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Ashtavakra Samhita

La figura di Ashtavakra nel Mahabharatha.

Il nome del ragazzo afflitto dalla ottuplice distorsione delle membra, Ashtavakra, è noto per il dialogo che prende il suo nome, l'Ashtavakra Samhita, o Ashtavakra Gita. E' ricordato però anche in un passo del Mahabharatha, che qui traduciamo, nella veste di figlio devoto e dottissimo bramino, episodio che, si dice, fu all'origine del dialogo di istruzione a lui intitolato. Durante gli eventi narrati in questo brano dell'epopea, avvenne infatti l'incontro con Janaka, il re che divenne suo discepolo, folgorato dalla sapienza del ragazzo.

Questo racconto ci introduce brevemente nella complessa narrazione del Mahabharatha, con uno scorcio particolare sulla vita e i valori dei bramini dei tempi mitici, delle dispute filosofiche giocate al prezzo della vita e del profondo legame con la tradizione dei Veda e dei padri.

Oltre all'interesse storico e mitico del brano, oltre alla raffinatezza letteraria che ci costringe a ricorrere ad abbondanti note per comprendere le argomentazioni, abbiamo qui la prova che l'insegnamento di Ashtavakra non è il prodotto di un riformatore o di un iconoclasta, ma il culmine della conoscenza prescritta dai Veda. Dunque conoscendo l'Ashtavakra della leggenda incontriamo un bramino perfetto, il più erudito e scaltro, e un giovane preoccupato di riscattare la memoria del padre, l'onore della sua famiglia e del lignaggio. Compiendo questi doveri, in perfetta osservanza, e vincendo limitazioni e avversari con l'energia della conoscenza, Ashtavakra guadagna la guarigione e la possibilità di tramandare, in seguito, l'insegnamento che recherà per sempre il suo nome.

Mahabharata, Libro Terzo: Vana Parva: Tirtha-yatra Parva: Sezione CXXXII

Lomasa disse "Guarda, signore degli uomini, il nobile eremo di Swetaketu, figlio di Uddalaka, la cui fama di esperto dei sacri mantra è ampiamente diffusa sulla terra. Questo eremo è graziosamente circondato di alberi di cocco. Qui Swetaketu conobbe la dea Saraswati in sembianze umane e con lei parlò e le chiese: "Che io possa ricevere il dono dell'eloquenza!". Durante quel tempo, Swetaketu, il figlio di Uddalaka, ed Ashtavakra, figlio di Kahoda, che erano tra loro zio e nipote, erano i migliori tra gli uomini dediti alle sacre tradizioni. Questi due bramini, di straordinaria energia, che erano tra loro zio e nipote, raggiunsero un giorno il terreno scarificale di Re Janaka e lì sconfissero Vandin in una disputa. Onora, figlio di Kunti, insieme ai tuoi fratelli, il sacro eremo di colui che ebbe Ashtavakra come nipote, che ancora bambino fece gettare Vandin nel mare, poiché lo aveva battuto in una disputa letteraria.

Yudishtira disse: "Dimmi Lomasa ogni cosa che sai del potere di quest'uomo, che sconfisse Vandin. Perché era nato Ashtavakra (menomato in otto parti del corpo)?

Lomasa disse: "Il saggio Uddalaka aveva un discepolo di nome Kahoda, che aveva vinto le passioni ed era interamente dedito al servizio del suo maestro, oltre ad aver coltivato a lungo i suoi studi. Il Brahmino lo aveva servito per molto tempo e il maestro, riconoscente, gli diede in sposa la propria figlia Sujata e gli conferì la qualifica di maestro degli Sastra. Ed ella mise al mondo un figlio, luminoso come il fuoco. Il feto ancora nel grembo materno si rivolse al padre che era intento nella lettura: "Padre, hai letto per tutta la notte, ma mi sembra che hai commesso degli errori. Sebbene io sia ancora allo stato fetale, grazie a te sono diventato istruito negli Sastra e in tutti i Veda. Ebbene Padre, ciò che ho sentito provenire dalle tue labbra non è corretto." Così insultato alla presenza di un suo discepolo, Kahoda maledì suo figlio nel grembo dicendo: "Poiché hai detto queste cose mentre ancora eri nel grembo materno, che tu sia menomato in otto membra del corpo." E perciò il bambino nacque menomato, ma fu ugualmente un grande saggio benché lo chiamassero Ashtavakra. Ebbene, aveva uno zio di nome Swetaketu che aveva la sua stessa età.

