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Libri su India, Induismo, Filosofia, Religione e Spiritualità orientali, Yoga e Mistica.

 

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Saggistica Filosofia BhagavadGita

Yogasutra

Upanishad Shankara

Ramakrishna

Ramana Nisargadatta Islam e Sufi Mistica Letteratura

In vetrina:

Bhishma. Vivere e morire secondo il Mahabharata Bharati Swami Veda, Mimesis Nel più vasto poema epico dell'umanità, il "Mahabharata", la figura del condottiero Bhishma occupa un posto centrale. I suoi insegnamenti descrivono una filosofia in azione applicabile, anche e soprattutto oggi, ai diversi casi della vita. Coraggioso, leale, memore dell'aspetto spirituale di ogni azione, Bhishma combatte con equanimità e distacco, consapevole che il più grande campo di battaglia è nascosto nella propria mente. In questo libro dallo stile agile, ricco di aneddoti e dialoghi, Swami Veda Bharati apre al lettore lo scrigno del Mahabharata e rende possibile ammirare il tesoro di una saggezza senza tempo in cui lo straordinario Bhishma risplende, nella vita come nella morte. In appendice compare la traduzione dal sanscrito del "Re degli Inni", una composizione poetica inclusa nel sesto libro del Mahabharata, che raccoglie gli insegnamenti di Bhishma morente.

Mahabharata. Vol. 1: La battaglia di Kurukshetra. 
Lidchi Grassi Maggi, Crisalide

Induismo. Vol. 4: I testi della tradizione. Il Mahàbhàrata.
Poli Flavio, ESD-Edizioni Studio Domenicano

Mahabharata 
Mursia (Gruppo Editoriale)

La storia della poesia. Vol. 4: Gli altari della parola. Poesia orientale vedica. Inni e Mahabharata. Lo Bue Salvatore, Franco Angeli

ll mahabharata raccontato da una bambina. Vol. 1 Arni Samhita, Adelphi A quattro anni Samhita Arni imparò a leggere e si trovò fra le mani alcune tra le innumerevoli versioni del "Mahabharata", l'immenso epos i cui personaggi sono da secoli noti a tutti gli indiani come gli eroi dell'"Iliade" e dell' "Odissea" presso di noi. A sette anni era talmente appassionata di quelle storie che iniziò a dettarne una sua versione alla nonna, rovesciando il normale corso delle cose. Nel frattempo aveva anche cominciato a illustrare il suo racconto.

Il Mahabharata raccontato da una bambina. Vol. 2 Arni Samhita, Adelphi Dopo aver portato a compimento la prima parte del Mahabharata - pubblicato in questa stessa collana nel 2002 - Samhita Arni, la nostra narratrice dodicenne, si concede un meritato riposo. Poi, ritemprata dal breve intervallo, si rimette all'opera e nel giro di quattro mesi completa il testo, corredandolo di nuove illustrazioni. Samhita riprende là dove si era interrotta, cioè dall'esilio dei Pandava, concentrandosi sul tema dominante di questa seconda parte, la guerra, che nella sua epica futilità sembra pervadere ogni pagina.

Il tamburo di Shiva. La tradizione musicale dell'India del nord Daniélou Alain, Casadeilibri I miti, la teoria, gli strumenti e i protagonisti della scena musicale indiana sono raccolti in questa sintetica e avvincente introduzione alla musica dell’India del Nord scritta dal più grande specialista del ’900 e tradotta e pubblicata in italiano in occasione del centenario della sua nascita.

La via del labirinto. Ricordi d'Oriente e d'Occidente Daniélou Alain, Casadeilibri Le memorie di Alain Daniélou, proposte in versione integrale, sono forse la migliore testimonanza di un uomo che, al di là delle opere che ci ha lasciato, si era consacrato completamente all’arte di vivere. Oltre alle avventure e ai resoconti di viaggio, il lettore troverà in queste pagine delle importanti riflessioni sul rapporto tra Oriente e Occidente e sul destino del nostro mondo, che egli osservava da un punto di vista d’eccezione, senza mai giocare a fare il profeta o il guru: “D’altronde - scrive un Daniélou ormai ottantenne - la mia barba si rifiuta di crescere”.

I quattro sensi della vita e la struttura dell'India tradizionale 

Daniélou Alain, Neri Pozza

In questa introduzione alla civiltà indiana, Alain Daniélou chiarisce i punti salienti della storia dell'induismo. Il titolo "I quattro sensi della vita" allude ai quattro sensi che, nell'induismo, devono essere pienamente realizzati dall'individuo se intende raggiungere lo scopo finale e supremo, la liberazione dalla finitezza, dalla catena delle rinascite, dalla sofferenza e dal dolore. I quattro sensi in questione sono: Dharma, la realizzazione di sé sul piano morale; Artha, la realizzazione di sé sul piano materiale; Kama, la realizzazione di sé sul piano sensuale; Moksha, la realizzazione di sé sul piano spirituale.

Miti e dèi dell'India Daniélou Alain, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Yoga, metodo di reintegrazione Daniélou Alain, Astrolabio Ubaldini

Autobiografia di uno yogi Paramhansa Yogananda Swami, Astrolabio Ubaldini

 

Upanisad antiche e medie a cura di P. Filippani Ronconi

Bollati Boringhieri

Poche opere riflettono come le Upanisad la religione e la cultura di un'intera civiltà. In questi scritti l'India ha riversato l'essenza del suo pensiero: insegnamenti segreti, comunicabili non nel consesso urbano, bensì in dialoghi pacati nella quiete delle selve. Le Upanisad attraversano almeno quindici secoli dal sesto prima di Cristo all'ottavo dell'era attuale. Pochi sono i capisaldi concettuali: l'identità del principio cosciente individuale con l'Assoluto, il rifiuto della conoscenza fondata sulle impressioni sensibili, l'elaborazione di un percorso soteriologico.

 

 


Saggistica:

Diario d'India 
Eliade Mircea, Bollati Boringhieri
Alla fine del 1928, Mircea Eliade allora ventunenne, arriva a Calcutta per studiare con il celebre Surendranath Dasgupta. Vi resterà tre anni, durante i quali tiene un diario minuzioso in cui annota episodi della vita quotidiana, soprattutto incontri. Sfilano così una serie di personaggi: il compagno di studi, il suo maestro Dasgupta, una misteriosa e bellissima studiosa indu, il suo vecchio professore di sanscrito, le adolescenti coinquiline della pensione in cui egli abita; ma anche personaggi famosi come Giuseppe Tucci e Tagore. Il diario, nella sua immediatezza, rispecchia con la sua vivacità, le passioni, le aspirazioni, le curiosità di un giovane studente che diventerà poi uno dei massimi orientalisti della nostra epoca.

Il mio Oriente 
Schopenhauer Arthur, Adelphi Fra i molti elementi controcorrente che resero celebre Schopenhauer presso una ristretta cerchia di contemporanei e contribuirono nel Novecento a trasformarlo in oggetto di culto per una ben più folta schiera di appassionati vi è senz'altro la lungimirante apertura nei confronti del mondo, della cultura e della religiosità dell'Oriente, in particolare dell'India. Alcuni, da Nietzsche a Hesse, videro in ciò il segno di una inarrivabile libertà intellettuale: per Schopenhauer non la Grecia, non Roma, non il Cristianesimo rappresentano la culla e l'età dell'oro dell'umanità - e, quindi, dell'Europa - bensì l'India, il Brahmanesimo e il Buddhismo. Certo egli non fu il solo a pensarlo, giacché una sorta di indomania caratterizzò l'intera cultura romantica. Schopenhauer fu però il primo e unico filosofo a inserire organicamente l'India in un poderoso sistema di pensiero, facendone il cardine della sua metafisica e della sua etica: "Buddha, Eckhart e io insegniamo nella sostanza la stessa cosa" annotò due anni prima della morte, consapevole di imprimere così il proprio sigillo di verità a un'opera destinata a permanere.

