Ashtavakra Samhita
Capitolo 8
Ashtavakra disse:
La schiavitù è quando la mente brama qualcosa, si duole per qualcosa, rifiuta qualcosa, tiene a qualcosa, è compiaciuta di qualcosa o dispiaciuta di qualcosa.
Liberazione è quando la mente non brama alcuna cosa, non si duole, non rifiuta, non tiene, e non è compiaciuta o dispiaciuta di alcuna cosa.
Schiavitù è quando la mente è confusa da uno dei sensi, e liberazione è quando la mente non è confusa da nessuno dei sensi.
Quando non c'è "io" c'è liberazione, e quando c'è io c'è schiavitù. Considerando questo scrupolosamente, non tengo a nulla e nulla rifiuto.
Capitolo 9
Ashtavakra disse:
Conoscendo che il dualismo tra cose fatte e non fatte può essere abbandonato, o quando sia stata conosciuto Colui per cui tutto ciò accade, puoi subito andare oltre la rinuncia e gli obblighi per indifferenza verso simili cose.
Rara, in realtà, o mio caro, la persona che attraverso l'osservazione dei comportamenti del mondo ha raggiunto l'estinzione della sete di vita, di piacere e di conoscenza.
Tutto è impermanente e corrotto dai tre tipi di sofferenza. Riconoscendo questo come insostanziale, spregevole e degno di indifferenza, si ottiene la pace.
In quale epoca o in quale età della vita non è esistito dualismo di estremi, per la gente comune? Abbandonando la dualità, felice di accogliere tutto ciò che avviene, subito si realizza la perfezione.
Chi non raggiunge l'indifferenza e la pace, quando abbia scoperto le differenze di opinione tra i grandi saggi, i santi e gli Yogi?
E' Guru chi, dotato di distacco e di equanimità, raggiunge la piena conoscenza della natura della consapevolezza e quindi guida gli altri fuori dal samsara.
Se tu vedessi le trasformazioni degli elementi come niente altro che elementi, immediatamente saresti libero da tutti i legami e stabilito nella tua [reale] natura.
Le inclinazioni personali sono samsara. Riconosciuto questo, abbandonale. La rinuncia a quelle è la rinuncia a questo [samsara]. Allora puoi essere ciò che sei.
Capitolo 10
Ashtavakra disse:
Abbandonato il desiderio, nemico, insieme al guadagno, che è carico di perdite, e le buone azioni che sono la causa dei due [guadagno e perdita] - pratico l'indifferenza verso ogni cosa. Io vedo tali cose, quali amici, terra, denaro, moglie e patrimonio, come niente altro che un sogno o lo spettacolo di un mago.
Qualsiasi desiderio si presenti, in esso io vedo il samsara. Stabilendo me stesso in un fermo distacco, sono libero dalle passioni e sereno.
La natura essenziale della schiavitù non è altro che il desiderio, la cui eliminazione è detta Liberazione. Semplicemente con il distacco dalle cose mutevoli, la gioia senza tempo della realizzazione è raggiunta.
Tu sei l'Uno, consapevole e puro, mentre tutto questo è inerte non-essere. La stessa ignoranza è nulla, dunque che bisogno hai di desiderare la conoscenza?
Regni, figli, mogli, corpi, piaceri - li hai tutti perduti vita dopo vita, nonostante il tuo attaccamento ad essi.
[Hai avuto] abbastanza ricchezze, sensualità e buone azioni. Nella foresta del samsara la mente non ha mai trovato soddisfazione in esse.
Per quante vite hai dovuto compiere un lavoro duro e doloroso con il corpo, la mente e le parole. Ora sei giunto all'ultima tappa!
Capitolo 11
Ashtavakra disse:
Impassibile e senza pena, realizzando quindi che essere, non-essere e trasformazione attengono solo alla natura delle cose, si trova facilmente la pace.
In pace, risolti tutti i desideri, e realizzato che non vi è nulla altro che Dio, il Creatore di tutte le cose, nessun attaccamento può esserci per alcuna cosa. Riconosciuto che fortuna e sfortuna vengono a turno dal destino, si gioisce di ciò che si ha, con i sensi controllati, e non si apprezza o disprezza alcuna cosa. Realizzato che piacere e dolore, vita e morte provengono dal destino, e che i desideri non conoscono soddisfazione, si resta inattivi - e anche nell'azione non si prova attaccamento.