La madre Sujata era preoccupata dall'avanzare della gravidanza e desiderava un maggior benessere economico ed in privato disse al marito, che non possedeva beni: "O grande saggio, come potrò far fronte al termine della gravidanza? Tu non possiedi sostanze, eppure io dovrò risolvere delle necessità, dopo che avrò partorito." Così sollecitato dalla moglie, Kahoda andò a cercare fortuna presso il Re Janaka. Lì invece fu sconfitto da Vandin in una disputa letteraria e quindi condotto ad annegare. Quando Uddalaka seppe che suo genero era stato sconfitto da Vandin, disse alla figlia Sujata: "Dovrai tenerlo segreto, non dirlo ad Ashtavakra". ashtavakraE così lei fece, ed Ashtavakra, una volta nato, non seppe nulla dell'accaduto. Reputava Uddalaka suo padre e Swetaketu suo fratello. Quando Ashtavakra aveva dodici anni, Swetaketu lo vide sedersi sulle ginocchia del padre. Minaccioso lo tirò per le mani e quando Ashtavakra iniziò a gridare gli disse: "Queste non sono le ginocchia di tuo padre!". Questa crudele comunicazione arrivò dritta agli orecchi di Ashtavakra e lo ferì duramente. Corse a casa e interrogò la madre: "Dov'è mio padre?". Quindi Sujata, saputo il motivo della richiesta, sebbene afflitta dalla domanda, gli rivelò quanto era accaduto. Ascoltato tutto, il giovane bramino invitò lo zio Swetaketu: "Andiamo al sacrificio organizzato da Re Janaka, là ci saranno cose meravigliose da vedere. Potremo assistere alle dispute tra i bramini e mangiare cibi squisiti. Anche la nostra istruzione ne sarà avvantaggiata. La recitazione dei sacri Veda è dolce da udire e generosa di benedizioni." Perciò zio e nipote andarono ad assistere allo splendido sacrificio imbandito da Re Janaka. Condotti oltre l'ingresso, Ashtavakra andò incontro al Re e così gli si rivolse:

Mahabharata, Libro Terzo: Vana Parva: Tirtha-yatra Parva: Sezione CXXXIII

Disse Ashtavakra: "Se lungo la strada non si incontra alcun bramino, quella strada appartiene ai ciechi, ai sordi, alle donne, ai portatori e al re, nell'ordine. Ma quando si incontra un bramino per strada, quella strada appartiene a lui soltanto". Dunque il re rispose: "Vi offro il privilegio di entrare. Entra dunque, come preferisci. Nessun fuoco è così piccolo da poter essere disprezzato. Anche Indra stesso si prostrò ai Bramini." Al che disse Ashtavakra: "Siamo venuti, o signore degli uomini, per assistere alla cerimonia sacrificale e la nostra curiosità, signore, è tanta. Siamo qui come ospiti. Desideriamo ricevere il tuo permesso con un ordine (di entrare). Siamo giunti qui, o figlio di Indradyumna, desiderosi di vedere il sacrificio, incontrare il Re Janaka e parlare con lui. Ma le tue guardie ce l'hanno impedito e perciò la nostra ira bruciava come febbre." La guardia disse: "Abbiamo eseguito gli ordini di Vandin. Ascoltate bene quello che vi dico. Ai ragazzi non è permesso entrare qui, è consentito solo ai bramini anziani ed eruditi". E Ashtavakra: "Se queste sono le condizioni, o guardia, se quindi la porta è aperta solo agli anziani, allora noi abbiamo diritto di entrare. Siamo anziani e abbiamo pronunciato i sacri voti, possediamo l'energia che proviene dalla tradizione dei Veda. Abbiamo servito i nostri superiori, abbiamo sconfitto le passioni e abbiano acquisito competenza nell'istruzione sacra. E' detto che neppure i ragazzi si debbano offendere - poiché un fuoco, per quanto piccolo, brucia le dita." La guardia rispose: "O giovane bramino, io ti considero un ragazzo, e dunque recita, se li sai, i versi in cui è dimostrata l'esistenza dell'Essere Supremo, adorato dai saggi, che sebbene composto di una sola lettera è altresì multiforme. Non fare vanterie inutili. I veri eruditi sono molto rari."