L'uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta 
Guénon René, Adelphi  Fra tutti i libri di René Guénon L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta è forse quello che più di ogni altro mostra l’impalcatura del suo pensiero. Sottintendendo, naturalmente, che tale pensiero non pretende di inventare nulla, ma soltanto di esporre con la massima precisione un pensiero che da sempre è: la Tradizione primordiale, la cui dottrina, secondo Guénon, non traspare mai con altrettanta precisione come nel pensiero vedantico. Ma che cos’è il Vêdânta? Una delle sei «visioni» (darshana) che, secondo le più antiche testimonianze indiane, ci permettono di capire ciò che è. Tutte vere, ma ciascuna in rapporto a un certo livello della realtà. Il più alto, che consente di inglobare in sé ogni altro, è appunto quello del Vêdânta, «il ramo più puramente metafisico di tali dottrine». Così si può dire che il Vêdânta è una sorta di dottrina suprema. Nessuno ha saputo esporla in Occidente con l’evidenza assoluta che incontriamo in questo libro di Guénon. E nessuno ha saputo sgombrare il campo, con gesto altrettanto autorevole, dai numerosi, tipici equivoci occidentali intorno a tale dottrina, considerata da tanti una filosofia o una religione o «qualche cosa che partecipa più o meno dell’una o dell’altra», mentre non è in verità nulla di tutto questo. Come scrisse Daumal: «Se Guénon parla del Veda, pensa il Veda, è il Veda». È perciò naturale che proprio in questo libro Guénon si soffermi sugli aspetti costitutivi, sulla composizione fondamentale dell’uomo, del mondo e della realtà extra-cosmica – e a queste pagine occorre sempre tornare quando Guénon, in altre opere, applica le categorie qui delineate. L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta apparve nel 1925.

Introduzione generale allo studio delle dottrine indù 
Guénon René, Adelphi Con questo libro, che fu la prima delle sue opere maggiori e apparve nel 1921, Guénon volle presentare la sua idea della tradizione partendo da zero e da quel luogo del pensiero, l'India, dove la tradizione si è dispiegata nei testi con la massima evidenza. Sarebbe difficile pensare un libro su questi temi che sia altrettanto trasparente, che accompagni con altrettanta diligenza il lettore in ogni passo - e infine che sfoci in una visione altrettanto grandiosa. Dai Veda al buddhismo, attraverso le grandi scuole, come lo Yoga e il Vedanta, che sono poi i vari "punti di vista" dai quali la verità unica della metafisica viene contemplata, Guénon ci fa attraversare un immenso continente del pensiero e al tempo stesso getta le basi di tutta la sua opera. Di questo libro così ha scritto l'eminente indologo Alain Daniélou: "La prima grande opera di Guénon, la sua Introduzione generale allo studio delle dottrine indù ha, per il mondo occidentale moderno, un'importanza storica perché in essa viene presentato, per la prima volta, un quadro autentico di quella concezione di una rivelazione primordiale trasmessa attraverso le età da iniziati che appare nell'Induismo ma le cui tracce devono inevitabilmente ritrovarsi, in forma più o meno nascosta, in tutte le civiltà, poiché esse sono la ragion d'essere dell'uomo".

Conoscenza religiosa (scritti 1969-1983) 
Zolla Elémire, Storia e Letteratura  Elémire Zolla (1926-2002). Nato a Torino nel 1926, saggista e critico, professore di letteratura americana prima all'università di Genova e poi a «La Sapienza» di Roma, fu un pensatore anti-progressista o meglio antimodernista, si interessò alle culture e alle religioni orientali cercando di rintracciare sempre, sotto la superficie delle differenze, simboli, segni e figure che avvicinassero l'Oriente e l'Occidente. Un percorso di difficile e controversa catalogazione che lo portò dalle origini di anglista ad approdare alle dottrine esoteriche e mistiche in difesa di una spiritualità, secondo il suo pensiero, soffocata dal materialismo moderno. Recuperando i tesori culturali di popoli vicini e lontani, scavando nel giardino sotto casa o in territori sperduti del pianeta, egli seppe indicarci, dopo aver liquidato le trasgressioni moderne e post-moderne, la via di una conoscenza «giusta», insieme ardua e luminosa. Dal 1969 al 1983, diresse una rivista, “Conoscenza religiosa”, cui fece collaborare gli scrittori che gli parvero sottrarsi a ciò che egli definiva «la generale decadenza» È morto la primavera del 2002 nella sua casa di Montepulciano, dove viveva da molti anni, fra quelle colline senesi che considerava un «insegnamento ininterrotto, una melodia perpetua, una scoperta ubriacante».

Archetipi 
Zolla Elémire, Marsilio  "Almeno due volte al giorno" - scrive Zolla - "ognuno di noi conosce l'esperienza metafisica: al momento del risveglio e quando ci si assopisce. L'esperienza metafisica è il momento di comunione col tutto, quando l'individuo dimentica la propria biografia, le illusioni della storia, della propria stessa identità, della propria decadenza, e partecipa del respiro universale". "Rintracciare l'archetipo significa impadronirsi dei ritmi che sottintendono l'esperienza umana, la politica, la poesia... svelare il rapporto tra soggetto e oggetto, tra conoscente e conosciuto."

Lo stupore infantile Zolla Elémire, Adelphi Punto di partenza (ma anche di arrivo) di questo libro è quello stato perfetto, di primordiale stupore per il mondo, che ciascuno di noi ha conosciuto in una fase della prima infanzia, «premessa gloriosa e tradita dell’esistenza». Tornare ad esso significa scoprire un immenso tesoro psichico, accedere alla «conoscenza senza dualità», a una «filosofia spinta al di là delle parole». Tutto ciò è implicito in culti religiosi di ogni parte del mondo: in Occidente nella devozione per Gesù Bambino. Molte sono le vie per ritrovare quella condizione di stupore: anzi, si potrebbe dire che nessun percorso, per quanto eccentrico, è escluso fin dall’inizio. E Zolla è un maestro del vagabondaggio metafisico. Dove si (ci) condurrà questa volta? A una meditazione sulla luce, alla natura quale fu evocata da Goethe, ai temi dell’ascensione in montagna, della migrazione, della «truffaldina nascita delle nazioni moderne», della realtà virtuale. E intanto, mescolate alle immagini e alle storie, ci sfioreranno figure di sciamani birmani e folli bizantini, ma anche i versi di Yeats o il suono del Flauto magico e del Parsifal.

I Veda. Mantramanjari. Testi fondamentali della rivelazione vedica 
Panikkar Raimon, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli  Con la parola Veda, si indica un corpus di letteratura religiosa fra i più antichi dell'umanità. La varietà e complessità dei testi che ne fanno parte, la profonda e ancora inesplorata dottrina e l'altissimo valore spirituale della sua speculazione, espressa con immagini di rara suggestione poetica, ne fanno un bene prezioso e irrinunciabile per tutti gli uomini. Con questa moderna traduzione dei passi significativi delle Sacre Scritture degli hindu, Panikkar mette in luce la modernità, facendone uno strumento di riflessione, meditazione e di preghiera per il lettore contemporaneo, nella prospettiva della percezione diretta della Realtà universale in quella che egli ama chiamare "visione cosmoteandrica".

Gli inni cosmici dei Veda 
Panikkar Raimon, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli Questa breve antologia costltuisce la settima e ultima parte dell'opera "I Veda", una traduzione dei passi più significativi e pregnanti delle Sacre Scritture degli hindù curata da Panikkar e pubblicata in questa stessa collana. Pur indirizzata principalmente a un uso liturgico, essa è tuttavia essenziale per comprendere il mondo vedico, il senso di solidarietà cosmica, fratellanza universale e unione con il divino custodito come un tesoro segreto nel "tempio interiore" di ciascun uomo.

Alle sorgenti del Gange. Pellegrinaggio spirituale 
Le Saux Henri; Baumer-Despeigne Odette; Panikkar Raimon, Servitium  Il fascino dell'intensa esperienza spirituale di Abhishiktananda traspare fortemente da questo libretto: due cristiani, uno monaco e l'altro sacerdote, sono andati in pellegrinaggio alle sorgenti del Gange. Ci sono andati nella convinzione che stavano compiendo un atto cristiano, o, più precisamente, stavano realizzando in Cristo un rito immemorabile della prima alleanza cosmica. A questo libretto, che ha segnato e fatto sognare le generazioni di cristiani dell'epoca conciliare, sono stati aggiunti alcuni scritti inediti e testimonianze di due grandi amici di Le Saux: Raimon Panikkar, compagno di viaggio verso le sorgenti del Gange, e Odette Baumer-Despeigne, custode fedele del Diario spirituale di Abhishiktananda, recentemente scomparsa.

