L'Eremita
- N.9
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Chi è alla porta? - chiede Parvati
Digambara - risponde Shiva
Riconosci in me Mahesvara (il Signore Supremo).
E' ovvio (che sei Mahesvara) perché non hai vestiti
[Shiva Purana]
Fin dalla antichità numerose
tradizioni religiose e filosofiche raccomandano all'uomo di intenti elevati
il distacco dal mondo e dai desideri che esso suscita, perchè la
ricerca della verità necessita di tutte le energie individuali
e di una mente pacificata, distante dai desideri e dai conflitti mondani.
Nella solitudine, prescelta dopo aver conosciuto diverse condizioni di
vita, la mente è libera di osservare se stessa e trovare l'obiettivo
verso cui tendere costantemente. Nella solitudine dei deserti o delle
montagne Dio ha parlato ai suoi Profeti. Gli asceti Veggenti della tradizione
Hindu, nella perfezione del loro silenzio, videro e udirono l'origine,
la nascita e la formazione del cosmo, perfino degli stessi Dei, e tramandarono
la testimonianza nei Veda. Nella cultura Hindu, la figura dell'ascet è tradizionalmente
circondata di rispetto e ritenuta la posizione più elevata accessibile
a un mortale. Simbolicamente l'Eremita è l'Osservatore distaccato
dal mondo che ricerca la Verità Assoluta e che ne impersona la
forma spogliandosi di ogni attributo mondano. Shiva veste i panni dell'asceta
a significare la sua statura di Signore degli Dei e signore degli asceti,
essendo la figura che rapprenta iconograficamente l'Assoluto, il senza-forma.
Dal punto di vista umano e ordinario, la rinuncia
alla vita mondana è innanzitutto determinazione profonda, presa di coscienza.
Solo da tale determinazione si può compiere una scelta naturale ed equilibrata.
Nell'oracolo l'Eremita può indicare un momento
della nostra evoluzione in cui ci è richiesto di spogliarci
del superfluo, dei condizionamenti e dei desideri egoici, ma anche dell'orgoglio
e delle abitudini della mente. Rinuncia, solitudine, silenzio e frugalità
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