Ashtavakra disse: "La grandezza non si può misurare dal solo sviluppo corporeo, così come i nodi dell'albero Samali non ne indicano l'età. Quell'albero si definisce completamente cresciuto quando, sebbene esile e basso, porta dei frutti. Ma se non fa frutti, non è cresciuto." La guardia disse: "I ragazzi ricevono istruzione dagli anziani e a loro volta diventano anziani. La conoscenza non si ottiene certo in poco tempo. Perché dunque tu che sei un ragazzo parli come un anziano?" Ashtavakra rispose: "Non si è anziani perché la testa è grigia. Gli dei considerano anziano chi, anche in età infantile, già possiede la conoscenza. I saggi non hanno indicato tra i meriti di un uomo gli anni, i capelli grigi, la ricchezza o le amicizie. Per noi è grande chi conosce i Veda. Io sono venuto qui, o guardiano, desiderando vedere Vandin. Vai e informa Re Janaka, che indossa una ghirlanda di loti, che io sono qui. Mi vedrai oggi stesso intraprendere una disputa con gli eruditi, e sconfiggere Vandin nel dibattito. E quando gli altri saranno stati zittiti, i bramini più autorevoli e lo stesso re con i suoi sacerdoti, saranno testimoni della superiorità o dell'inferiorità della mia conoscenza." La guardia disse: " Come puoi tu, che avrai appena dieci anni, sperare di entrare nell'area del sacrificio, in cui sono ammessi solo uomini istruiti ed educati? Proverò, comunque, a cercare un modo per farti entrare. Cercane anche tu."

Ashtavakra quindi rivolgendosi al re disse: "O Re, illustre tra la tua stirpe, tu sei il sovrano supremo e tutti i poteri ashtavakrasono dati a te. Al tempo degli antichi, il re Yayati celebrava i sacrifici. Nella nostra era, sei tu perciò l'officiante. Abbiamo udito che l'erudito Vandin, dopo aver battuto nella disputa letteraria molti uomini esperti nella discussione, li faceva annegare per mano dei tuoi servi devoti. Saputo questo, sono giunto davanti a questi bramini per esporre la dottrina dell'unità dell'Essere Supremo. Dove si trova Vandin? Dimmelo che lo andrò a cercare e lo distruggerò, come il sole distrugge le stelle." Il re rispose: "Tu speri, bramino, di battere Vandin, senza conoscere il potere della sua eloquenza. Coloro che sono famigliari a tale potere, potrebbero parlare con il tuo coraggio? Egli è stato celebrato da tutti i bramini esperti dei Veda. Tu speri di batterlo solo perché non conosci il suo potere. Molti bramini sono impalliditi al suo confronto, proprio come le stelle di fronte al sole. Desiderosi di batterlo, molti che andavano fieri della propria conoscenza persero la fama confrontandosi con lui, e si ritirarono dalla sua presenza senza più nemmeno osare dire una parola agli altri presenti."

Ashtavakra disse: "Vandin non ha mai affrontato una disputa con un uomo come me, e solo per questo vede se stesso come un leone e va ruggendo come se lo fosse. Ma oggi, dopo che mi avrà incontrato, sarà steso a terra, come un carro che abbia perduto le ruote lungo la strada."