La dimora della saggezza 
Panikkar Raimon, Mondadori

L'esperienza della vita. La mistica 
Panikkar Raimon, Jaca Book  Il contenuto del libro è riassunto nel titolo: la mistica, come esperienza integrale della Vita, è la caratteristica umana per eccellenza. Le numerose pratiche spirituali, si chiamino meditazione, yoga, contemplazione, vipassana, tantra, ching o quant'altro, ci invitano tutte a concentrarci sull'essenziale, ad essere pienamente coscienti del fatto che siamo vivi e a vivere questa vita nella sua pienezza senza che le distrazioni ci tentino. L'impostazione generale del libro è decisamente interculturale e pluralistica. Infatti la terza parte comprende i vari linguaggi (Hindu, buddhista, cristiano e secolare), forme diverse che alludono ad una esperienza definita ineffabile da tutti i mistici.

La nuova innocenza. Innocenza cosciente 
Panikkar Raimon, Servitium Un libro utile a riassumere quella dimensione profonda dell'uomo, tanto dimenticata o trascurata, che è l'unica in grado di far capire come "solo il mistico possa sopravvivere nella società attuale, senza diventare terrorista (violento) o cinico (menefreghista). Solo il mistico può conservare l'integrità del suo essere, perché è in comunione con tutta la realtà".

Pellegrino in Asia. Opere scelte 
Maraini Fosco, Mondadori II volume intende rendere ragione della poliedrica personalità dell'autore; presenta innanzitutto e integralmente i due testi che costituiscono la summa dell'incontro di Maraini con l'Asia, ovvero "Segreto Tibet" e "Ore giapponesi" (1951 e 1957). Di qui il titolo del meridiano "Pellegrino in Asia". Non manca inoltre una scelta di testi che documentano i vari ambiti di interesse dell'autore; l'alpinismo (con il racconto dell'ascesa al Gasherbrum IV), lo studio delle ultime popolazioni pagane del mondo musulmano (i cafiri, in particolare, con una scelta dalla sua opera etnografica più famosa, "Gli ultimi pagani"), la riflessione linguistica sugli ideogrammi, ma anche sulla lingua italiana e le sue potenzialità creative (il meridiano comprende infatti l'intero corpus, più alcuni testi finora inediti, delle "fànfole", esempi di poesia metasemantica). La ricca curatela di Franco Marcoaldi - a sua volta viaggiatore, giornalista, poeta, nonché amico personale di Fosco Maraini comprende anche uno scritto di approfondimento scientifico a firma dell'antropologo Francesco Paolo Campione.

La danza delle pietre. Studi sulla scena sacrificale nell'India antica 
Malamoud Charles, Adelphi Per l'India dei Veda, tutto è racchiuso nel rito e nel sacrificio: un corpo vivo di azioni minutamente codificate, di cui i Brahmana, antichissime opere di ermeneutica del rituale, studiano incessantemente l'anatomia e la fisiologia. In questa raccolta di saggi Malamoud, fra i massimi rappresentanti della tradizione indologica francese, attinge dall'immenso corpus delle speculazioni brahmaniche sul sacrificio per gettare luce su alcuni suoi tratti essenziali: dalla rivalità fra mito e rito alla polarità sessuale che pervade ogni atto cerimoniale, dagli aspetti teatrali di quanto viene inscenato alla negazione della violenza proprio là dove la violenza si esprime nella forma più cruda e scoperta.

Il gemello solare 
Malamoud Charles, Adelphi Nel tentativo di dare struttura e senso alla massa informe dell'universo, i pensatori dell'India più antica, i ritualisti del periodo vedico, si sono instancabilmente adoperati a tessere una prodigiosa ragnatela di connessioni e corrispondenze. Il telaio usato per intrecciare il delicato arazzo di ciò che chiamiamo realtà era la grandiosa macchina del sacrificio, che aveva come punto focale la messa a morte di una vittima animale o vegetale. E filo conduttore di questa nuova raccolta di saggi di uno dei più acuti interpreti del pensiero vedico è lo stesso dio della morte, Yama (vale a dire "costrizione"): figlio del Sole, ha una sorella gemella, Yami, la quale gli corrisponde amorosamente come la Terra corrisponde al Cielo, in un rapporto che costituisce il modello indiano delle relazioni tra fratelli e sorelle. Benché immortale in quanto dio, Yama fu il primo a sperimentare la morte, e a tracciare così il cammino verso l'aldilà, quel regno dei Mani o dei Padri, moltitudine senza più volto, cui gli antenati accedono attraverso il rituale dello "sradda", che sancisce l'allontanamento dal mondo dei vivi mediante la dispersione dei resti e la consegna all'oblio dei loro nomi.

Dalle caverne e dalle giungle dell'Indostan
Blavatsky Helena P., L'Età dell'Acquario Tra il 1879 e il 1880, in compagnia di alcuni amici ameicani, Helena Blavatsky, fondatrice e massima teorica della Società Teosofica, compie un lungo viaggio in India, da cui ricava una grande quantità di appunti che sono all'origine di questo volume. L'India che incontra, come è facile immaginare, è quella profonda, misteriosa e senza tempo, degli dei che tutto possono, delle sette innumerevoli, degli eremiti e degli stregoni, dei templi e delle caverne, delle giungle insidiose abitate da animali sacri e crudeli. Osservatrice acuta, appassionata e dotata di un notevole sense of humour oltre che narratrice di razza -, la Blavatsky evoca leggende e tradizioni millenarie, ci introduce ai misteri di riti sciamanici e magici, ci fa assistere a rituali di purificazione, a cerimonie funebri, a feste e banchetti, ci svela i segreti dell'alchimia e delle scienze occulte. Alla fine, di questo viaggio avventuroso e incantato affiora la dimensione più autentica, che è quella filosofica, spirituale ed esoterica.

Storia dell'India 
Keay John, Newton & Compton L'India può vantare una storia tra le più antiche e ricche del mondo. Questo volume traccia una storia a tutto tondo di questo immenso subcontinente che comprende, oltre all'India moderna, anche il Pakistan e il Bangladesh. L'autore ripercorre le vicende delle diverse culture, da quelle preislamiche alla conquista inglese, che si sono fuse attraverso i secoli, in un grande e variegato caleidoscopio di razze e di lingue. Cinquemila anni storia raccontati attraverso documenti scritti, monumenti, dipinti, oggetti d'arte, templi e palazzi.

Miti dell'India e del Buddhismo
Coomaraswamy Ananda K.; Nivedita (suor), Laterza Il disegno della lepre che Visnu impresse nella luna attingendo al succo delle montagne, i dispetti del Buddha bambino, gli amori di Siva, i viaggi iniziatici nel regno dei morti, le grandi metamorfosi cosmiche, le intramontabili storie d'amore, le grandi epopee di eroi, sovrani e demoni narrate nel Ramayana e nel Mahabharata, i due più grandi racconti epici della civiltà indiana. Le pagine di questo libro guidano il lettore, storia dopo storia, a una piena comprensione della mentalità e della civiltà indiane. Per cogliere l'anima dell'india e della sua cultura è infatti indispensabile assorbirne i miti: narrare e ascoltare le antiche leggende è ritenuto dagli indiani un atto di profonda religiosità, capace perfino di abbreviare il transito nel giro doloroso delle rinascite.

La filosofia dell'arte cristiana ed orientale 
Coomaraswamy Ananda K., Abscondita Nei nove saggi raccolti in questo volume Ananda Kentish Coomaraswamy formula le sue idee su temi e argomenti che spaziano dalla filosofia alla sociologia, dal folclore alla concezione indiana del ritratto ideale, ribadendo che quelle che espone non sono opinioni "personali" ma le "logiche deduzioni di una vita intera spesa a maneggiare opere d'arte" e a interpretare significati trasparenti solo a una mente temprata sull'esemplarismo delle Scritture, le uniche "autorità" in grado di guidare l'uomo a cogliere il significato simbolico delle forme e dei suoni espressi con l'arte.

