III. Advaita Prakarana

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Testi del Vedanta, dello Yoga e della tradizione Hindu.


Dal 2001 Visionaire.org è scritto, illustrato, pubblicato da Beatrice Polidori (Udai Nath) ©

III. Advaita Prakarana

III-1. Taluni aspiranti, impegnandosi negli esercizi devozionali, conoscono il Brahman condizionato [non supremo]. Un tale aspirante immagina che soltanto prima della creazione tutto questo fosse della stessa natura del Brahman non nato; perciò la sua visione è considerata limitata.
III-2. Ora si esporrà quel Brahman che è senza limitazioni, non nato, e che resta sempre identico a sé stesso. Si ascolti dunque come nessuna cosa è mai nata, sebbene sembri esserlo da ogni altra prospettiva.

[l'analogia dello spazio nella brocca]

III-3. Si dice che il Sé esista nella forma degli Jiva [enti individuati] nella maniera in cui lo spazio si distribuisce all'interno delle brocche. In questo modo si spiega l'esistenza dei corpi composti, proprio come lo spazio o etere esiste all'interno delle brocche e dei contenitori. Tale è la spiegazione della nascita.
III-4. Dunque, come le brocche si spezzano e lo spazio che era contenuto in esse va a scomparire nello spazio infinito, così gli enti individuali si fondono nel Sé.
III-5. Come lo spazio contenuto in una singola brocca è attraversato da polvere e fumo, e questo non tocca le altre brocche, allo stesso modo la totalità non è associata alla felicità [o alle altre affezioni] del singolo ente.
III-6. Sebbene le forme, le funzioni e i nomi differiscano tra loro, questo non è causa di differenziazione nella totalità infinita. Allo stesso modo si deve pensare riguardo le anime individuali.
III-7. Come lo spazio interno a una brocca non costituisce una modificazione né una riduzione dello spazio infinito, così l'anima individuale non è mai una modificazione o una parte del Sé supremo.
III-8. Come un bambino può pensare che il cielo si possa sporcare di polvere, così il Sé appare offuscato di impurità agli occhi di chi non lo conosce.
III-9. Il nascere, il morire, il trasmigrare [dell'anima] e la sua esistenza nei corpi sono circostanze non dissimili dallo spazio che indifferenziato riempie tutte le brocche.

[Maya e la tradizione Vedica]

III-10. Tutti gli aggregati [come il corpo, i sensi, ecc] sono come sogni, creati dalla Maya del Sé. Che siano essi superiori [ad altri] o eguali, non c'è possibilità di dimostrarli reali.
III-11. Il Sé identificato con le guaine corporee, a cominciare da quella composta di cibo, come descritte nella Taittiriya Upanishad, è niente altro che il Supremo Sé, come si comprende dall'analogia dello spazio.
III-12. Così come si insegna che l'etere presente nella terra e nel ventre [degli esseri viventi] è lo stesso, così il Brahman supremo è definito identico in relazione a ogni dualità nel Madhu-Brahmana [Brihadaranyaka Upanishad].
III-13. Poiché la non-differenza tra lo Jiva [anima individuale] e il supremo Sé è chiarita in base alla loro identità, e poiché la [presunta] diversità è stata eliminata, dunque, solo la non-dualità risulta ragionevolmente ammissibile.
III-14. La separatezza tra l'anima individuale e il Sé supremo postulata nei testi vedici [Sruti], precedenti alla critica della creazione [formulata nella Upanishad], è un concetto secondario, inteso in vista di una futura realizzazione, poiché non ha alcun valore come posizione assoluta.
III-15. La creazione, come espressa nei vari esempi della terra, dell'oro delle scintille, etc., è soltanto uno strumento per arrivare a comprendere l'idea [dell'unità]. Ma realmente non esiste nessun genere di molteplicità.
III-16. [Così] sono i tre stadi di vita: inferiore, medio e superiore. Questa meditazione è concessa [in favore di quelli che non sono illuminati] per pura compassione.


[Advaita è Non-Contraddizione]
III-17. I dualisti, fermamente convinti delle loro dottrine, maturate per mezzo di conclusioni speculative, si contraddicono gli uni con gli altri. Ma questa visione [non-duale] non è in contraddizione con altre.
III-18. La non-dualità è la suprema Realtà, da cui si dice provenga la dualità. Per essi [dualisti] la dualità costituisce sia l'Assoluto che il relativo. Perciò la filosofia non-duale non è opposta alla loro.
III-19. Solo per effetto della Maya questo Sé non-nato sembra soggetto alle modificazioni, e non per altre cause. Poiché se le modificazioni costituissero la realtà, l'immortale sarebbe soggetto alla morte.
III- 20. I teologi pensano al Sé non-nato in termini di nascita. Come può il Sé non nato tendere alla morte?
III- 21. L'immortale non può mai divenire mortale. Così come il mortale non può divenire immortale. Nessun cambiamento può verificarsi nella natura dell'essere.
III-22. Come potrebbe quell'entità immortale restare immutabile, se ammettessimo la sua nascita, come di una cosa creata?