Il re disse allora: "Solo lui conosce il significato di quella cosa che ha trenta suddivisioni, dodici parti, ventiquattro giunture e trecentosessanta raggi". Ashtavakra disse: "Che quella ruota in eterno movimento, dotata di ventiquattro giunture, sei centri, dodici periferie e sei raggi ti protegga!" [1]. Il re allora: "Chi tra gli dei sono quei due che stanno insieme come due giumente (legate al carro), veloci come falchi, e a chi danno vita?" Ashtavakra rispose: "Che Dio, o re, scongiuri la tua casa dalla presenza di quei due, e persino la casa dei tuoi nemici [2]. Colui che sembra avere per auriga il vento, da loro è creato" [3]. Quindi chiese il re: "Che cosa non chiude gli occhi nemmeno nel sonno; che cosa non si muove, anche se è nato; che non ha cuore; e che cosa cresce in velocità?" Ashtavakra rispose: "E' un pesce quello che non chiude gli occhi neppure nel sonno [4]; un uovo non si muove sebbene sia nato [5]; la pietra non ha cuore [6]; il fiume aumenta la propria velocità" [7]. E il re disse: "Sembra che tu, o possessore di divine energie, non sia un essere umano. Non ti considero un ragazzo, ma un uomo maturo; nessuno si può paragonare a te nell'arte della parola. Perciò ti do il mio permesso. Che entri Vandin."

Mahabharata, Libro Terzo: Vana Parva: Tirtha-yatra Parva: Sezione CXXXIV

Ashtavakra disse: "O re, signore di legioni spietate, in questa assemblea di monarchi dall'invincibile potere qui riuniti, non ho ancora trovato Vandin, il principe dei dibattimenti. Ma lo sto invero cercando, come si cerca un cigno in una grande distesa d'acqua. O Vandin, tu ti descrivi come il più grande oratore. Ma quando ti misurerai con me, il tuo fiume di parole non scorrerà come ti attendi. Io sono una fiamma nel pieno fulgore. Taci di fronte a me, Vandin! Non svegliare la tigre che dorme. Sappi che non uscirai indenne dall'aver calpestato la testa di un serpente velenoso che già si sta leccando gli angoli della bocca, poiché l'hai urtato con i tuoi piedi. Quell'uomo sciocco che, pieno di vanità, cerchi di colpire una montagna ne ricaverà solo la mano e le unghie spezzate, e nulla accadrà alla montagna. Se le montagne sono inferiori al Mainaka, i vitelli al toro, i re della terra sono inferiori al signore di Mithila. E se Indra è il più grande nei cieli, e il Gange tra i fiumi, tu solo, o Re, sei il più grande dei monarchi. O Re, fai che Vandin sia condotto alla mia presenza."

