (karma), ma solo con la spada della suprema conoscenza forgiata dalla discriminazione (viveka) e dalla purificazione degli elementi.
148. Colui che per autoriconoscimento aderisce alla sruti e compie il suo svadharma (dovere inerente al proprio stato), è purificato; e l’individuo dall’intelletto puro realizza l’Atman supremo. Solo così il Samsara viene distrutto alla sua radice.
149. Sotto il velo delle cinque guaine, quale quella del cibo, prodotte dal suo stesso potere, il Sé si cela, come avviene con l’acqua di un lago coperta dalla coltre delle alghe.
150. Con la rimozione delle alghe, l’acqua del lago riappare perfettamente pura, spegnendo la sete e dando immediata gioia. 151. Rigetta dunque queste cinque guaine e il Sé ti apparirà come essenza di costante (nitya) beatitudine (ananda), come il Supremo che brilla del suo proprio splendore.
152. Per liberarsi dalla schiavitù, il saggio discepolo deve discriminare tra il Sé e il non-Sé, solo così egli potrà conoscere la propria natura come Essere, Coscienza, Beatitudine (sat-cit- ananda).
153. È liberato colui che sa separare gli oggetti sensoriali dal Sé come si separa la scorza avviluppante dell’erba munja. Così, immergendo ogni cosa nel Sé immobile, si crea la perfetta identità con esso.
154. Questo corpo è il prodotto del cibo e costituisce la guaina del cibo. Vive a causa del cibo e muore se ne è privo. È un miscuglio di pelle, carne, sangue, ossa e altre relatività; così esso non potrà mai essere l’eternamente puro Atman che non deve la sua esistenza a nessuno fuorché a se stesso.
155. Prima della sua apparizione esso non poteva esistere, né dopo la sua scomparsa potrà mai essere; la sua parabola è solo un lampo. Le sue qualità solo aleatorie; è per sua natura soggetto a mutamento; è composto di parti, è inerte e, come una brocca, è un semplice oggetto sensorio. Tale corpo potrà mai essere l’Atman, l’indistruttibile Testimone di tutti i cambiamenti fenomenici?
156. Il corpo, composto di braccia, gambe, ecc., non può essere l’Atman, perché si può continuare a vivere anche in assenza di una o più di tali parti. Se esso è un semplice relativo che dipende da altro, come può essere l’Atman, il legislatore universale?
157. L’Atman è la realtà distinta dal corpo grossolano con le sue qualificazioni, le sue attività e i suoi vari stati (nascere, brillare, morire); esso è il Testimone costante di tutte queste cose.
158. Come può l’increato Atman, il conoscitore, essere questo corpo composto di ossa, carne, sudiciume e impurità?
159. Colui che è privo di senno s’identifica con tale ammasso di pelle, di ossa, di carne, ecc., ma l’aspirante fornito di discernimento riconosce l’Atman come il solo reale, il quale è differente dal corpo.
160. L’individuo sciocco pensa: io sono il corpo, l’individuo erudito nelle scritture pensa: io sono una combinazione di corpo e anima vivente, ma il conoscitore (lo gnostico), fornito di discernimento, pensa: io sono Brahman, e considera il sempre esistente Atma come il supremo Atman.
161. O tu privo di senno, cessa di pensarti composto di carne, pelle, grasso, ossa, ecc., riprendi la tua identità col Brahman incondizionato, il Sé universale, e realizza la suprema pace.
162. Colui che possiede solo un’erudizione libresca, pur conoscendo a fondo il Vedanta, non potrà avere la liberazione se non cessa di identificarsi con il corpo e gli organi sensori che sono apparenze illusorie.
163. Come non ti consideri l’ombra del tuo stesso corpo o la tua immagine riflessa nell’acqua, nel sogno o nella tua immaginazione, così non devi considerarti il corpo grossolano che indossi.
164. Dal considerarti l’irreale corpo grossolano deriva la sofferenza della nascita, ecc. Perciò, con tutti i tuoi sforzi, devi porre fine a tutto ciò. Non potrà esserci rinascita se questa identificazione prodotta dalla tua mente non sarà risolta.
165. Il prana, associandosi con i cinque organi di azione, forma la guaina dell’energia vitale e, pervadendo la guaina fatta di cibo (il corpo fisico), concede a questa la possibilità di creare attività.
166. La guaina dell’energia vitale non può essere l’Atman, perché essa è una modificazione dell’aria universale. Come l’aria in un vaso, essa entra ed esce dal corpo grossolano e, non essendo reale, è incapace di discernere ciò che è piacevole o doloroso per sé o per altri.
167. Gli organi di percezione, associati alla mente manasica, formano la guaina fatta di mente. Essa è causa di distinzione (o falsa rappresentazione del reale) e si esprime con le nozioni del “mio” e dell’ “io”. Essa, interpenetrando la guaina precedente, ha il potere di creare le differenziazioni.