La dottrina del sacrificio 
Coomaraswamy Ananda K., Luni Questa raccolta comprende una serie di saggi scritti da Ananda Kentish Coomaraswamy negli anni '30 e '40, pubblicati allora su diverse riviste. Gérard Leconte, il curatore di questa raccolta, intende così divulgare una parte forse meno nota della vastissima opera dell'autore anglo-indiano, famoso soprattutto per i suoi studi sull'arte, mentre i suoi saggi sulla metafisica e il simbolismo sono rimasti accessibili solo a un pubblico più ristretto. I testi qui pubblicati si riferiscono a uno stesso tema fondamentale nelle sue diverse varianti e sono raggruppati in quattro sezioni: le prime due comprendono saggi che si basano sulla tradizione vedica e arturiana, mentre gli articoli delle due parti successive riprendono l'argomento in generale.

Tempo ed eternità 
Coomaraswamy Ananda K., Luni "Tempo ed Eternità" è considerato come il testamento spirituale di Ananda K. Coomaraswamy; in questo volume egli affronta gli argomenti chiave della dottrina e cultura di ogni popolo, il Tempo e l'Eterno, argomenti sui quali egli aveva lavorato tutta la vita ma che solo pochi mesi prima di morire raccolse in forma di libro. Coomaraswamy rintraccia le concezioni base del Tempo e dell'Eterno all'interno dell'Induismo e del buddhismo, della Grecia classica, dell'Islam e anche del Cristianesimo e del pensiero moderno. La sua attenta analisi dei testi e delle citazioni è supportata da una preparazione culturale sulle dottrine e le religioni e che difficilmente trova eguali in questo scorcio di secolo.

Sapienza orientale e cultura occidentale
Coomaraswamy Ananda K., Rusconi Libri

 


Filosofia:

Sullo spirito e l'ideologia. Lettera ai cristiani 
De Monticelli Roberta, Baldini Castoldi Dalai Ideologia è essenzialmente un falso rapporto con la verità, cioè con la ricerca di verità. Questo falso rapporto ha a che vedere in primo luogo COn il bisogno di appartenenza comunitaria, e quindi di identità, che contraddistingue ogni ideologia. Questa lettera pone una questione cruciale: è possibile per il sentimento del divino, per una fede cristiana, fondare e poi abitare un'istituzione terrena senza perdersi? Vale a dire, senza imboccare la via di un falso rapporto con la ricerca di verità? La lettera non dà risposte, ne cerca soltanto. Ipotizza un'idea della nostra relazione al divino diversa da quella che chiede alle persone di rassegnarsi a uno stato di minorità, e allo Stato di rinunciare alla sua laicità. Il divino non è contro ma oltre la ragione. non sta nei nostri concetti e non possiamo farcene una fortezza per le nostre battaglie. E qualunque ricerca di verità non può trovare nella religione un limite, se Dio è verità. Riconoscere questo è forse l'atto che libera la fede da ogni costrizione, compresa quella delle dimostrazioni, e insieme libera il divino da tutti i nomi troppo umani che tendiamo a dargli, e dalla presa delle nostre mani.

Nulla appare invano. Pause di filosofia 
De Monticelli Roberta, Baldini Castoldi Dalai Questo libro contiene quarantaquattro meditazioni che l'autrice ha voluto raccogliere a partire da una rubrica che tenne lei stessa anni fa. Brevi riflessioni, legate al giorno domenica, al momento di festa e di riposo in cui l'uomo gode di calma e di riposo, in cui si riappropria di una libertà che lascia spazio alla mente e alla grande domanda: "cosa si vuole fare di questa vita", per farne una vita pensata.

 

L'ordine del cuore. Etica e teoria del sentire
De Monticelli Roberta, Garzanti Libri Il «sentire» che Roberta De Monticelli osserva in questo saggio è la componente fondamentale della nostra affettività, esplorata nelle sue diverse manifestazioni: dalle infinite sfumature affettive della percezione sensoriale alla vicenda degli stati d'animo, dagli umori alle emozioni, dai sentimenti alle passioni... Ricondurre questi fenomeni all'interno di una visione d'insieme significa anche cominciare a tracciare una personologia, ovvero una teoria di ciò che siamo. Per condurre la sua analisi, Roberta De Monticelli esplora lo stato della ricerca filosofica per intraprendere poi quella «riduzione all'essenziale» di marca fenomenologica al termine della quale si potrà affrontare il tema dell'indifferenza morale e della banalità del male.

 

Chiari del bosco 
Zambrano Maria, Mondadori Bruno Di Claros del bosque, l'autrice ha detto: "
Tra le mie opere, è questa, io credo, che meglio corrisponde all'idea che pensare è, prima di tutto, alla radice, decifrare ciò che si sente, il "sentire originale" - e altrettanto all'idea che l'uomo è l'essere che soffre della sua propria trascendenza, in un incessante processo di unificazione tra la passività e il conoscere, l'essere e la vita". Tutto inizia con il viaggio di Ulisse e con la voce di Orfeo. È necessario condurre a termine le nostre visite spettrali per apprendere quell'Amore, di cui Diotima è sacerdotessa. È necessario affrontare il più irrevocabile sradicamento, avere la più profonda attitudine al congedo, per poter sperare di scoprire, di sorprendere un simbolo di umano e divino.

 

L'uomo e il divino 
Zambrano Maria, Edizioni Lavoro «In un altro tempo il divino è stato parte integrante della vita umana». Da qui, e dalla difficoltà per l’uomo moderno di percepire questa intimità
originaria, ha inizio la riflessione di Marìa Zambrano sulla storia, sull’uomo, sul divino. Con una scrittura densa e suggestiva, più vicina al linguaggio poetico che non a quello filosofico, Marìa Zambrano ripercorre le varie fasi della relazione tra l’uomo e il divino, a partire dalla nascita degli dèi greci e della filosofia, analizzando la peculiarità della religione cristiana, fino ad arrivare agli esiti nichilistici della tradizione occidentale. L’uomo e il divino, scrive Vincenzo Vitiello nel suo saggio introduttivo, «è il libro più ricco e complesso di Marìa Zambrano, il più, importante e significativo dal punto di vista strettamente filosofico».

 

Verso un sapere dell'anima 
Zambrano Maria, Cortina Raffaello Il libro può essere considerato come il manifesto del pensiero polivalente di Maria Zambrano. In esso si mostra infatti la genesi delle due forme di ragione, mediatrice e poetica, che ne hanno guidato tutta l'attività filosofica intrecciandosi con una costante riflessione sulla storia della filosofia e della cultura europea, la sua crisi e i suoi fallimenti dei quali l'Europa intera era arrivata ormai a soffrire mortalmente. La sfida vitale che il filosofare di Maria Zambrano assume è dettata dalla necessità, non solo teorica ma esistenziale e politica, del "rinnovamento di un'amicizia perduta" attraverso un sapere dell'anima.

All'ombra del dio sconosciuto
Zambrano Maria, Pratiche


Sulla Bhagavad Gita:  

Bhagavadgita 
Feltrinelli La Gita, conosciuta anche come Bhagavadgitopanisad, è un grande classico della spiritualità. Si tratta di un poema dialogato di settecento versi, in diciotto canti corrispondenti ai capitoli XXV-XLII del sesto libro dell'epopea sulla battaglia tra Pandava e Kaurava narrata nel Mahabharata. Il testo tradisce influenze diverse e non si può stabilire una datazione precisa, anche se si può ipotizzare il II o I sec. a.C. La Gita occupa un posto centrale nel pensiero indiano ed è considerata un libro sacro, come i Veda e le Upanisad. Ha il valore di un messaggio universale, in quanto parla delle lotte interiori ed esteriori dell'esistenza umana e illumina il mistero della vita. In essa si svolge il dialogo tra un uomo e un dio: tra il principe Arjuna, ufficialmente figlio di Pandu, in realtà figlio del dio Indra, e il suo auriga Krsna, che gli si rivela come dio e mostra come tutto, compresa la guerra intestina che Arjuna deve combattere, faccia parte di un disegno cosmico divino. Una delle caratteristiche più importanti di tutto il testo resta l'importanza attribuita allo yoga, l'unificazione dei sensi e del pensiero. Questa edizione della Bhagavadgita è stata pubblicata per la prima volta da Adelphi nel 1976.  