Dicendo questo, o Yudhishthira, veduto Vandin, Ashtavakra tuonò in mezzo all'assemblea, rivolgendosi a lui con queste parole: "Tu risponderai alle mie domande e io risponderò alle tue." Quindi Vandin disse: "Un solo fuoco si alza in molte fiamme, un solo sole risplende su tutta la terra; un solo eroe, Indra, il signore degli dei, distrugge i nemici; e il solo signore dei Pitri è Yama" [8]. Ashtavakra proseguì: "Due amici, Indra e Agni sempre si spostano insieme; due sono i saggi celesti, Narada e Parvata; gli Aswinikumara sono gemelli; due ruote servono a spostare un carro; marito e moglie vivono insieme come una coppia; così vuole il cielo" [9]. Vandin disse: "Tre generi di conseguenze sono prodotte dall'azione; i tre Veda insieme formano il sacrificio, Vajapeya; in tre orari differenti i Adhwaryu intraprendono i riti sacrificali; tre è il numero delle parole e tre sono le luci divine" [10]. Ed Ashtavakra: "Quattro sono gli ashrama dei bramini; il quarto livello sociale officia i sacrifici; quattro sono i punti cardinali; quattro le lettere; e quattro, come tutti sanno, sono le zampe di una vacca" [11]. Vandin disse: "Cinque è il numero dei fuochi; cinque sono i piedi del metro Punki; cinque i sacrifici; cinque trecce, dicono i Veda, sono sui capelli delle Aspara; e nel mondo vi sono cinque fiumi sacri2 [12]. Ashtavakra disse: "Sei vacche, secondo alcuni, vengono donate in occasione della fondazione di un fuoco sacro; sei le stagioni che appartengono alla ruota del tempo; sei è il numero dei sensi; sei stelle formano la costellazione Kirtika ; sei, dicono i Veda, è il numero del sacrificio Sadyaska" [13]. Vandin rispose: "Sette sono gli animali domestici; sette gli animali selvatici; sette metriche sono utilizzate nel sacrificio; sette sono i Rishi; sette i modi di rendere omaggio; sette, come è note, sono le corde del Vina" [14]. Ashtavakra aggiunse: "Otto borse contengono cento tasche; otto sono le gambe di Sarabha, che domina sui leoni; otto i Vasu, dicono, tra gli esseri celesti; otto sono gli angoli dello yupa in tutti i sacrifici" [15]. Vandin disse: "Nove è il numero dei mantra che acquietano il fuoco nel sacrificio ai Pitri; nove sono le funzioni impiegate nel processo di creazione; nove lettere costituiscono il piede del metro Vrihati; e nove è sempre il numero delle figure del calcolo" [16]. Ashtavakra disse: "Dieci è il numero dei punti cardinali, secondo la cognizione che ne hanno gli uomini di questo mondo; dieci volte cento fa mille; dieci è il numero dei mesi entro i quali una donna partorisce; dieci sono i maestri della vera conoscenza; e dieci coloro che li odiano; e dieci coloro che invece possono apprendere" [17]. Vandin disse: "Undici sono gli oggetti fruibili dagli esseri; undici è il numero degli yupa; undici sono i cambiamenti di stato che toccano agli esseri viventi; undici sono i Rudra tra gli dei del cielo." [18] Ashtavakra disse: "Dodici mesi compongono l'anno; dodici lettere formano il piede del metro Jagati; dodici sono i sacrifici minori; e dodici, secondo i dotti, è il numero degli Aditya. [19] Vandin disse: "Il tredicesimo giorno di luna è considerato il più favorevole; tredici isole si trovano sulla terra" [20]. Ed arrivato a questo punto, Vandin si fermò. Quindi Ashtavakra recitò l'ultima parte dello sloka: "Tredici sacrifici sono presieduti da Kesi; tredici sono divorati da Atichhandas, il metro più lungo dei Veda." [21]

Vedendo Ashtavakra che parlava e il figlio di Suta che taceva pensoso, con la testa abbassata, l'assemblea proruppe in un lungo boato. E quando il tumulto crebbe tra i convenuti al sacrificio di re Janaka, i bramini, ben felici, a mani giunte si rivolsero ad Ashtavakra per porgergli omaggio.

Allora Ashtavakra disse: "Prima d'ora quest'uomo era solito far annegare i bramini da lui sconfitti nelle dispute.ashtavakra Che oggi Vandin possa incontrare la stessa sorte. Prendetelo e gettatelo in acqua." Vandin disse: "O Janaka, io sono figlio di re Varuna. Insieme al tuo sacrificio ne è stato iniziato uno che proseguirà per dodici anni. Ecco perché ho inviato là i migliori bramini. Sono andati ad assistere al sacrificio offerto da Varuna. Ed ecco che ritornano. [.]"

Ashtavakra disse: "Quando ha sconfitto dei bramini, con le parole o con arti sottili, Vandin li ha annegati nel mare. Oggi ho portato soccorso alla verità vedica che questi aveva soppresso con i suoi falsi argomenti e lo posso giudicare. Come Agni, che conosce il carattere dei buoni e dei cattivi e che lascia indenni dalle bruciature di calore i corpi di coloro che ritiene onesti, così gli uomini ritengono giuste le parole dei bambini, sebbene non siano dotati di eloquenza, ma sono favorevolmente disposti verso di essi. O Janaka, hai ascoltato le mie parole e ne sei rimasto stupito, come avessi mangiato i frutti dell'albero Sleshmataki. Oppure le lusinghe ti hanno deprivato dei sensi e perciò, sebbene catturato dalla mie parole come un elefante all'uncino, non mi hai udito affatto." Janaka rispose: "Udendo le tue parole le ho ritenute eccellenti e superumane e tu stesso ti sei manifestato superumano. Siccome oggi tu hai sconfitto Vandim, lo lascio a tua disposizione." Ashtavakra disse: "O Re, se Vandin rimane in vita non mi sarà di alcun utilità. Se suo padre è davvero Varuna, lascia che sia gettato in mare."