168. La guaina mentale rappresenta il fuoco sacrificale e proietta l’intero mondo dei fenomeni; questo fuoco è alimentato dai molti desideri dei cinque sensi, che costituiscono gli officianti, i quali agiscono come un continuo flusso di oblazioni.
169. Di là dalla mente (manas) non v’è più ignoranza; anzi l’ignoranza è la stessa mente la quale è causa di rinascita. Quando essa è risolta, il tutto è risolto; quando essa si manifesta, ogni cosa appare.
170. Nel sogno, in cui non esistono gli oggetti esterni, la mente da se stessa crea lo sperimentatore e il mondo da sperimentare. Ciò accade anche nella condizione di veglia. Così tutto questo universo oggettivo non è altro che una proiezione della mente.
171. Quando la mente è sparita nello stato del sonno profondo, non v’è – come è noto – alcun dato percepibile. Perciò il mondo del cambiamento (Samsara) è prodotto dalla mente dell’individuo, quindi non ha realtà assoluta.
172. Il vento ammassa le nuvole e lo stesso vento le disperde, così la mente immagina la schiavitù, ma immagina anche la liberazione (moksa).
173. Essa produce il desiderio per il corpo e il gusto per gli oggetti dei sensi legando così l’individuo, come un animale viene legato con una fune. Poi la stessa mente suscita verso gli oggetti sensoriali un’avversione come fossero veleni, liberandolo dalla schiavitù.
174. Perciò la mente è la causa sia della schiavitù che della liberazione. Quando è macchiata dal rajas produce la schiavitù, quando è purificata dal rajas e dal tamas porta alla liberazione.
175. Quando la mente diviene pura per la predominanza del discernimento e della spassionatezza, si volge verso la liberazione. Così l’individuo intelligente che cerca la liberazione deve in primo luogo rafforzare queste due virtù.
176. Nella vasta foresta dei piaceri sensoriali vaga una grossa tigre chiamata mente. Chi veramente aspira alla liberazione è bene che si tenga da essa a debita distanza.
177. La mente produce incessantemente per lo sperimentatore oggetti sensibili senza fine, sia grossolani sia sottili, come pure le distinzioni dei corpi, degli ordini sociali, degli stadi di vita, delle qualità (guna), delle attività, delle cause e degli effetti.
178. Ingannando al pura Coscienza e rendendola schiava mediante le qualità del corpo, degli organi sensori, della energia vitale, e servendosi dell’idea del “mio” e dell’ “io”, la mente la trascina incessantemente nelle diverse esperienze, frutto dei risultati prodotti dalle sue stesse azioni.
179. La trasmigrazione del purusa (il microcosmo) avviene per la funesta causa della sovrapposizione. La schiavitù che ne consegue è opera della mente che sovrappone; è ancora per essa che si origina la sofferenza della nascita e della morte perché un individuo permeato di rajas e tamas non ha discernimento.
180. Così, dai Saggi che hanno scoperto la verità, la mente è considerata avidya. È da questa che il mondo fenomenico è trasportato in ogni direzione, come le nuvole sono trasportate dal vento.
181. La mente di colui che cerca la liberazione dev’essere diligentemente purificata. Quando ciò avviene, la liberazione diventa accessibile come un frutto a portata di mano.
182. Colui che è votato alla liberazione, sa risolvere il suo attaccamento agli oggetti dei sensi, sa rinunciare a tutti i karma, sa aver fede nella verità e sa praticare assiduamente gli esercizi prescritti; inoltre riesce a purgare la sua buddhi dalla natura del rajas.
183. La guaina mentale non può essere il supremo Sé (paratma) perché essa ha un inizio e una fine e perché subisce il cambiamento; inoltre è caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza (duhkha) e costituisce un semplice oggetto di percezione. Ora il visto non può mai essere scambiato con colui che vede.
184. Associata agli organi percettivi, la buddhi, con le sue modificazioni (sarvrttih), prende le caratteristiche di agente sperimentatore. Essa rappresenta la guaina dell’intelletto ed è causa di trasmigrazione.
185. Accompagnato da un riflesso della potenza di Cit, l’intelletto è una modificazione di prakrti, dotato dell’attività del conoscere; svelandosi come io, è identificato costantemente con il corpo, con gli organi sensori, ecc.
186. È senza inizio temporale, ha la natura dell’ “io sono questo”, è l’anima vivente che esercita l’attività nel mondo relativo. Secondo le tendenze (vasanah) acquisite, compie le azioni (karma) buone o non-buone raccogliendone i frutti.
187. Esso (jiva) va e viene, sperimentando diversi corpi, conformemente alle condizioni karmiche. Questa guaina fatta di conoscenza passa attraverso gli stati di veglia, sogno, ecc., provando piacere e dolore.
188. Esso s’identifica con le qualità (guna), le azioni (karma), i doveri (dharma) degli ordini di vita inerenti al corpo. Questa vijnanakosa è estremamente luminosa perché è vicina al supremo Atma. Essa comunque, vela il Sé essendone una sovrapposizione (upadhi).
