La giustizia
- N.8
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Negli inni del Rig-Veda (I, 164, 20) si evoca l'immagine
di "due uccelli, stretti amici, che se ne stanno sullo stesso albero.
Uno di loro mangia una dolce bacca; l'altro senza mangiare, guarda attentamente".
Sono in realtà due aspetti del medesimo.
Così la versione
di Vivekananda: "uno sta sulla cima e l'altro più sotto.
Quello in cima è calmo, silenzioso, l'altro sui rami più bassi,
mangiando ora frutti dolci, ora amari, è a volte felice a volte
infelice. Dopo un certo tempo l'uccello situato al di sotto, mangia un
frutto eccezionalmente amaro, si disgusta e guarda al di sopra l'altro,
meraviglioso volatile dalle piume d'oro, che non mangia quei frutti, è sereno,
concentrato in sè. L'uccello che si trova sotto anela a quello
stato, ma presto si dimentica di ciò, e ricomincia a mangiare
un frutto. In breve magia un altro amarissimo frutto, il quale lo rende
infelice, e nuovamente si mette a guardare al di sopra e cerca di avvicinarsi
all'altro uccello. Ancora una volta dimentica, e dopo un certo tempo
guarda all'insù, continuando così indefinitamente, fino
a che giunge a pochissima distanza dall'altro, e solo allora gli è dato
di ammirare il riflesso di luce prodotto dalle piume che circondano il
suo corpo. Sente allora un cambiamento interiore, e quanto più si
avvicina a lui, vede ogni altra cosa sparire, sinchè si accorge
di questo meraviglioso cambiamento. L'uccello situato nella parte inferiore
era, per così dire, soltanto l'ombra, il riflesso dell'altro;
egli stesso però era "essenzialmente" il medesimo uccello
superiore; il vero uccello è effettivamente calmo, glorioso, maestoso,
in silenzio, nonché alieno da dispiaceri e da dolori. Egli è il
Signore dell'universo, mentre l'altro è l'anima umana che mangia
i frutti dolci e amari di questo mondo." [ * ]
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