Vandin allora intervenne: "Io sono figlio di Varuna. Perciò non ho timore di annegare. Nemmeno ora. Che Ashtavakra ritorni dal suo anziano parente, Kahoda."

Quindi tuti i bramini si alzarono di fronte al Re Janaka, dopo essere stati dovutamente omaggiati dal magnanimo Varuna.

Kahoda disse: "Per questo, Janaka, gli uomini pregano di avere figli, compiendo azioni meritevoli. Ciò in cui io ho fallito è stato raggiunto da mio figlio. Una persona debole può avere figli dotati di grande forza; gli sciocchi possono averne di intelligenti; e gli illetterati possono avere figli dotti." Vandin disse: "E' con la tua lancia affilata, o monarca, che Yama stesso mozza la testa ai nemici. Che la prosperità sia con te! Durante questo sacrificio regale sono stati recitati gli inni principali dei riti Uktha, e il nettare del Soma è stato copiosamente versato. E gli dei in persona, con cuore lieto, hanno accetto le offerte rivolte a loro."

Quando i bramini si furono alzati con la consueta solennità, Vandin, con il permesso di re Janaka, si addentrò nelle acque del mare. Allora Ashtavakra rese omaggio a suo padre, mentre i bramini rendevano omaggio a lui. E dopo aver sconfitto il figlio di Suta, Ashtavakra ritornò nel suo amato eremitaggio, insieme allo zio. Quindi alla presenza della madre, suo padre comparve a lui, dicendo: "Figlio mio, entra rapidamente in questo fiume, Samanga." Ed egli entrò obbediente nell'acqua. E non appena si fu immerso, le sue membra afflitte furono immediatamente risanate. Da quel giorno il fiume venne chiamato Samanga e fu investito del potere di purificare dai mali. Colui che si bagna in esso, sarà liberato dalle sue colpe. Perciò o Yudhishthira, scendi con tua moglie e i tuoi fratelli nel fiume e compi le tue abluzioni. O figlio di Kunti, discendente della schiatta di Ajamidha, vivendo in questo luogo con i tuoi fratelli e i bramini, compirai insieme a me altri atti meritori, impegnandoti in buone azioni.

Note:

[1] E' la ruota del Tempo, misurata secondo la rivoluzione solare, lunare ed astrale. L'importanza della risposta di Ashtavakra è: che gli atti meritori compiuti nel tempo propizio, durante le varie fasi di rivoluzione della ruota del Tempo, possano proteggerti.

[2] Tuono e fulmine o miseria e morte.

[3] La nube o la mente

[4] L'essere sempre consapevole

[5] L'uovo del mondo

[6] L'anima che ha rinunciato alla connessione col corpo

[7] Il cuore dello Yogi.

[8] Ashtavakra è andato al sacrificio di Janaka con l'obiettivo di dimostrare l'unità dell'Essere Supremo. Vandin si avvarrà di vari sistemi filosofici per controbattere il suo oppositore. La forma di questo dialogo è unica in letteratura, definendo una serie di enigmi il cui significato è completamente nascosto sotto l'eterogenea e puerile combinazione di oggetti apparenti.Vandin apre la controversia dichiarando che uno è il numero di ciascuno di questi oggetti, così solo l'intelletto è il signore, capo e guida dei sensi.

