Ashtavakra Samhita
Capitolo 3
Ashtavakra disse:
Conoscendo te stesso come la vera realtà indistruttibile, come può un saggio come te - uno che possieda la conoscenza di Sé stesso - provare alcun piacere nel possesso di ricchezze?
In vero, quando non si conosce se stessi, si trae piacere dagli oggetti della conoscenza erronea, così come il desiderio dell'argento apparente prende uno che non conosca cosa sia la madreperla.
Tutto questo sorge come le onde nel mare.
Se si riconosce "Io sono Quello" , perché affannarsi come uno che è nel bisogno?
Dopo aver udito della pura consapevolezza e della suprema bellezza, come si può inseguire i sordidi oggetti sensuali?
Quando il saggio ha realizzato di essere l'unica realtà in ogni essere, e che ogni essere è nel suo stesso Sé, il senso dell'individualità non può esistere oltre.
Non è possibile che una persona che abbia raggiunto il supremo stato non-duale e sia illuminata dai benefici della liberazione sia ancora soggetta alla bramosia e tenuta in giogo dalla possessività.
[Così come] sarebbe assurdo che chi sia già molto debilitato, e che conosca come il desiderio sia nemico della conoscenza, ancora desideri ardentemente la concupiscenza, persino quando si approssimi la sua ultima ora.
E' assurdo che colui che è distaccato dagli oggetti di questo e dell'altro mondo, che discrimina tra il durevole e l'effimero, che desidera la liberazione, provi ancora del timore verso la liberazione.
Che venga onorato o tormentato, il saggio è sempre consapevole della suprema natura del Sé e non nutre aspettative né delusioni.
La persona dalla grande anima vede persino il proprio corpo agire come il corpo di qualcun altro, dunque come può essere disturbato dall'onore o dal disonore?
Vedendo questo mondo come illusione, e abbandonato ogni interesse verso di esso, come può colui che ha una mente forte provare ancora paura, anche di fronte alla morte?
Chi è colui che può essere chiamato una grande anima, la cui mente è libera dal desiderio, libera dall'aspettativa e dalla delusione e che ha trovato la propria realizzazione attraverso la conoscenza di sé?
Come può una persona di mente stabile, che riconosce che ogni oggetto veduto è nulla, in realtà, considerare un oggetto quale desiderabile ed un altro detestabile?
Per colui che ha eliminato l'attaccamento, che è libero dal dualismo, dal desiderio e dalla repulsione, qualunque oggetto non può portare né dolore né piacere.
Capitolo 4
Ashtavakra disse:
Certamente il saggio, che ha conosciuto sé stesso, sebbene stia al gioco della vita mondana, non riporta alcuna somiglianza con le bestie confuse dall'oppressione del mondo [gli uomini].
In vero chi è centrato nell'unione mistica non prova alcun desiderio neppure per quello stato a cui tutti gli Dei, da Indra a tutti gli altri, aspirano sconsolati.
Colui che conosce Quello non è toccato dalle buone come dalle cattive azioni, come il cielo non è toccato dal fumo, indipendentemente da come appare.
Chi può impedire alla persona dall'anima nobile, che abbia conosciuto il mondo intero come sé stesso, di vivere come più gli piace?
Di tutte le quattro categorie di esseri, da Brahma al filo d'erba, solo colui che ha realizzato la Conoscenza è capace di eliminare desiderio e avversione.
Raro è colui che conosce sé stesso come l'indiviso Signore dei mondi; in nessun timore incorre colui che vive la verità.
Capitolo5
Ashtavakra disse:
Nulla ti lega né ti tocca, dunque. Nella tua purezza, a cosa devi rinunciare? Abbandona la complessità, ed entra nella pace.
Tutto questo sorge da te, come le schiuma dal mare. Riconosci un solo Atman, ed entra nella pace.
Sebbene tutto questo sia visibile ai tuoi occhi è solo un'apparenza, come un serpente visto al posto di una corda, ed essendo irreale, non modifica te, che sei senza macchia. Dunque entra nella pace.
Equanime verso il dolore e il piacere, equanime verso la speranza e la delusione, equanime verso la vita e la morte, entra dunque nella pace.
Capitolo 6
Ashtavakra disse:
Io sono come lo spazio infinito, e il mondo naturale è come un vaso. Conoscere questo è conoscenza, dopo di che non vi è rinuncia, accettazione o conclusione.
Io sono come l'oceano, e la molteplicità degli oggetti è paragonabile alle onde. Conoscere questo è conoscenza, dopo di che non vi è rinuncia, accettazione o conclusione.
Io sono come la madreperla, e il mondo immaginato è come l'argento. Conoscere questo è conoscenza, dopo di che non vi è rinuncia, accettazione o conclusione.
Oppure, io sono tutti gli esseri, e tutti gli esseri sono in me. Conoscere questo è conoscenza, dopo di che non vi è rinuncia, accettazione o conclusione.
Capitolo 7
Janaka disse:
E' nell'infinito oceano di me stesso che l'arca del mondo naviga sospinta dal suo stesso vento. Io non ne sono turbato. Lascio che le onde seguano la propria natura, sorgendo e svanendo nell'infinito oceano di me stesso. Non c'è crescita o diminuzione in me per questo.
E' nell'infinito oceano di me stesso che l'immaginazione chiamata mondo ha luogo. Io sono supremamente immoto e senza forma, e tale resto.
La mia vera natura non è data da oggetti, né alcun oggetto esiste in essa, poiché è infinita e purissima. Poiché è senza attaccamenti, senza desideri e in pace, e tale resta.
In vero non sono altro che pura consapevolezza, e il mondo è come lo spettacolo di un mago, dunque come potrei pensare che vi sia qui qualcosa da accettare o da rifiutare?
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Traduzione e illustrazioni: ©Beatrice Polidori, Visionaire.org
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