Bhagavadgita. Il canto del beato. Con testo sanscrito Asram Vidya   

Bhagavadgita  Adelphi

Bhagavadgita Astrolabio Ubaldini

Fiume di compassione. Un commento cristiano alla «Bhagavad Gita»

Griffiths Bede, Appunti di Viaggio "La Bhagavad Gita, o il canto di Dio, è un classico della spiritualità che, pur provenendo dalla tradizione indù, non appartiene solo agli indù, ma a tutto il mondo. Fa parte del patrimonio spirituale dell'umanità. [...] Ci sono moltissime persone oggi in Occidente, cristiane e non, che sono attratte dalla Gita e da altri classici della spiritualità orientale, ma che non sanno nulla del retroterra di questi testi e che hanno bisogno di una guida che le aiuti a comprendere l'importanza che essi potrebbero avere per le loro vite. Questo commento è stato scritto per persone come queste, che non vogliono uno studio accademico della Gita, ma desiderano utilizzarla come una guida pratica per la loro vita spirituale. Oggi stiamo comprendendo che nessuna religione può sussistere da sola. Facciamo tutti parte di una stessa umanità ed abbiamo bisogno di condividere le scoperte delle diverse tradizioni religiose del mondo."   

Gandhi commenta la Bhagavad Gita  Gandhi Mohandas K., Edizioni Mediterranee

Bhagavad-Gita e le lettere di Paolo  Steiner Rudolf, Editrice Antroposofica   

La bhagavad gita. Traduzione integrale dal sanscrito e commento 
Saraswati Sivananda Swami, Edizioni Mediterranee


Sullo Yoga Sutra di Patanjali:

La scienza dello yoga. Commento agli yogasutra di Patanjali 
Taimni I. K., Astrolabio Ubaldini

Lo yoga oltre la meditazione. Sugli yoga sutra 
Thakar Vimala, Astrolabio Ubaldini Gli aforismi sullo yoga di Patañjali descrivono un passo alla volta, e con modalità che potremmo dire scientifiche, i mezzi per ottenere il processo di autoconoscenza, integrazione, dominio e trasmutazione dell’essere umano, affinché questi possa innalzarsi ai più alti livelli di coscienza. Vimala non soltanto interpreta magistralmente il testo, ma penetra il pensiero dell’autore ricercando ‘tra le righe’ i più sublimi significati che lo yoga possa esprimere nella sfera filosofica e spirituale.

La via regale della realizzazione yogadarsana
Patañjali, Asram Vidya

Aforismi dello yoga
Patañjali, Magnanelli


Sulle Upanishad:

Upanisad antiche e medie a cura di P. Filippani Ronconi

Bollati Boringhieri

Poche opere riflettono come le Upanisad la religione e la cultura di un'intera civiltà. In questi scritti l'India ha riversato l'essenza del suo pensiero: insegnamenti segreti, comunicabili non nel consesso urbano, bensì in dialoghi pacati nella quiete delle selve. Le Upanisad attraversano almeno quindici secoli dal sesto prima di Cristo all'ottavo dell'era attuale. Pochi sono i capisaldi concettuali: l'identità del principio cosciente individuale con l'Assoluto, il rifiuto della conoscenza fondata sulle impressioni sensibili, l'elaborazione di un percorso soteriologico.

Svetasvatara Upanisad Asram Vidya

Brhadaranyka Upanisad SE

Brhadaranyaka Upanisad con il commento di Sankara Asram Vidya  

Chandogya upanisad con il commento di Sankara Asram Vidya     

Taittiriya Upanisad Asram Vidya

Cinque upanisad. Isa, kaivalya, sarvasara, amrtabindu, atharvasira Asram Vidya

Prasna Upanisad Asram Vidya

Upanishad. Spunti di meditazione per i cristiani
Edizioni Mediterranee

Mândûkya Upanishad. Con le Kârikâ di Gaudapâda e il commento di Shamkara. Con testo sanscrito
Asram Vidya


Sri Adi Shankara:  

L'istruzione in un migliaio di versi - Upadesasahasri
Shamkara, Asram Vidya
In quest'opera scritta in forma di "dialogo" Sankara si rivolge ai suoi discepoli diretti e descrive la modalità con cui dovrà essere insegnato il metodo per conseguire l'Illuminazione. Egli indica come le risposte ai discepoli futuri debbano sempre basarsi sull'esperienza diretta e sulla Sruti. Un'ampia "Introduzione" all'opera chiarisce i punti fondamentali dell'Advaita, indicando al lettore la giusta posizione coscienziale per intraprendere la lettura, l'ascolto, la riflessione, la meditazione e l'assimilazione dell'"Istruzione".  

Aparokshânubhûti. Autorealizzazione. Con testo sanscrito
Shamkara, Asram Vidya  
Questo breve trattato di metafisica realizzativa presenta quindici mezzi o passi (alcuni dei quali li ritroviamo anche nello Yogadarsana di Patañjali) tramite cui raggiungere la Conoscenza-Realizzazione e costituisce, così, un valido aiuto per coloro che vogliono percorrere la Via del Vedanta Advaita, la Via del senza sostegno (Asparsavada).

Vivekacudamani. Il gran gioiello della discriminazione. Con testo sanscrito. Shamkara, Asram Vidya  In questa sua opera in forma di dialogo Sankara codifica la dottrina del Vedanta Advaita (Non-dualità) e presenta il sentiero operativo (Advaitavada o Asparsavada) per la sua attuazione.La traduzione e il commento di Raphael sono tali da favorire la comprensione del testo da parte dell'occidentale senza per questo tradirne lo spirito e la lettera.Meditato a fondo, il testo concede all'aspirante la giusta posizione coscienziale per la trascendenza totale.  

Mândûkya Upanishad. Con le Kârikâ di Gaudapâda e il commento di Shamkara. Con testo sanscrito Asram Vidya  Costituisce l'opera più significativa e più profonda, in senso filosofico e dottrinario, del Vedanta Advaita. L'Upanisad e le karika-versi di Gaudapada sono commentate da Sankara che confuta le tesi interpretative di alcuni darsana della filosofia induista e buddhista. 

Brahmasutra con il commento di Sankara  Asram Vidya Il Brahmasutra è una delle "fonti" del Vedanta insieme alle Upanisad e alla Bhagavadgita.
L'Autore, Badarayana-Vyasa, prende in esame i passi più significativi delle Upanisad con l'intento di mostrare come un motivo conduttore unico le pervada. La sua struttura estrememente sintetica impedisce di fatto l'intelligibilità dell'opera: da qui i Commenti che sono stati fatti da varie scuole e posizioni filosofiche anche contrastanti. Sankara lo ha commentato dalla prospettiva Advaita e da tale prospettiva, essenzialmente metafisica, le apparenti contraddizioni, che da un approccio monistico o dualistico, oppure da una lettura semplicemente letterale, emergono tra le affermazioni delle Upanisad, scompaiono per svelare l'intrinseca unità della visione upanishadica della Realtà.
  

Opere minori. Vol. 3  Shamkara, Asram Vidya  

Opere minori. Vol. 2  Shamkara, Asram Vidya

Opere minori. Vol. 1  Shamkara, Asram Vidya


L'appello dell'Acarya. I discorsi di Madras
Chandrasekharendra Sarasvati, Asram Vidya
 


Sri Ramakrishna e Swami Vivekananda:

Jnana-yoga 
Vivekânanda Swami, Astrolabio Ubaldini

Yoga pratici
Vivekânanda Swami, Astrolabio Ubaldini

Vita di Ramakrishna
Rolland Romain, Vidyananda
Celebre santo indiano, Ramakrishna trascorse quasi tutta la sua vita adulta meditando e insegnando in un tempio sulle rive del Gange. Mentre era in vita fu noto a un numero limitato di persone, ma all'inizio del secolo i suoi discepoli diffusero enormemente il suo messaggio. In questa biografia Isherwood ne racconta la vita e l'insegnamento, offrendo al lettore un quadro chiaro e ben delineato della figura e del ruolo di uno dei grandi protagonisti del rinnovamento spirituale dell'induismo.