[9] Una rivelazione vedica narra di due uccelli che vivevano amichevolmente su un albero - uno mangiava i frutti e l'altro lo guardava. Da ciò si evince che due sono i principi che guidano i sensi. Che vi sia una seconda facoltà, al di là dell'intelletto, è comprovato dal fatto che durante il sonno, quando l'intelletto è inattivo, questa continua ad operare, altrimenti non potremmo ricordare di avere dormito, né connettere lo stato di veglia con il sonno che l'ha preceduto. Di conseguenza, Ashtavakra, citando il numero due, afferma che al di là dell'intelletto vi è un'altra facoltà, la coscienza - e che entrambe, congiuntamente sono i signori dei sensi che agiscono come Indra ed Agni, ecc.

[10] Con il numero tre, Vandin indica che tanti sono i tipi di azione, che producono tre generi di conseguenze e di esseri. Perciò vuole dimostrare che le azioni sono superiori a tutto, anche all'intelletto solo, o ad intelletto e coscienza insieme.

[11] Ashtavakra avanza la tesi che se anche le azioni sono superiori, quando il quarto, l'Essere Supremo, si manifesta all'anima, non vi è più alcun bisogno di azioni.

[12] Vandin vuole affermare che cinque sensi sono competenti alla conoscenza dei rispettivoi oggetti, e che oltre I cinque sensi non vi è altra facoltà di percezione o oggetto percepito. Con il mito delle Apsaras, cita l'autorità vedica a conferma della sua tesi.

[13] Accanto ai cinque sensi Ashtavakra pone il sesto, la mente, e quindi propone il numero sei.

[14] Vandin ammette l'esistenza dei sei sensi, ma dice che l'anima conosce l'esperienza della felicità e della sofferenza attraverso di essi e mediante l'intelletto.

[15] Ashtavakra propone un ottavo elemento, la coscienza dell'ego.

[16] Ciascuna dei tre attributi (esistenza, sporcizia, ignoranza) della prakriti (la causa passiva e materiale del mondo) mescolandosi con le tre qualità corrispondenti del pradhana (causa attiva o spirituale del mondo), in varie proporzioni, producono l'ordine delle cose del mondo. Dunque è dimostrata l'eternità di prakriti o della natura e fondata la dottrina della dualità.

[17] Prakriti non crea veramente. E' l'Essere Supremo che mediante lo strumento dell'illusione, a contatto con i dieci organi (i cinque organi percettori e i cinque organi motori) rende manifesto il sistema delle cose. Prakriti, perciò non ha alcuna esistenza reale.

[18] Lo yupa, il palo sacrificale, significa qui il sentimento che tiene legati al mondo. I Rudra sono gli esseri che procurano la commozione, il pianto.

[19] L'anima superiore non toccata da felicità e dolore esiste veramente - ma la sua esistenza non è possibile provarla - né l'uomo ignorante può averne la percezione. Gli uomini ottengono quella condizione attraverso i "dodici": virtù, verità, moderazione, penitenza, buona volontà, modestia, perdono, assenza di malevolenza, sacrificio, carità, concentrazione e controllo dei sensi.

[20] Secondo alcuni gli sforzi per ottenere l'emancipazione possono giungere al successo non in questo mondo, ma nel mondo di Brahma (l'aldilà dei santi). Altri che a questo fine è necessario un particolare tipo di yoga. Portando l'enumerazione al numero tredici, Vandin espone l'opinione per cui le virtù ecc non sono sufficienti a conseguire l'emancipazione, ma che occorrono il giusto tempo e luogo.

[21] Ashtavakra conclude riprendendo di nuovo il numero tredici. L'anima che è essenzialmente distaccata, diventa soggetta alla gioia e al dolore a causa dei tredici fattori: i dieci organi sensori e motori, l'intelletto, la mente e l'egoismo. M a coloro che hanno superato l'ignoranza, cioè le virtù ecc distruggono questi tredici e conferiscono la liberazione.

Immagini: http://www.koausa.org/VyethTelevision/Diksha/index.html

Mahabharata versione inglese: http://www.sacred-texts.com/hin/maha/index.htm

 

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Traduzione e illustrazioni: ©Beatrice Polidori, Visionaire.org


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