[La Creazione nella Sruti]
III.23. La Sruti sostiene ugualmente la creazione come realtà e come illusione [Maya]. Ciò che è asserito dalla Sruti e convalidato dalla ragione è vero, e niente altro lo è.
III.24. Poiché la Sruti afferma: "Non vi è alcuna molteplicità", "Il Signore a causa di Maya è concepito in forme differenti” e “Il Sé, sebbene non nato, appare nascere in molti modi”, è evidente che la Sua nascita è pura illusione (Maya).
III.25. Anche con la proibizione di venerare Hiranyagarbha è negata la creazione. E con l’affermazione: “Chi causerà la nascita?” è negata la causalità.
III.26. Sul piano della non conoscibilità del Brahman, tutte le istruzioni di grado inferiore sono negate (a questo fine) dalla Sruti: “Il Sé è definito con la formula ‘Non questo, non quello’”. Dunque il Sé non-nato è rivelato solo da se stesso.
III.27. La nascita dell'esistente accade solo attraverso Maya e non in realtà. Colui che ritiene che qualcosa nasca realmente rifletta sul fatto che ciò che nasce è già nato.
III.28. La nascita di ciò che non esiste non può accadere in nessun caso, né per effetto di Maya né in realtà, come il figlio di una donna sterile non nascerà né attraverso Maya né nella realtà.

[La mente negli stati di veglia, sogno e sonno profondo. La realizzazione della non-mente]

III.29. Così come nello stato di sogno la mente si muove in Maya, creando immagini duali, così nello stato di veglia la mente conosce in Maya e partecipa della dualità.
III.30. Non vi è alcun dubbio che la mente soltanto è il protagonista degli scenari che appaiono in sogno. Similmente, nello stato di veglia, la mente appare rivestita delle percezioni duali.
III.31. Qualsiasi oggetto, mobile o immobile, che costituisca questa dualità è percepito dalla mente, poiché quando la mente non esiste più, la dualità non è più percepita.
III.32. Quando la mente cessa di immaginare, in conseguenza alla realizzazione della Verità, cioè del Sé, ottiene lo stato di non-mente e diventa libera da percezioni, poiché libera da oggetti.
III.33. I conoscitori del Brahman dicono che la consapevolezza priva di oggetti e priva di nascita non è differente dall'intellegibile. La conoscenza cioè del Brhaman che è il solo non-nato e immortale. Il Sè non-nato è riconosciuto dalla consapevolezza che è non-nato.
III.34. Il comportamento della mente così controllata, priva di immaginazione e dotata di perfetta discriminazione è da considerare unico. La mente che riposa nel sonno profondo ha caratteristiche differenti dalla mente controllata.
III.35. La mente ordinaria si dissolve nel sonno profondo, mentre quando è controllata non tende a dissolversi. Solo in questo caso la mente può aspirare al Brahman, che è senza timore, completamente illuminato della luce della sua stessa Coscienza.
III.36. Brahman è senza nascita, senza sonno, senza sogni, senza nome, senza forma, perfettamente luminoso e onniscente. Per esso non è data alcuna pratica possibile.
III.37. Il Sé è privo di organi sensori ed è superiore ai sensi interiori. E' squisitamente sereno, eternamente risplendente, divinamente assorto, immutabile e senza timore.
III.38. Se non esiste alcun pensiero, non c'è accettazione o rifiuto. Perciò la conoscenza che è fondata nel Sé ottiene lo stato detto senza nascita e unitario.

[Lo Yoga senza contatto. Asparsa Yoga]

III.39. Lo Yoga che si definisce senza sostegni è compreso da pochi, poiché coloro che hanno paura di quello che non ha paura, lo temono .
III.40. La mancanza di paura, la fine della sofferenza, la consapevolezza e la pace permanente dipendono dal controllo sulla propria mente.
III.41. Con uno sforzo ininterrotto, come si dovesse svuotare l'oceano goccia a goccia, la conquista della mente è possibile per mezzo di una totale purificazione.
III.42. Con mezzi idonei si deve tenere sotto controllo la mente che è trascinata da desiderio e piacere. Anche quando la mente è nello stato di sonno si deve tenerla sotto controllo, poiché il sonno è pericoloso come il desiderio.
III.43. Ricordandosi che tutto è causa di sofferenza, si deve ritirare la mente dalla fruizione degli oggetti del desiderio. E ricordandosi che ogni cosa è effettivamente il Brahman non-nato ci si distolga dalla dualità.

[Realizzare la stabilità mentale]
III.44. La mente che dorme va risvegliata e la mente agitata va calmata. La mente si tinge di varie passioni, e può restare in quiete quando ha raggiunto uno stato di equilibrio.
III.45. In questa circostanza non è ancora possibile attingere alla beatitudine, ma si può pervenire al distacco, grazie alla discriminazione.
III.46. Quando la mente non tende più a dissolversi né ad agitarsi, quando diventa stabile e non produce immagini, ecco che diventa veramente il Brahman.
III.47. La più elevata beatitudine esiste nel proprio Sé. E' quieto, identico alla liberazione, indescrivibile e non-nato.
III.48. Nessuno Jiva (individuo) è mai nato. Nessuna causa esiste. Questa è la verità suprema, niente è mai nato.

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