Ramakrishna e i suoi discepoli 
Isherwood Christopher, Guanda
"E' la storia di un fenomeno, un fenomeno è qualcosa di straordinario e misterioso. Ramakrishna era straordinario e misterioso..." Sono le parole con cui l'autore introduce il protagonista di questa biografia: Ramakrisna (1836-1886), il maestro che trascorse gran parte della vita meditando e porgendo i suoi insegnamenti in un tempio sulle rive del Gange. Durante la vita non furono molti quelli che lo conobbero, ma i suoi discepoli ne diffusero il messaggio nel mondo a partire dalla fine del secolo scorso.

Il vangelo di Sri Ramakrishna 
Gupta Mahendranath, Vidyananda

 


Sri Ramana Maharshi:


Sii ciò che sei. Ramana Maharshi ed il suo insegnamento 
Il Punto d'Incontro Ramana Maharshi è stato uno dei più importanti maestri spirituali dell'India. In questa raccolta di dialoghi, tratta dalle numerose conversazioni che egli ebbe con i visitatori che ogni giorno si recavano al suo eremitaggio, troviamo l'essenza del suo insegnamento. "L'illuminazione non è uno stato alieno o misterioso, ma la vera natura dell'uomo", sperimentabile da coloro che intraprendono l'autoindagine. Le domande e risposte qui raggruppate per temi si rivelano un aiuto prezioso per comprendere molti aspetti teorici e pratici della ricerca spirituale, per accostarsi ai più alti concetti della filosofia indiana e per scoprire le grandi verità dello Yoga.


La via del sé Zimmer Heinrich, Laterza
«I discorsi e le risposte di Shrî Ramana Maharshi sono tanto semplici quanto ispirati. Per questa ragione trasmettono all’uomo contemporaneo l’antico messaggio dell’India in una forma per lui più accessibile dei trattati scolastici del Vedanta e dello yoga, con la loro stilizzazione ricca di premesse e attenta a custodire il mistero, che si esprime in enigmatiche formulazioni, concise e icastiche, e in commentari felicemente polemici. È ancora una volta l’antico messaggio dell’India, lo stesso di duemilacinquecento anni fa quando il Buddha mise in movimento la miracolosa ‘Ruota della Legge’ che, simile al Sole, gira intorno alla Terra e la illumina – il messaggio del tempo degli antichi veggenti, di molto precedente la comparsa del Buddha. È il messaggio che invita a scansare il piacere perché transitorio e perciò doloroso, e a fuggire la sofferenza perché è dolore; che invita a superare l’Io, a congedarsi dall’illusorietà del mondo, a diventare un vittorioso, uno che possiede la conoscenza salvatrice e redentrice perché divenuto cosciente dell’Assoluto, il quale costituisce la nostra più profonda e vera natura e l’unica vera realtà del mondo.»

La verità rivelata. I quaranta versi di Ramana Maharshi Maharshi Ramana, LS

L'insegnamento di sri Ramana Maharshi  Ramana Maharshi, Vidyananda

Chi sono io? Gli insegnamenti di Sri Ramana Maharshi  Il Punto d'Incontro

Discorsi con sri Ramana Maharshi. Vol. 2 Ramana Maharshi, Vidyananda

Ramana Maharshi. Ricordi di un Sadhu  Sadhu Arunachala, Il Punto d'Incontro

Consigli per la pratica spirituale  Ramana Maharshi, Astrolabio Ubaldini

Discorsi con sri Ramana Maharshi. Vol. 1  Ramana Maharshi, Vidyananda

Ramana Maharshi e la via della conoscenza Osborne Arthur, Vidyananda

L'insegnamento spirituale  Ramana Maharshi, Edizioni Mediterranee

Ramana Maharshi. Il saggio di Arunacala Mahadevan T. M. P., Edizioni Mediterranee


Sri Nisargadatta Maharaj:

La medicina suprema 
Nisargadatta Maharaj, Astrolabio Ubaldini

L'esperienza del nulla. Discorsi sulla realizzazione dell'infinito 
Nisargadatta Maharaj, Astrolabio Ubaldini

Il nettare dell'immortalità. Ultimi insegnamenti 
Nisargadatta Maharaj, Astrolabio Ubaldini  "Siate e basta, non fate nulla, nulla deve essere fatto. Solo allora il vostro dimenarvi avrà fine". L'insegnamento di Nisargadatta, che il lettore ha assorbito in "Io sono Quello", viene ulteriormente approfondito in questa nuova raccolta di dialoghi con i tanti visitatori che si affollavano alla sua presenza. Tema centrale di questi discorsi è la "trascendenza", l'"andare oltre", e il processo che alla trascendenza conduce. Tale processo si articola in due fasi: dapprima l'osservazione di sé e la comprensione del proprio funzionamento, per giungere alla coscienza dell'"io sono" rompendo la falsa identificazione con il corpo; in seguito la trascendenza della coscienza universale stessa, per tornare a essere ciò che si è sempre stati: la "fonte", l'"assoluto", 'Quello'.

Io sono quello 
Nisargadatta Maharaj, Astrolabio Ubaldini  Nisargadatta Maharaj non era un uomo istruito. Non faceva riferimento a nessuna autorità, citava raramente i testi, non faceva sfoggio di erudizione; l’abbagliante ricchezza dell’eredità spirituale e di pensiero dell’India era come implicita in lui. La sua vita, come il suo insegnamento, era all’insegna della semplicità e dell’umiltà. Non proponeva un sistema, una teologia, una psicologia, o una filosofia. Eppure, vedeva con disarmante lucidità negli altri e in se stesso. Vedeva quindi nell’essenza della realtà. Questo libro contiene il suo insegnamento.


Islam e sufismo:

 

L'immaginazione creatrice. Le radici del sufismo 
Corbin Henry, Laterza Henry Corbin è tra i massimi orientalisti del Novecento, filosofo e storico delle religioni. La sua opera ha esercitato un'influenza profonda ben oltre il perimetro degli studi specialistici e le sue opere hanno favorito il dialogo tra le culture e, soprattutto, tra Occidente e Oriente. Questo libro in particolare è dedicato a Ibn Arabì (1165-1240), fra i più grandi filosofi e mistici dell'Islam, e diventa l'occasione per far conoscere al lettore aspetti essenziali e affascinanti del sufismo, la corrente esoterica dell'Islam in cui la spiritualità si accompagna alla più grande tolleranza.

Mathnawi. Il poema del misticismo universale Jalal al Din Rumi, Bompiani - Edizione italiana a cura di Gabriele Mandel
“Il poema del misticismo universale, collocabile tra il Verbo degli uccelli di Farid ad-din Attar e la Divina Commedia .” Franco Battiato
Nei paesi musulmani questo testo è detto anche “il Corano in versi”: fiabe, novelle e parabole si alternano a scritti sapienziali e saggi consigli, raggiungendo un elevato grado di insegnamento mistico. Essi, infatti, possiedono quelle caratteristiche che contraddistinguono i sufi: rispetto per tutte le religioni e ideologie, per l’essere umano e la natura, amore per lo studio e corretta educazione del sé. Proprio per questo, il Mathnawî può essere considerato un testo fondamentale per la pace nel mondo. Oggi vi sono più di mille studi su questa imponente opera, una cattedra universitaria a Teheran per sviscerarne i contenuti, centinaia di imitatori che compongono testi traendoli o riassumendoli dal Mathnawî, ma soprattutto Centri e Istituzioni per il suo studio e la sua diffusione.
Jalâl âl-Dîn Rûmî, nato in Afghanistan nel 1207 e morto in Turchia nel 1273, fondò la Confraternita di Sufi più famosa del mondo occidentale, quella di Mevlevi, detti “i dervisci roteanti”. Rûmî è stato di sovente paragonato a San Francesco, poiché uomo di statura morale considerevole nonché celeberrimo autore di composizioni in versi e in prosa.
Gabriele Mandel ha ricevuto la laurea Honoris Causa in Scienze Islamiche all’Università Statale di Konya (Turchia). Già docente al Politecnico di Torino e direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte all’Università IULM di Milano, è direttore della facoltà di Psicologia dell’Università Europea UET di Bruxelles e co-fondatore dell’Università Islamica di Ibn Roshd di Cordoba (Spagna). Bompiani ha pubblicato: Storia del sufismo (2001); Il Corano senza segreti (2002) e La via al sufismo (2004) .