189. Questa guaina di conoscenza risplende nel prana del cuore, e l’Atma immutabile, a causa dell’esistente sovrapposizione, sembra giocare il ruolo di agente e sperimentatore.
190. Questo Atma, benché sia il Sé di tutto l’esistente, assumendo i condizionamenti della buddhi, per errore sembra identificato con tale entità puramente illusoria, per cui lo si considera come un’individualità distinta, come se i diversi vasi potessero differire dall’argilla di cui sono fatti.
191. Il supremo Sé, benché immutabile e perfetto, associato alla sovrapposizione, assume le qualità di questa, per cui sembra agire esso stesso, come il fuoco che, pur avendo sempre la stessa forma, appare diverso quando viene roteato.
192. Il discepolo chiese: se il supremo Atma esiste come jiva, per errore o altro, e la sovrapposizione è senza inizio, allora come potrà avere una fine?
193. E se l’esistenza del jiva è eterna, esso sarà sempre soggetto a trasmigrazione, per cui la liberazione è impossibile. Riverito guru illuminami su questo punto.
194. Il venerabile guru rispose: o dotto amico, hai posto una domanda appropriata; ascoltami attentamente. Ciò che è prodotto dall’immaginazione, nata dall’illusione, non può essere accettato neanche come ipotesi.
195. Tra il Sé, che è libero, senza attività e senza forma, e il mondo degli oggetti può esserci rapporto solo sul piano dell’illusione come avviene quando si attribuisce il colore azzurro al cielo.
196. L’essenza del jiva, che appare come Atman, il quale è il vero Testimone illuminato, inqualificato (nirguna) e senza attività, non è reale, essendo solo un’illusione creata dalla buddhi. È proprio quando tale illusione viene risolta che esso (il jiva) cessa di esistere.
197. Questo jiva permane fino a quando dura l’illusione causata dalla non conoscenza. L’idea della corda scambiata per serpente persiste fino a quando vi è l’errore, ma il serpente non risarà più quando l’illusione sarà svanita. Così è nel nostro caso.
198. Per quanto l’avidya, con i suoi effetti, sia senza inizio, tuttavia, al sorgere della vidya, l’avidya, con le sue radici, viene risolta, come un sogno al risveglio.
199. Così il tutto fenomenico, per quanto senza inizio, non è eterno, come non lo è la non-esistenza precedente.
200. La non-esistenza precedente, per quanto senza inizio, ha una fine. Così il jivAtman, immaginato come l’Atman, a causa delle sovrapposizioni, come ad esempio la buddhi, non è reale: il Sé è completamente differente da esso (il jiva).
201. La relazione tra l’Atman e la buddhi è dovuta alla falsa conoscenza.
202. La soluzione delle sovrapposizioni avviene con la giusta conoscenza e non in altro modo. Secondo la sruti, la conoscenza-realizzazione dell’identità dell’Atma col Brahman avviene con la giusta conoscenza.
203. Ciò si ha mediante la retta discriminazione-discernimento tra l’Atman e il non-Atman. Si deve quindi discernere il jivAtman individuale dal vero Atman.
204. Come l’acqua fangosa ridiventa trasparente se ripulita dalla melma, così l’Atman rivela improvvisamente tutto il suo splendore quando le maculazioni sono rimosse.
205. Nella rimozione delle sovrapposizioni vi è lo svelarsi improvviso del vero Atman. Di conseguenza si deve rimuovere dal vero Atman ogni cosa, come il senso dell’io, ecc.
206. Così la guaina dell’intelletto, di cui abbiamo parlato, non può essere il supremo Atman perché essa è soggetta a cambiamento, è inanimata, è limitata, è un oggetto percepibile e non è costantemente presente. Una cosa non-reale non può essere considerata reale (nitya).
207. La guaina della beatitudine è, ancora, una modificazione dell’ignoranza-oscurità ed è toccata (baciata) da un riflesso della beatitudine dell’Atman. Possiede le qualità del piacere, ecc. e si rende sensibile quando un oggetto piacevole viene percepito; essa si fa sentire in quell’essere fortunato che raccoglie il frutto di atti meritori, godendo la beatitudine senza sforzo.
208. La guaina fatta di beatitudine è spontaneamente attiva nel sonno profondo, mentre negli altri stati di sogno e di veglia è solo parzialmente manifesta perché dipende dalla vista o contatto di un oggetto piacevole.
209. Questo corpo fatto di beatitudine non può essere il supremo Atman perché è un semplice rivestimento, perché è una modificazione della sostanza-natura, perché è l’effetto di azioni meritorie, perché è inserito nelle altre guaine-corpi che sono anch’esse modificazioni.
210. Quando i cinque corpi-aggregati sono stati compresi e risolti secondo l’indicazione della sruti, ciò che rimane è il Testimone, che ha la natura della conoscenza.
211. Questo Atman è considerato autorisplendente e distinto dai cinque involucri-corpi; esso è il Testimone dei tre stati, è senza cambiamento, è senza maculazioni ed è eterna beatitudine. Il saggio deve realizzarlo come il suo Atman.

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