Realizzato che le sofferenze provengono solo dal pensare, eliminando i desideri ci si sbarazza del dolore, e si è sempre e ovunque felici.
Realizzato che "io non sono il corpo, né il corpo è mio; io sono pura consapevolezza" si raggiunge lo stato supremo e non si è coinvolti dalle cose fatte o non fatte.
Realizzato: [che tutto] "è me stesso, da Brahma fino all'ultimo filo d'erba" si diventa liberi dal dubbio, puri, in pace e privi di preoccupazioni su cosa è stato ottenuto e cosa non lo è stato.
Realizzato che questo mondo vario e meraviglioso è nulla, si diviene totale apertura, liberi da inclinazioni e come se nulla esistesse, quindi si trova la pace.
Capitolo 12
Janaka disse:
Dapprima fui avverso all'attività fisica, poi ai lunghi discorsi, infine allo stesso pensiero, perciò ora sono stabile [nel Sè].
In assenza della consolazione dei suoni e degli altri sensi, e poiché io stesso non sono un oggetto dei sensi, la mia mente è profondamente concentrata e priva di distrazioni - perciò ora sono stabile [nel Se].
Se si è appreso che le distrazioni dei sensi sono false identificazioni, si è portati a dirigere i propri sforzi a fermare la mente. Riconosciuto questo schema, sono stabile [nel Sè].
Abbandonato il senso di repulsione e di accettazione, e perciò piacere e il dispiacere, sono stabile [nel Sè].
Attraverso la vita in comunità, e poi procedendo oltre gli stati di meditazione e verso l'eliminazione degli oggetti prodotti dalla mente - servendomi di tutto ciò, ho osservato i miei errori e ora sono stabile [nel Sé].
Così come l'azione è dovuta all'ignoranza, altrettanto lo è il suo abbandono. Riconoscendo pienamente questa verità, ora sono stabile [nel Sé].
Tentare di cogliere con la mente ciò che è oltre di essa, non è attività adatta al pensiero. Abbandonato questo tipo di pratica, ora sono stabile [nel Sé]
Colui che ha conseguito tutto ciò, ha raggiunto lo scopo della vita. Questi ha compiuto quanto deve essere compiuto.
Capitolo 13
Janaka disse:
La libertà interiore di non possedere nulla è difficile da conseguire, anche se coperti solo da un perizoma, ma io vivo come preferisco [mi è naturale], libero dalla rinuncia quanto dall'acquisizione.
Talvolta si esperisce disagio a causa del corpo, talvolta della parola, o talvolta della mente. Abbandonato tutto questo nel solo obbiettivo dell'essere umano, vivo come preferisco.
Riconosciuto che in realtà nessuna azione è mai commessa, vivo come preferisco, solo facendo ciò che si presenta da fare.
I mistici che identificano se stessi col corpo insistono nell'ottemperanza e nell'evitamento di varie azioni, ma io vivo come preferisco, libero da attaccamento e da repulsione.
Nessun beneficio e nessuna perdita mi provengono dal restare fermo, dal camminare o dal distendermi, di conseguenza vivo come preferisco, sia che me ne stia fermo, o che cammini o che dorma.
Non ho nulla da perdere dormendo, e non ho nulla da guadagnare mediante la fatica, perciò vivo come preferisco, libero da successo e fallimento.
Osservato di frequente come gli oggetti piacevoli lascino tracce infelici, vivo come preferisco, libero dal piacere e dal dispiacere.
Capitolo 14
Janaka disse:
Colui che spontaneamente possiede una mente libera [vuota], il cui pensiero è puramente non-intenzionale, è libero dal ricordo deliberato [attaccamento], come uno che si fosse risvegliato da un sogno.
Poiché i miei desideri sono stati eliminati, non possiedo ricchezze, amici, privazioni, sensi, scritture o conoscenze.
Realizzata la mia suprema natura nella Persona del Testimone, Dio, lo stato privo di desideri in schiavitù e in liberazione, non provo alcuna inclinazione per la liberazione.
Gli stati di coscienza che sperimenta colui che è libero da dubbi interiori, e che esteriormente si muove come preferisce, tanto da apparire un pazzo, possono essere riconosciuti [solo] da qualcuno nelle medesime condizioni.
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Traduzione e illustrazioni: ©Beatrice Polidori, Visionaire.org
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