Il libro delle profondità interiori 
Jalal al Din Rumi, Luni "Fihi-ma-Fihi, Il libro delle profondità interiori", unica opera in prosa del persiano Jalal-ud-Din Rumi, è composto da una serie di discorsi in forma di risposte dirette a domande che vengono presentate al Maestro. È un testo ricco di spiegazioni al di sopra delle righe, silenziose e determinanti, tanto importante che la traduzione letterale del titolo potrebbe suonare pressappoco come 'C'è ciò che c'è', come se Rumi, con la sua versione in prosa, avesse voluto permettere a tutte le persone di potersi avvicinare al suo profondo pensiero spirituale. La bellezza di questo testo è che la sua lettura può essere non consequenziale ma come una raccolta di perle, ognuna delle quali, singolarmente, può dispensare verità.

La scala di luce. Tre antichi testi di scuola malamati 
As-Sulami, Il Leone Verde Nei tre testi che vengono qui presentati in traduzione dall’arabo: “Le Vie degli Gnostici” (manâhij al ‘ârifîn), il “Trattato sugli stadi della via degli Uomini veri” (mas’ala darajât al-sâdiqîn) e l’“Esposizione degli stati spirituali dei Sufi” (bayân ahwâl al-sufiyya), il maestro sufi Abû ‘Abd al-Rahmân al-Sulamî, vissuto nell’XI secolo nella città persiana di Nîshâpûr, descrive la progressione delle tappe e degli stati spirituali della via iniziatica di quel particolare gruppo di Sufi noto come i Malâmatiyya, ovvero la “Gente del Biasimo”, di cui egli era uno dei principali rappresentanti. I tre testi appartengono a quel particolare genere di letteratura religiosa finalizzato all’istruzione dei discepoli, e sono la prova evidente di un metodo di trasmissione della conoscenza ancora attuale. Nei tre testi del libro lo Shaykh Sulamî spiega ad un murîd, colui che aspira a conoscere la Verità, come progredire attraverso le tappe di un percorso ben codificato, e indica come elementi basilari per un effettivo progresso: la presenza di un murshid, cioè di una guida spirituale, il rispetto della Legge sacra, il distacco dal mondo, l’umiliazione della propria anima, le buone maniere di comportamento da adottare con gli anziani maestri e i giovani confratelli. Solo per mezzo della guida di un maestro autentico e vivente, spiega lo Shaykh, e attraverso la disciplina spirituale, l’uomo potrà intraprendere il cammino verso la Conoscenza del Vero.

Il libro del sé divino 
Ibn Arabi, Il Leone Verde Questo breve e profondo trattato di Ibn ‘Arabî evoca il tema metafisico per eccellenza: l’unicità, l’esclusività, l’assolutezza e l’onnipervasione del Sé divino, il Huwa. L’opera si avvale soprattutto della capacità evocativa della Scienza delle Lettere e le pur brevi pagine del testo, preceduto da un’ampia introduzione, sono in realtà un rapido susseguirsi di punti fondamentali della dottrina ibnarabiana, presentati alla luce dell’amplissimo orizzonte di quella che è la Scienza alchemica, la Scienza dei Nomi e la Scienza dei numeri. Tutte le dualità concettuali ed esistenziali, prima tra tutte quella dell’“io” (il soggetto cosciente) e del “tu” (il mondo, oggetto dell’esperienza), non possono essere superate che grazie alla dottrina del Sé e la sua diretta realizzazione. È questo il vero elemento trascendente di ogni sintesi metafisica che, come ci viene mostrato dall’ampio e denso saggio introduttivo di Paolo Urizzi, è il riferimento ultimo di ogni teoria tradizionale della Conoscenza.

La scienza iniziatica 
Al-Qaysari Dawud, Il Leone Verde Il testo introduce sinteticamente i temi fondamentali dell’aspetto gnostico del Sufismo. È diviso in tre parti di tre sezioni ciascuna: la prima tratta dell’Essenza divina, degli Attributi e degli Atti, in seguito vengono esaminati i temi della Profezia e della Santità; infine quello della funzione califfale dell’Uomo universale, con una sezione conclusiva sul “Sigillo dei santi”, ossia Gesù quando ridiscenderà alla Fine dei tempi. Lo sviluppo dei temi trattati si pone nella linea dottrinale caratteristica della scuola di Ibn ‘Arabî, il teorico della wahdat al-wujûd, l’«unicità dell’esistenza» e, benché meno sviluppato ed articolato dell’introduzione al suo commento sui Fusûs, l’opera più importante di Qaysarî, il presente testo rimane sicuramente un ottimo compendio introduttivo alle dottrine metafisiche ed iniziatiche di questa scuola.

Introduzione al sufismo 
Sulami Abd Al Rahman, Il Leone Verde Il Sufismo si presenta fin dall’inizio come la “scienza dei cuori”, la via che permette all’uomo di purificare il proprio intimo attraverso la “Grande Guerra Santa” (al-jihâd al-akbar) contro le passioni dell’anima, sì da pervenire infine a contemplare la Presenza divina che dimora nel cuore del credente. La Muqaddima di Sulamî, come molti tra i più antichi trattati di Sufismo, si preoccupa soprattutto di delineare le basi di questa Via servendosi dei detti dei suoi predecessori: classifica i principi della purificazione interiore, le attitudini necessarie a chi desidera cimentarsi in questo cammino iniziatico e le regole da osservare dopo essersi ricollegati ad un Maestro spirituale, descrivendo infine alcuni degli stati spirituali a cui va incontro il murîd (discepolo) lungo il percorso che lo condurrà all’unione con l’Amato.

La domanda essenziale. Dialogo sulla verità suprema Qashani, Il Leone Verde

Il mistero dei custodi del mondo Ibn Arabi, Il Leone Verde

Le meraviglie del cuore Al Ghazâlî, Il Leone Verde

La vigilanza e l'esame di coscienza Al Ghazâlî, Il Leone Verde

 


Mistica:

La via di un pellegrino. Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale 
Anonimo russo, Adelphi L’Anonimo russo che racconta le sue vicende in questo libro è uno strannik – un contadino che, fisicamente inadatto alla vita dei campi e spinto da un forte impulso religioso, abbandona il suo paese e si dà a una perpetua vita errante. Centro di essa sarà la sua scoperta della preghiera esicastica. Solitario per le strade della Russia, accompagnato soltanto da un libro che determinerà tutta la sua esistenza, con un tozzo di pane secco e il suo prezioso salvacondotto, l’Anonimo russo ritrova, brancolando, testardo nel suo desiderio, una via mistica che ha una tradizione immensa e antica, vero segreto della Chiesa d’Oriente. Si tratta appunto della preghiera esicastica, cioè di una certa pratica della ’preghiera interiore ininterrotta’ illustrata nel libro che il pellegrino porta con sé, la Filocalia, vasta raccolta di testi mistici che va dai primi Padri del Deserto ad alcuni grandi teologi bizantini. Tale preghiera, fondata su una sottile teoria della respirazione e della «custodia del cuore», è l’unica pratica occidentale che si possa confrontare con lo yoga indù – un Oriente occultato, che il mondo slavo ha per secoli nutrito in sé. Senza ausili di cultura e senza il controllo costante di un maestro, l’Anonimo sperimenta su se stesso, passando per tutti gli stadi, dalla desolazione al rapimento, il potere sconvolgente della semplicissima «preghiera di Gesù». Tutta la sua vita ne è progressivamente trasformata e la testimonianza che egli ne ha lasciato nella Via di un pellegrino ci appare come uno dei più ricchi «viaggi mistici» che conosciamo. Alla straordinaria immediatezza e precisione nel descrivere le proprie esperienze nel regno della preghiera esicastica, l’Anonimo unisce poi una naturale freschezza di narratore: come un inconsapevole Gogol’, egli ci rivela i tratti della perduta vita popolare e provinciale russa attorno alla metà dell’Ottocento, di cui egli stesso è uno dei personaggi, un innocente che sa aprire a una a una le porte di un sapere prodigiosamente intatto.

Sentinelle dei deserti. Uomini e donne eremiti nei primi secoli del cristianesimo 
Martini Luca, Il Leone Verde
I deserti del Tardoantico, il periodo nel quale si chiuse la millenaria storia dell’Impero Romano d’Occidente mentre ad Oriente Bisanzio ne continuò la tradizione, non erano disabitati. Li percorrevano figure silenziose che, al ritmo dettato dalla preghiera e dal lavoro, seguitavano lungo una strada che li avrebbe condotti, un giorno, tra le mura della Città di Dio. Erano gli Apa e le Amma, le “sentinelle” del deserto, i grandi Padri e Madri che avevano deciso di dedicare la loro vita alle penitenze e alle mortificazioni, nella solitudine. La loro scelta rappresentava una maniera radicale di interpretare il messaggio della nuova religione, quel Cristianesimo che nel IV secolo d.C. aveva iniziato la sua definitiva affermazione nei confronti del paganesimo. Questi asceti possono essere indicati con diversi appellativi: anacoreti, eremiti, monaci, solitari, uomini e donne santi... Erano sentinelle in senso “fisico”, in quanto presidiavano con la loro carismatica presenza località aride e desolate, altrimenti note solo per il clima terribile e le periodiche scorrerie dei briganti; ma erano sentinelle anche in senso “spirituale”, poiché rappresentavano le avanguardie del Cristianesimo in espansione, che riceveva nuova linfa proprio dalla loro azione.

L'incendio d'amore 
Rolle Richard, Il Leone Verde
  Tra i testi più letti del misticismo medievale inglese, l’Incendio d’amore non mancherà certo di affascinare anche il lettore italiano. Dalla celebre pagina iniziale, dove subito l’autore racconta la sua esperienza di calore spirituale, alle numerose poesie mistiche, ai consigli concreti per percorrere la via dello spirito, innumerevoli sono i percorsi di questo prezioso testo, che (come una voluta gotica) sempre ritorna su se stesso e sull’argomento principale: la charis come fuoco d’amore divino. Opera scorrevole come poche altre di questa letteratura, l’Incendio d’amore potrà essere per tanti la porta d’ingresso ai primi gradini della vita religiosa.

Arjuna e l'uomo della montagna (dal Mahabharata) 
Il Leone Verde
Il testo è un episodio autonomo tratto dal Mahabharata. Arjuna, l'eroe già noto agli appassionati che hanno letto la Bahagavad Gita, incontra un misterioso personaggio con cui ingaggia un mortale combattimento. L'uomo si rivela poi essere un'incarnazione di Siva.Qui viene offerta al lettore italiano l'elegante traduzione dal sanscrito di una trentina di capitoli del "Mahabharata", la massima epopea indiana. All'interno di questo segmento si possono distinguere tre temi diversi: la storia di Krsna e della sua città, Dvarakaî; una discussione fra i protagonisti del poema sulla necessità o meno di muovere guerra ai propri avversari; l'episodio dell'incontro fra Arjuna e S'iva che dà il titolo al libro. La prima e la terza parte sono digressioni rispetto al racconto-cornice che riemerge nella parte centrale, la più interessante: giocando a dadi con i cugini, Yudhis.t.hira perde il regno e deve andare in esilio con i fratelli e la moglie Draupadi. Quest'ultima gli rimprovera la remissività con cui accoglie la sventura: la partita di dadi era truccata, quindi è lecito ribellarsi e muovere guerra ai cugini. Yudhis.t.hira tesse un elogio della pazienza e la contrappone all'ira: "Sia il forte sia il debole sempre e comunque devono esercitare il perdono e la pazienza, pur in circostanze difficili, se possiedono discernimento". Ma la moglie non si rassegna. La discussione, a cui partecipa anche un fratello, si snoda attraverso argomentazioni di notevole interesse, fino alla mesta conclusione: l'inferiorità militare non consente ribellioni. Sarà poi un altro fratello, Arjuna, a ottenere dal possente dio S'iva un'arma segreta che possa rovesciare le sorti dei protagonisti.

 


Romazi, Cinema, Letteratura:

La città della tremenda notte
Kipling Rudyard, Adelphi I coloni inglesi in India sono esseri sperduti, abbandonati dal destino a diventare preda di ossessioni e follie, abbattuti dal caldo e dai tradimenti, insoddisfatti, piegati dalla temperatura e dalla droga. L'individuo in India sembra destinato a sciogliersi al sole e la mente diventa un fardello di pensieri sempre più solitari e disperati. L'Occidentale, che è giunto fin lì "con la frode" è destinato a soccombere, schiacciato dalla visione della propria "tremenda notte". Gli "indigeni" - come Kipling li raggruppa, indifferentemente dalla loro etnia - racchiudono invece un mistero che ne fa una barriera vivente, una soglia invalicabile oltre cui non è saggio cercare di indagare. Sono quella vita che gremisce compatta i tetti e le vie della notte, dormendo e rigirandosi all'unisono sotto il cielo immobile della "tremenda notte", come un'onda di corpi e un solo respiro, nella visione corale che apre la raccolta. Non poteva esserci inizio più metafisico della fisicità di quella "tremenda notte".

Giochi sacri 
Chandra Vikram A., Mondadori  Sartaj Singh, unico ispettore Sikh della polizia di Mumbai, è un uomo sulle cui spalle pesano un matrimonio fallito, una carriera perennemente all’ombra di un padre ingombrante e irraggiungibile e una solitudine che ogni giorno si fa più opprimente. Vive e lavora in una città che lo aggredisce con la sua sensuale bellezza e con una violenza e una corruzione alle quali Sartaj non si è mai assuefatto e non ha mai saputo segnare significative vittorie. Un mattino, però, tutto cambia:  Gaitonde, il temutissimo, imprendibile boss della mafia è asserragliato in un rifugio antiatomico e rifiuta di arrendersi.  Da questo punto in poi il romanzo segue binari paralleli: da un lato la ricostruzione dell’ascesa criminale del boss, raccontata in prima persona, dall’altra l’inchiesta della polizia e il resoconto della normale giornata di lavoro tra ricatti, violenze e piccoli abusi. Una detective storyispirata al crimine locale in cui la criminalità organizzata rimanda alla politica, la politica alla religione e tutte e tre ai movimenti loschi alle frontiere. Un romanzo che racconta l’India di oggi meglio di qualsiasi reportage: un’India presa nel grande gioco del crimine organizzato, delle politiche locali e dello spionaggio, ma catturata anche nelle maglie della llela "il gioco degli dei che trascende la divisione tra bene e male".
Terra rossa e pioggia scrosciante 
Chandra Vikram A., Instar Libri Parasher, spirito intrappolato nel corpo ferito a morte di una scimmia, riemerge dalle fantasmagoriche regioni dell'incoscienza per raccontare, seduto a una macchina da scrivere, la sua storia. Questo è il contratto stipulato con Yama, Signore della Morte, venuto a fargli nuovamente visita. La sua unica via di salvezza è tenere avvinti gli ascoltatori per almeno due ore al giorno. Hanuman, migliore tra le scimmie e patrono dei poeti, gli offre la protezione e suggerisce un piccolo stratagemma: il patto non precisa chi debba essere il narratore, così nel ruolo di Shahrazad gli si potrà alternare Abhay, il ragazzo che lo ha ferito.

Water  (DVD)Eagle Pictures, 2007
Regia di Deepa Mehta
Principali interpreti: Lisa Ray; Seema Biswas; Kulbushan Kharbanda
Nel 1938, quando l'India era ancora una colonia e il Mahatma Gandhi stava iniziando la sua ascesa, la piccola Chuya, rimasta vedova a soli otto anni, viene mandata a vivere in una casa che ospita le vedove Indú, costrette a vivere in eterna penitenza. L'energia della piccola Chuyia avrà un grande effetto sulle donne che abitano nella casa, soprattutto sull'affascinante vedova Kalyani che si innamora di Narayan, un giovane idealista sostenitore di Gandhi.